Quel sangue etrusco nella scultura di Elisa Morucci

Paola Maruzzi

L’arte non ha bandiere ma legami territoriali sì. Ne è un esempio Elisa Morucci, scultrice emergente che ha chiuso ieri la sua personale, “Opere Spiritus”, nella Città dei Papi. La mostra, in collaborazione con progettArte3D e ArcheoTuscia, è stata ospitata a Viterbo presso l’ex Chiesa di Santa Maria della Salute. Al centro dell’esposizione l’opera autobiografica intitolata “It’s long way to the top”, titolo che ricorda il pezzo degli AC/DC che l’ha accompagnata durante la lavorazione della resina patinata a bronzo: un corpo femminile contorto in modo esasperato che nonostante tutto riesce a sollevare le braccia al cielo come a dire che l’arte ti piega e ti innalza al tempo stesso.

Fiorentina di nascita, Elisa Morucci svolge la sua attività tra Firenze, Pietrasanta, Carrara e Greve in Chianti. “Il mio legame con la Tuscia è di sangue – ci racconta –. Mio padre e mio nonno sono nati a San Martino al Cimino, mia nonna paterna era di Roma. Mia mamma è nata a Castelfiorentino, i miei bisnonni erano di Gambassi e Montaione..

Oggi con Tuscia s’intendono più che altro i territori dell’Alto Lazio ma se facciamo un passo indietro scopriamo che il termine, che era sinonimo di Etruria, comprendeva una zona molto ampia, che si estendeva fino alla Liguria. Il termine Toscana deriva proprio da Tuscia. Insomma, la Tuscia è la mia terra, la meravigliosa terra degli Etruschi”.

La stessa passione per queste terre la scultrice la ritrova nello studioso Mario Sanna, amico di famiglia ed ex Facchino di Santa Rosa: “Ha fatto da tramite per la location all’ex Chiesa della Salute di Viterbo, vero gioiello architettonico, sede ideale per i miei lavori, tutti legati a un percorso iniziatico spirituale”.

A testimonianza del forte legame con la viterbesità, la Morucci ha dedicato a Santa Rosa una scultura, esposta al Museo del Sodalizio dei Facchini: “Di lei mi ha toccata la testimonianza, la sua intera esistenza, in tutto e per tutto conforme all’insegnamento cristico. Rosa è un esempio eterno, l’esempio di come non serva nulla che non sia già in noi stessi, per realizzare la ‘Grande Opera’.

L’idea è nata in modo molto naturale, come naturale è stato il pensiero di dedicare il mio lavoro ai Facchini di Santa Rosa, che nel mio immaginario, lo stesso di quando ero piccola, sono cavalieri valorosi, portatori di un principio sacro.

Quando mi è stato proposto di esporre a Viterbo, il primo pensiero è stato per Santa Rosa.

L’ho immaginata ancora bambina, lontana dalla santità ma già intimamente connessa alla legge che tutto permea; già naturalmente intrisa, nell’anima e nel corpo, dei sentimenti di amore e sacrificio che caratterizzano gli spiriti elevati, nelle culture di ogni tempo. Con questa grande rosa mistica sul petto, mentre con un movimento misterioso delle mani, la faceva ruotare. Lei protegge la rosa, i Facchini con il Sodalizio proteggono lei. Io la vedo così”.

Conclusa la tappa viterbese, “Opere Spiritus” si sposta in Val d’Orcia, a San Quirico, “un altro luogo magico. Stiamo organizzando lo spostamento in questi giorni. It’s long way to the top’ invece, sarà ospitata nella splendida vasca termale di Bagno Vignoni, per poi essere collocata a Palazzo Chigi, insieme alle altre opere. L’inaugurazione è prevista per sabato 13 ottobre alle ore 17,30. Siete tutti invitati”.

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