“Mother, father, sister brother”, il romanzo familiare di Jim Jarmusch Leone d’Oro alla 82ma Mostra di Venezia

di Rosella Lisoni

film

“Mother, father, sister brother”, film a episodi di Jim Jarmusch poetico e struggente al contempo è quasi un romanzo familiare, all’interno del quale si muovono un padre, una madre e due figli. Quella che emerge dal film è una famiglia problematica, con rapporti difficili, nella quale gli affetti sono spesso negati, sebbene non venga mai negata una pur flebile speranza.

Bellissimo anche il ruolo conferito al cinema, in cui i primi piani, i primissimi piani si ripetono spesso, in cui lo spazio ha una funzione importante e il tempo sottolinea i rapporti familiari, li separa, li unisce.

Nel primo episodio ambientato negli Stati Uniti, un figlio e una figlia vanno a far visita all’anziano padre, rimasto vedovo che vive da solo in un posto isolato tra i boschi e difficilmente raggiungibile. Silenzi pesanti e sguardi d’intesa tra i due fratelli parlano più di un dialogo serrato. Antichi problemi riemergono durante il viaggio in macchina e restituiscono l’immagine di un padre egoista, ego riferito, bugiardo e inaffidabile sia verso di loro che verso la madre. L’incontro tra i tre protagonisti dell’episodio è imbarazzante, dialogo ridotto all’osso, false verità e oggetti che parlano rubando la scena ai personaggi, Un finto rolex, che potrebbe anche rivelarsi vero, che tornerà anche nell’episodio successivo, il caos in cui versa l’abitazione del padre, la ripetizione dei gesti e delle parole. L’acqua che viene versata nel bicchiere per brindare, che sarà presente negli altri due episodi del film. I rapporti formali si evidenziano anche tra i due fratelli che la vita ha separato e che difficilmente riunirà.

Nel secondo episodio ci si sposta a Dublino, dove avviene l’incontro tra due sorelle e una madre scrittrice, una stupenda Charlotte Rampling. Il padre è il grande assente, non viene mai nominato. Se nella casa paterna del primo episodio regna il disordine qui la casa è perfettamente in ordine, un ordine quasi maniacale che investe anche la tavola apparecchiata per il the pomeridiano che la madre offre alle due figlie. E’ infatti il rito del the ad unirle una volta all’anno. L’incontro tra le tre donne è estremamente imbarazzante, le sorelle cercano di mostrare alla madre un’immagine diversa da quella reale, realizzate nel lavoro e felici. Di nuovo l’acqua torna a riempire la scena, il rolex di una delle sorelle, quasi che il regista Jim Jarmusch si serva di un simbolismo degli oggetti per tratteggiare la realtà familiare. Nuovamente il cibo è protagonista del racconto, cibo mangiato e donato.

L’ultimo episodio è ambientato a Parigi e vede un fratello e una sorella gemelli alle prese con l’appartamento da svuotare dei genitori morti in un incidente aereo. I due fratelli arrivano insieme e tra loro c’è sintonia e amore, appaiono uniti nel dolore, sebbene non conoscano i loro genitori a fondo, cosa che avverrà grazie alle foto che raccoglieranno e agli oggetti che depositano ordinatamente in un garage per liberare l’appartamento preso in affitto dai genitori. Torna nuovamente il tema dell’acqua che i due fratelli bevono assieme al caffè sorseggiato in un bar, quasi per alleviare, sebbene per poco, le loro sofferenze. Quest’ultimo episodio sembra aprire un barlume di speranza e far luce su un rapporto familiare più sereno in cui si veicola amore. Tra i due genitori morti si comprende ben presto come un tempo circolasse amore, così come tra i due fratelli che sembrano uniti e solidali nel voler preservare al meglio gli oggetti che parlano loro dei genitori. Una chiusa che conduce a una speranza, a una finestra di luce, a un affaccio diverso sul mondo suggellato dall’affaccio dei due fratelli che stazionano sul balcone della casa dei genitori. Una casa vuota che non serve a contenere oggetti e che forse conteneva un tempo amore.

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