Quei borghi abbandonati, una garanzia per il futuro e per la memoria

Il borgo fantasma italiano più famoso, passato agli onori della cronaca tanto da ambire al vessillo Unesco è Civita di Bagnoregio, “il paese che muore” è annoverato oggi tra i più belli del nostro Paese, conosciuto a livello internazionale, ma altri rimangono solo nella memoria di chi vi ha abitato e poi è andato via. Rimanendo sempre lungo la via Teverina, ne sa qualcosa Gianluca Chiovelli che per salvare Sant’Angelo, frazione del comune di Viterbo, dallo spopolamento ha creato il paese delle fiabe, SantAngelo, oggi il borgo salvato dai murales. Contava solo cento abitanti, tutti anziani, rischiava di diventare un paese fantasma. I giovani lasciavano il posto in cui avevano vissuto in cerca di lavoro altrove, facendolo diventare un piccolo borgo isolato anche dai collegamenti stradali, che lentamente stava morendo. Oggi per Sant’Angelo la fiaba è diventata realtà e ha salvato il borgo, animandolo di visitatori e di strutture di accoglienza. Che dire del Borgo Fantasma di Celleno che per primo e in tempi non sospetti un grande della pittura del novecento come Enrico Castellani seppe intercettarlo, tanto da sceglierlo per viverci rimanendo nell’ala del Castello Orsini fino all’ultimo dei suoi giorni. Qui qualcosa sembrerebbe muoversi, il Comune di Celleno, insieme alla startup Hubstract – Made For Art e all’Università della Tuscia, sostenuta dalla Regione Lazio, ha presentato un progetto di recupero e di riqualificazione.

E’ un viaggio nelle case, nelle vite e nelle storie che ancora potrebbero raccontare le  città fantasma non solo della Tuscia, bensì dell’Italia, perché è vero che tornare indietro è sempre più difficile che guardare avanti, ma ripopolare i borghi abbandonati attraverso iniziative, progetti di ricostruzione con il recupero di ambienti, vecchi bassi e abitazioni al fine di ridar loro vita non è un investimento su un passato che non c’è più, ma una garanzia su futuro e memoria. Soprattutto adesso che dobbiamo riorganizzare il post pandemia, ripartendo dal core business del nostro bel Paese: il turismo.

Soffermiamoci ancora su alcuni dei nostri piccoli borghi abbandonati dai circuiti turistici, come Pianiano, l’antico castello di ieri è oggi un piccolo borgo, frazione del comune di Cellere, una decina di abitanti con il sogno di rinascereCastel Cellesi e la attigua Vetriolo, è ancora  la Valle del Tevere a caratterizzare questa romantica zona della provincia di Viterbo e i piccoli borghi disseminati nel verde. A Castel Cellesi e Vetriolo i murales dell’artista Paolo Carriere raccontano gli anni Ottanta. Un viaggio nel tempo, con i mitici personaggi dei cartoon più belli di sempre. Un viaggio alla scoperta di una storia in parte sconosciuta e misteriosa tutta da rivivere. Che dire di Chia, frazione di Soriano nel Cimino? Abitata fin dal periodo pre-etrusco, Chia sorge su una collina tufacea, nel cuore della Tuscia, intorno alla quale sono stati rinvenuti diversi siti archeologici tra cui l’affascinante sito di Santa Cecilia. Nella parte più antica di Chia, nei dintorni della piazza Giordano Bruno, oltre agli archi, alle scalette e alle strette viuzze, si possono osservare le interessanti rovine dell’antica parrocchiale. La parte più antica del borgo di Chia si compone oggi di case ridotte per lo più a nude rovine. 

Civitella Cesi è dominata dal castello medioevale, oggi passato dal demanio a proprietà privata. Solo 40 abitanti, la chiesetta barocca di san Leonardo del 1622.

Montecalvello, minuscolo e incantevole borgo chiuso tra le mura di un castello, le cui origini risalgono probabilmente ai primi del ‘200, censito pure nei luoghi del cuore del Fai.

Mugnano in Teverina, una piccola frazione del comune di Bomarzo collocata su un’altura prossima al Tevere e alla sua valle a 133 m s.l.m. e abitata da quasi 200 persone, dominata da uno splendido Palazzo Orsini, oggi proprietà privata.

San Michele in Teverina, frazione di Civitella d’Agliano. Siamo nella Valle dei Calanchi. Sui resti di un tempio pagano, dedicato a Giove dardeggiante – il luogo era tanto alto da attirare i fulmini – e le cui colonne si trovano attualmente presso la Casa Comunale di San Michele in Teverina, esisteva un luogo di preghiera che, ai primi del 1400, venne meglio edificato e costituì un eremo per alcuni frati camaldolesi, che lo detennero fino alla metà del 1550. Un borgo che ha tutto il diritto di mostrare la sua bellezza al mondo, una bellezza fatta di viuzze e scorci sui calanchi, di chiese e piazze silenziose che hanno voglia di sentire il vocio dentro e fuori. La sua rinascita è stata pensata come Borgo Diffuso un’idea di sviluppo sostenibile, un’impresa di comunità che si spera possa portare alla nascita di nuovi servizi e nuove attività in un borgo che sembrava destinato al declino.​

Faleria Antica sorge su uno sperone tufaceo a forma di cuneo e ciò che possiamo subito notare, è la sequenza temporale delle costruzioni che formano il nucleo abitato…La parte antica è chiusa e abbandonata per crolli e frane. E’ stata edificata una parte nuova ritenuta più sicura.

E spingendoci poco oltre il confine della provincia viterbese, ritroviamo lo splendido borgo di Monterano di epoca etrusca,  a cavallo tra i Monti della Tolfa e i Monti Sabatini, è parte e cuore pulsante della Riserva Naturale di Monterano. Il palazzo baronale degli Altieri è una delle opere che il Bernini ideò e mise in opera, e nonostante il tramonto che ha colpito le sue mura è ancora oggi carico di intenso fascino che ritroviamo immortalato negli scatti fotografici che identificano il luogo.

Sono luoghi diversi per la loro storia, che hanno un unico denominatore, sono ritenuti borghi fantasmi. Sono oggi la carta da giocare nella nuova offerta turistica, resa urgente dalla pandemia, utili ad attrarre una nuova proposta turistica interna ed esterna, che sviluppi progetti consolidati mirati a un  recupero della loro bellezza sconfinata, che rifugga dal solito last minute. Proprio sulle frazioni, le amministrazione comunali dovrebbero ideare progetti che puntano a portare i turisti anche in questi posti dai paesaggi straordinari e capaci di raccontare l’anima più autentica della nostra provincia. (S.G.)

Foto di Paola Maruzzi

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