Montefiascone non è solo vino. Giancarlo Breccola e la sua passione terapeutica per la storia

Chiara Mezzetti

“Una generazione che ignora la storia non ha passato… né futuro”, diceva Robert Anson Heinlein, autore fantascientifico statunitense.

Conosce bene il valore della memoria Giancarlo Breccola, studioso montefiasconese appassionato della storia del suo territorio, autore prolifico di articoli scientifici e saggi dedicati a settori diversi: dalla produzione agricola, all’architettura, ai ritrovamenti d’archivio, al folklore, il tutto facente capo a un unico comune denomiantore: la Tuscia e, in particolare, Montefiascone. Tali documenti possono essere consultati all’indirizzo https://breccola.jimdo.com/

 

Come nasce questa passione per la storia locale?
Ho iniziato collezionando vecchie cartoline di Montefiascone. Mi affascinavano quelle immagini così vecchie, eppure così vive. E poi le cartoline hanno portato ai documenti e i documenti all’analisi critica di ciò che stavo raccogliendo. La passione è qualcosa che si alimenta man mano che si raccoglie materiale e ci si immerge in esso. È come un processo di innamoramento.

 

Quali sono le curiosità più interessanti che ha scoperto su Montefiascone durante i suoi studi?
Chi studia la storia di Montefiascone ha la fortuna di approcciarsi a un luogo dalla posizione strategica e centrale, che lo rende nella zona, uno dei maggiori protagonisti di eventi importanti. Non molti sanno che sotto la Chiesa di Santa Margherita c’è una tomba etrusca, o che ci sono interessanti prove che testimoniano che la tomba di Defuk sia effettivamente il sepolcro di un vescovo, anche se non è certo si trattasse proprio di Defuk. In tanti credono che il nostro paese si limiti al binomio Montefiascone-vino. Il vino, l’olio e la produzione agricola in generale ci sono, è vero, ma abbiamo anche tanta storia, e questo non va dimenticato.

 

Qual è secondo lei il periodo storicamente più interessante e dinamico per questa zona?
Di certo l’XI-XIV secolo. Il periodo di Papi e imperatori, investiture e lotte di supremazia territoriale, durante le quali Montefiascone era protetto dalla Rocca, fortezza da cui si poteva controllare tutta la circoscrizione.

 

Quali sono i suoi prossimi progetti editoriali?
L’ultimo libro che ho pubblicato si intitola “Streghe e stregonerie in terra di Tuscia”, edito da Annulli. Immaginazione e realtà si intrecciano a formare la nostra cultura e civiltà. Questo lavoro, nel suo piccolo, analizza i momenti di questo processo, come Montefiascone sia diventato il “paese delle streghe”. Nel frattempo sto conducendo nuovi studi sul Rinascimento.

 

Cosa consiglierebbe a un giovane che si interessa a questo tipo di studi?
Gli consiglierei di partire dalla bibliografia divulgativa e poi di consultare gli archivi, come l’archivio comunale, quello del seminario e quello vescovile (ora a Viterbo). Importanti possono rivelarsi anche gli atti notarili. Questo dal punto di vista metodologico. Per quanto riguarda la riuscita della ricerca, è importante lavorare su un argomento che in primis interessi, incuriosisca. E avere molta pazienza, non arrendersi. La storia locale presenta molte insidie, a volte un sovraccarico di testimonianze, altre enormi lacune nelle fonti. Conoscere la storia del proprio luogo significa conoscere se stessi, indagarsi, comprendersi. È un’azione terapeutica.

 

 

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