Mauro Galeotti: Viterbo città dalle bellezze incustodite

Marcel Proust diceva: « la vera terra dei barbari non è quella che non ha mai conosciuto l’arte ma quella che, disseminata di capolavori, non sa né apprezzarli né conservarli». Le pare che tale affermazione si addica alla situazione di Viterbo oggi ?

« Sì è molto appropriata se guardo Viterbo con gli affreschi distrutti o che stanno deteriorandosi sempre di più, vedi Via Saffi con l’affresco della Trinità, o via Annio con i graffiti sul Palazzo Nini. Con le fontane duecentesche piene zeppe di melma. Con il Quartiere san Pellegrino abbandonato ovunque sia nell’aspetto architettonico che da parte degli uomini che non lo abitano più. »

La distruzione degli affreschi in via San Leonardo 25, dimostra, la mancanza di rispetto, verso un patrimonio unico che dovrebbe essere conservato e messo in valore. Quali sono secondo lei, le azioni da svolgere al più presto per censire le ricchezze di Viterbo e provincia? Le sembra che qualcosa si è mosso negli ultimi giorni?

«Non esiste nulla, solo la Sprintendenza controlla con le poche risorse economiche che ha a disposizione il territorio che per nostra fortuna è ricco ovunque di beni culturali di svariati tipi, come, affreschi, statue, chiese, giardini, ville, castelli eccetera. Tutto molto spesso controllato da privati o per amore o perché ne sono proprietari. E dire che il nostro «petrolio» sono proprio i beni che ci hanno lasciato i nostri avi. »

A sua conoscenza ci sono altri beni culturali attualmente a rischio?

« Sì, troppi, solo a Viterbo l’elenco è lungo: la Casa della Pace del 1503 all’inizio di Corso Italia, il Palazzo Nini in Via Annio, le Chiese di san Giuseppe e Teresa, di santa Maria delle Fortezze, di santa Maria Maddalena, di sant’Antonio, di santa Croce a Faul, di sant’Orsola, di santa Maria della Palomba, il Palazzo dell’Abate, il Convento di san Simone con la chiesa degli Armeni, il Gasometro ora in restauro, sperando in un «buon» restauro, il Quartiere san Pellegrino dove il primo che si alza istalla persiane in anodizzato o colloca oggetti sulle facciate a suo piacimento, per poi non parlare di quello che è nella provincia. »

La scomparsa degli affreschi, ha turbato i Viterbesi, che hanno manifestato attraverso la rete, internet potrebbe essere uno strumento per diffondere conoscenze, soprattutto ai più giovani, sul patrimonio che ci circonda e che spesso si ignora?

« Sono strumenti nuovi che hanno permesso a chiunque di essere informato quasi giocando. Chi va su Facebook, spesso lo fa per curiosare, ma curiosando si trova di fronte a notizie culturali e sa degli affreschi distrutti, così per caso, navigando sul quel sito mondiale. Se la notizia fosse rimasta su un quotidiano di carta, sarebbe nota solo per un giorno, poi via, il giorno dopo più nulla”.

Lei ben sa che l’amore per una città, ha come corollario, il voler raccontare le sue tradizioni, i suoi luoghi, ciò inevitabilmente spinge ad aprire le porte a chi è curioso di vedere e conoscere. Nonostante ciò’ Viterbo è una città con pochi turisti rispetto alle potenzialità. E’ sintomo, a suo avviso, del poco rilievo che dà Viterbo alle sue ricchezze Il turismo servirebbe a salvare, oltre a luoghi di valore, l’orgoglio degli abitanti per la loro città?

«Quello che fa scandalo è che se una cosa a Viterbo si fa, bisogna sapere per chi si fa, quale cognome muove gli interessi per realizzare quella mostra, quel restauro, quell’intervento per un bene culturale a chi fa comodo. Non credo più che si faccia per salvare l’opera in deperimento. Ricordo il restauro di Fontana Grande, la fonte più bella di Viterbo anche se non la più antica, è rimasta ingabbiata per un po’ di tempo, tolta l’impalcatura doveva essere tutto ok, invece, andatela a vedere, perde acqua da ogni parte e la melma copre tutto lo specchio d’acqua. Soldi buttati. »

Lei che è custode della storia di Viterbo, come ha visto cambiare la città negli ultimi decenni? I nuovi stili di vita condizionano le identità storiche?

«Ovviamente sì, tutti vogliono l’auto sotto casa, nei quartieri nuovi è sopportabile, ma nelle viuzze medioevali è un pugno nello stomaco, è un abuso incondizionato, allora vedi aperture per garage abusive, costruzioni incredibili come il garage mai completato in Piazza della Cappella, a due passi da Piazza san Pellegrino, ambienti storici come Le Conce in Via san Tommaso che crolleranno, la Domus Dei, avanti alla Chiesa di santa Maria in Gradi col tetto semi distrutto e poi quanti ascensori nei palazzi d’epoca sventrandoli per ricavare lo spazio necessario. »

Quali sono i suoi sogni e le sue speranze per questa città da lei tanto amata?

« Che sia conosciuta nel suo profondo, nonché amata e coltivata da chi la governa ».

 

In foto: Mauro Galeotti e stemma Palazzo dell’Abate uno degli immobili a rischio

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