Paolo Pelliccia: “Il mio sogno è quello di vedere nascere la nuova biblioteca degli Ardenti”

di Luciano Costantini

Uomo pratico eppure visionario. Paolo Pelliccia è la sintesi quasi perfetta dell’uomo, del commissario, del numero uno che guida da anni il Consorzio Biblioteche di Viterbo. Con il gradimento di molti, ma anche a dispetto di tanti: c’è da riconoscerlo. Il nostro, ne è assolutamente consapevole: non si guarda accanto né indietro, ma solo in avanti. “Io – sottolinea – non sono uomo di nessuno. Se voglio fare una cosa, la faccio, andando a rompere le scatole agli amici e pure ai nemici. Almeno fin quando resterò qui”.

E cioè?

“Vedremo….”.

Tutti hanno dei sogni. Lei magari ne avrà uno ricorrente…

“Ce l’ho, certo che ce l’ho. Ed è quello di vedere nascere la nuova biblioteca degli Ardenti. Ascensori, bagni, impiantistica, arredamenti interni, eliminazione di ogni barriera architettonica. Ma soprattutto risanare il letamaio a cielo aperto che è il campo Boio. Quello sterrato abbandonato che si trova dietro l’edificio Inps e i resti di alcune case distrutte dai bombardamenti. Un sito da costruire che dovrebbe affiancare la vecchia biblioteca degli Ardenti e farne un luogo di incontro e di studio per i giovani. Nel mio sogno vedo una biblioteca europea e c’è l’immagine della Biblioteca Hertziana di Roma, l’istituto di ricerca dedicata alla storia dell’arte con sede nel palazzo Zuccari. Oltre tutto L’Ardenti è nel cuore della città: a due passi dal teatro Unione; a quattro dal massimo sito religioso della città, Santa Rosa; all’imbocco del centro storico commerciale e del boulevard Marconi”.

Le risorse ci sono?

“Per ora 250.000 euro messi a disposizione dalla Regione, ma talvolta avvengono anche i miracoli. E io ai miracoli ci credo. Intanto devo ringraziare i tanti, tantissimi donatori che ci sono stati e ci stanno vicini”.

I tempi?

“Spero ad ottobre del prossimo anno. Nel frattempo sto lavorando per riscoprire l’Ardenti come Accademia. Pubblicherò lo Statuto del 1502 e la rispolvererò nella sua primitiva funzione di fucina di corrispondenti, cioè pensatori del tempo. Per inciso, dell’Accademia ha fatto parte anche un certo Giacomo Leopardi”.

Intanto però l’Ardenti è praticamente chiusa.

“Non è esatto. Può essere consultata per ricerche mirate da studiosi di settore. Certo è inagibile perché non può ospitare il pubblico. Nei sotterranei c’è una vera e propria bomba costituita dalla vecchia caldaia a gasolio. Ho provveduto io stesso a mettere in sicurezza molti reperti di valore presso la caserma dei vigili del fuoco. Quando sono arrivato, nove anni fa, me ne volevo subito andare. Era il caos. Ma ho fotografato tutto, seimila scatti, per immortalare lo stato dei termosifoni, dei tubi, degli infissi, degli scaffali, dei pezzi in plastica, dei legni. Tutto documentato. Anche i miliardi, prima in lire, oggi in milioni di euro, che in oltre quaranta anni sono stati spesi per pagare l’affitto della biblioteca di via Trento”.

Qual è, in fondo, la mission che si è data?

“Guardi i miei due fari sono sempre stati e restano Don Carlo Gnocchi e Don Orione, sono stati due costruttori. Questo è lo spirito che mi ha animato in questi anni e che non cambierà per tutto il resto del tempo che qui resterò. Nell’interesse della città, della biblioteca e di chi ci lavora. Voglio solo ricordare che il Consorzio è al 50 per cento del Comune di Viterbo e al 50% della Provincia, che però non esiste più pur conservando la delega finanziaria. I dipendenti, una quindicina, con l’abolizione della Provincia, rischiavano di saltare. Sono praticamente andato ad inginocchiarmi dinanzi alla Regione Lazio per ottenere un provvedimento amministrativo che tutelasse queste persone. Ci sono riuscito con tanta determinazione e anche grazie alla sensibilità di alcuni che operano alla Pisana. Voglio ricordare un aneddoto: quando, da giovane, ero in collegio il padre titolare aveva problemi a mettere insieme il pranzo con la cena. Però ci rassicurava “qualcuno provvederà” e puntualmente la sera qualcuno provvedeva. Io vado avanti con lo stesso spirito e la stessa fiducia”.

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