Maria Teresa Muratore: La mia illusione di un mondo senza conflitti

La riflessione ad inizio di un nuovo anno su un mondo segnato da conflitti, logiche di profitto e da una profonda indifferenza verso il dolore dei più vulnerabili e i diritti delle persone.

“A un certo punto pensai “Ecco, non ci sono più ideologie, il fascismo è una fase lontana della storia, il comunismo è caduto, non c’è più motivo di battersi, non ci sono più passioni politiche tali da suscitare contrapposizioni violente, idee credenze e valori che infiammano gli animi, ingiustizie gravi per cui lottare…”.

Tantissimi anni fa, una mattina, un pensiero fugace, una sensazione più che altro.

Mi sembrava che i partiti quasi non avessero più senso di esistere perché tutti erano d’accordo e lavoravano per il benessere comune e quindi su cosa avrebbero potuto basare la loro campagna elettorale? Per distinguersi l’uno dall’altro e accattivarsi l’elettore? Sfumature.

Eravamo in un lungo momento di pace. E lo davamo per scontato che vivevamo in un mondo affiatato, questo nostro occidentale, solido sull’eredità del pensiero libero, sui principi morali della giustizia e della dignità anzi della sacralità dell’uomo che erano risorti e si erano riaffermati dopo l’ultima guerra.

Poi una incrinatura qua, un crepitio là, una sfarinatura qui, una scrostatura più in là, e il muro non è più solido, integro, l’umidità risale e si infiltra, non si interviene pensando che si possa rimandare, che lo farà qualcun altro, si dice è una piccola cosa, che vuoi che sia, e intanto quella lavora, corrode, rende fragile la struttura e alla fine il muro cade, scoppia, sfracella a terra.

Il sistema collassa.

Il fascismo è una fase lontana della storia? Forse quello di Mussolini sì, ma l’arroganza di quella tipologia politica no, con il voler mettere a tacere chi la pensa diversamente, chi cerca di fare (abbastanza timidamente) opposizione, con il rifiutare il confronto, col voler imporre le proprie decisioni, con la volgarità di certe risposte e il cercare di mettere in ridicolo chi cerca di spendersi per un mondo più giusto. Governo in primis e il popolo di destra poi.

Così ora vivo come in un limbo, sentendomi aggredita nella mia sicurezza, nella mia libertà, sicurezza e libertà di pensiero intendo.

Questo popolo italiano di stupidi che non reagisce e non va a votare.

Tutto è cominciato con il Referendum scorso, quello di giugno sulla tutela del lavoro, la sicurezza nell’ambiente del lavoro e la cittadinanza italiana, cinque requisiti diversi, si poteva votare SÌ se si era d’accordo, NO se non lo si era; un attimo, si poteva anche votare diversamente ai cinque quesiti secondo quello che uno riteneva più opportuno. La maggior parte degli italiani che cosa ha fatto? Non è andata a votare. Quelli del NO hanno festeggiato il risultato come una loro vittoria. E lo è stata nel senso del risultato ma non nel senso intrinseco, perché la vittoria raggiunta con il non raggiungimento del quorum non è stata dovuta solo alla loro propaganda ma anche alla quota di persone menefreghiste che non sono andate a votare perché non gli importava che c’è gente che magari viene licenziata ingiustamente se il padrone ha il suo tornaconto o muore sul lavoro se per risparmiare non si fa la giusta manutenzione dei macchinari, figuriamoci poi quanto poteva importargli degli immigrati. Ecco questi italiani che non vanno a votare non li capisco e mi fanno un po’ schifo. E anche quegli altri che hanno vinto, ma non è da codardi vincere così? Non era più “sano” battersi per far votare NO invece di dire non andate a votare? Certo non conveniva perché avrebbero dovuto spiegare che si giocava con la vita delle persone.

Ma la cosa che più mi ha fatto arrabbiare anzi mi ha offeso sono stati tutti quegli sghignazzi dei “vincitori del NO” sui social, mi hanno offeso perché non si può ridere sulle disgrazie altrui:

questi referendum disattesi erano su questioni di giustizia sociale.

Poi c’è stata la storia della Sumud Flottilla.

E anche lì, sui social si sono scatenati dandogli di tutti gli appellativi fino a chiamarli vacanzieri che andavano a farsi una crociera! Persone che rischiavano in prima persona per portare aiuti a un popolo a cui era negato, come arma di guerra, qualsiasi soccorso qualsiasi aiuto. E che almeno col loro gesto cercavano di smuovere l’opinione pubblica e anche quella dei governanti occidentali che restavano a guardare.

Sono nata in una famiglia liberale, ho scoperto il comunismo col principe Andrej a quattordici anni leggendo Guerra e pace e mi ricordava molto il cristianesimo, ma poi a sedici ho visto come le dittature comuniste avevano ridotto la Bulgaria e la Jugoslavia.

Una volta, al Laboratorio, una collega che non era stata contenta di una scelta che avevo fatto per un apparecchio ed era molto arrabbiata perché pensava che le si aggravasse il carico di lavoro (mentre invece le si sarebbe alleggerito), mi disse con tono veemente: “Sei una comunista! Come tua figlia!” che in quel momento era Consigliere comunale PD.

Comunisti sono stati definiti quelli per il SÌ al referendum. Comunisti quelli della Sumud Flotilla e tutti quelli che li sostenevano. Comunisti quelli che protestavano in piazza per la disumana distruzione del popolo palestinese. Comunisti i ragazzi universitari che protestavano per le prove di esame, anzi mi correggo Poveri comunisti.

Sai che c’è? Allora ecco, sono comunista anche io.

E perché mi sento in un limbo incapace di poter pensare liberamente?

Tra un po’ ci sarà quest’altro Referendum sulla giustizia, incentrato sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, che pare non serva assolutamente a ridurre i tempi dei processi e faccia sospettare invece una limitazione alla indipendenza e alla legittimazione della magistratura.

Mi piacerebbe potermi informare bene e soprattutto poter decidere liberamente dato che ci sono anche pareri a favore da parte di persone autorevoli e non compromesse con la politica, senza essere influenzata dall’appartenenza ad una parte o l’altra. Perché oggi purtroppo qualsiasi cosa è di destra o di sinistra, o sei di qua o di là, e non sei libero di prendere una decisione al di fuori. Mentre ci sono argomenti come questo o come quelli che riguardano le scelte civili che coinvolgono la moralità e la vita delle persone che non dovrebbero proprio essere etichettati, sporcati da una appartenenza politica.

Perché non vorrei che il non essere di destra mi spingesse a votare per il SÌ giusto per essere contraria; la mia mente riuscirà a mantenersi libera e lucida?”.

 

 

 

COMMENTA SU FACEBOOK

CONDIVIDI