Podcasts museali un servizio inclusivo del MNAI e del Museo Civico di Farnese

In questi giorni concitati in cui l’attenzione generale è rivolta all’evoluzione della pandemia, la maggior parte dei musei si sta interrogando su come questa drammatica vicenda cambierà le nostre modalità di azione e se lascerà un segno.

“Che cosa facciamo ora che siamo isolati nelle nostre case e i musei sono chiusi?” – si è chiesta la museologa Rebecca Shulman in un interessante post comparso sul blog museumquestions.com.

“Piantiamo dei nuovi semi, vediamo che cosa cresce e cerchiamo di imparare rapidamente da questa situazione” – ci incoraggia la Shulman.

I social network in questo momento sono uno strumento fondamentale, purché siano stati elaborati preventivamente gli obiettivi che si intende raggiungere, la fascia di pubblico cui il museo intende prevalentemente rivolgersi, e si attui una programmazione regolare ed equilibrata. Dobbiamo immaginare che il nostro pubblico in questo momento è bombardato da informazioni e da contenuti. Tutto si svolge in maniera veloce e difficilmente si riuscirà a tenere le persone incollate ai propri contenuti per non più di pochi minuti.

Dobbiamo imparare ad esprimere molto in poco tempo e in questo Twitter ci è stato maestro in questi anni. I nostri titoli devono catturare l’attenzione in modo che una parte della vasta platea del web possa fermarsi per un istante su di essi e capire se vale la pena restare ancora qualche minuto nella nostra pagina. Che si tratti di Facebook, di Twitter, di Instagram o di altri social, ciò che conta è capire come confezionare i nostri contenuti.

Nel caso del Museo della Navigazione nelle Acque Interne (e del Museo Civico “F. Rittatore Vonwiller” di Farnese, di cui sono ugualmente il direttore scientifico) si è scelto di aprire immediatamente la nostra programmazione con un video-racconto del museo, avendo compreso che nei giorni seguenti non sarebbe stato più possibile accedere nei nostri musei, soprattutto in quelli che si trovano in un comune diverso rispetto a quello del nostro domicilio. Pertanto si è scelto di operare a mezzo video, pur con mezzi semplicissimi, come un cellulare, ma per far sì che per il museo questa modalità restasse anche come documento “storico” dell’evento eccezionale che stiamo vivendo.

Si è iniziato dunque, a progettare un piano d’azione mentre, nel frattempo, venivano messi in una quarantena sempre più rigorosa.

Chiusi all’interno delle nostre case, abbiamo cercato di immaginare quale poteva essere lo strumento più inclusivo. La formula del podcast ci è sembrata quella più adatta: registrazioni audio brevissime, tra i quattro e i 6 minuti circa, incentrate strettamente sui contenuti dei due musei. Si è scelto di non procedere né per sequenza cronologica né per ambiti tematici, ma di spaziare da un’epoca all’altra e da un sito all’altro per rendere il programma di podcasts molto dinamico.

Abbiamo consultato l’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti per avere un parere e ci siamo visti pubblicati i link ai podcasts nella loro pagina ufficiale Facebook. Questo ci incoraggia a proseguire con questa strategia di comunicazione inclusiva.

La piattaforma usata per la registrazione dei podcasts è Spreaker, il cui utilizzo è altamente intuitivo.

Ma il nostro impegno non finisce qui. Grazie all’idea di Marzio Cresci, direttore del Museo Remiero di Limite sull’Arno, anch’egli impegnato in una programmazione di audio-racconti, ci si è anche posti il problema del nostro rapporto con la scuola.

Come mantenere il dialogo museo/scuola in un momento come questo? Stiamo lavorando ad uno strumento didattico che vede impegnati vari professionisti sia dell’ambito museale che di quello scolastico, di varie regioni d’Italia. Per ora siamo in fase di progettazione, ma presto riusciremo a darvi ulteriori novità che, ci auguriamo, possano essere di ispirazione per altri musei.

Caterina Pisu

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