Papposileide, una cantata semiseria chiude Teatri di Pietra

All’Anfiteatro romano di Sutri nove spettacoli per Teatri di Pietra, la rassegna che unisce danza, teatro e musica per la direzione artistica di Aurelio Gatti, organizzata da Pentagono Produzioni e Circuito Danza Lazio, in collaborazione con il Comune di Sutri ed il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale.
Ogni appuntamento ha registrato consenso di pubblico e critica e, indubbiamente sarà così anche per la serata conclusiva, quella di venerdì 27 con la Michelangelo Compagnia in Papposileide, cantata semiseria con Patrizia Spinosi, Mario Brancaccio, Lello Giulivo, Anna Spagnuolo, Simona Esposito, musiche di Michele Boné e costumi di Maria Pennacchio.
“L’incredibile sileno, essere semiferino e precettore di Dioniso, nel mito signore della fertilità e dell’ebbrezza, ispira questo lavoro. I sileni sono divinità minori dei boschi, di natura selvaggia e lasciva, imparentati con i centauri e nemici dell’agricoltura, molto spesso assimilati ai satiri e chiamati anche papposileni.
Papposileide è la storia, in chiave contemporanea , di un gruppo sparuto di attori , interpreti e protagonisti involontari di un proprio dramma che – nello svolgersi – diventa “satiresco” . Animati dall’idea di una ” ribellione” invocano Spartacus e maledicono la propria esistenza sino a….

Poco più sù delle pendici, per un incontro tra simili, è entrato il pensiero di Spartacus e della sua rivolta. In un ristoro sul Vesuvio , l’idea di uomo che con i suoi ideali e con la sua sete di giustizia sfidò il potere di Roma, ci illuminò… per poco .
Il tempo che la signora nel servirci esordisse con ” facite teatro! Ma vuie site attori! ” …

Tra rimandi e un infinito futuro di progetti da venire,quell’idea di ribellione e rivolta non si è sopita ed è stata sufficiente la rilettura dell’intervista di quarant’anni fa di Ghirelli a Pasolini per dare sostanza ad una visione. Si parlava di Napoli come una tribù, di trasformazioni e di resistenza alle trasformazioni…
Due le suggestioni che ci hanno accompagnato : quella di Camus «invece di uccidere e morire per produrre l’essere che non siamo, dobbiamo vivere e far vivere per creare quello che siamo» e come contraltare Holloway che sostiene che custodire «una dimora essenziale e non alienata nei nostri cuori» non sia una reazione sufficiente all’alienazione e che non si debba rinunciare a lottare qui e ora, insieme. In entrambi i casi – senza dottrine, regole o ricette, senza ideologie e ortodossie, senza cedere alla rassegnazione e senza incorrere in facili ottimismi –, l’unica visione è quella di costruire comunità parziali, capaci di separarsi con audacia dal pensiero unico e ricreare spazi forse solo temporaneamente liberati, isole di resistenza, piccole antisocietà fraterne e ribelli.
Il passo per un’identificazione delle comunità col gruppo di attori… è stato naturale e immediato.
Da questo è nato Papposileide.”
Una chiusura in grande stile, insomma, per una rassegna che, giunta alla XVI edizione, in coincidenza con la proclamazione del 2018 Anno Europeo del patrimonio, ha inteso rafforzare ancor di più la propria mission, quella di valorizzare i teatri antichi ed i siti monumentali attraverso lo spettacolo dal vivo ed una rete culturale di più soggetti che sposano tematiche comuni: la danza, la musica, il teatro, l’archeologia ed il paesaggio.

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