Le “Virtù profane” di Palazzo Spreca, triste ritorno verso Spoleto

di Luciano Costantini

Sette anni or sono erano tornate a Viterbo in pompa magna, questa mattina hanno fatto il percorso inverso: dal capoluogo della Tuscia a Spoleto, a disposizione dell’antiquario al quale furono sequestrate. Il tormentato peregrinare delle “Virtù profane” di palazzo Spreca ha segnato un’altra tappa. I carabinieri del Nucleo Tutela Beni Culturali hanno provveduto all’operazione di trasferimento degli affreschi dal Museo Civico di Viterbo a Spoleto, in base all’ultimo provvedimento disposto dalla magistratura che riconosce all’antiquario umbro, Emo Antinori Petrini, la legittima disponibilità delle opere. Che tuttavia dovranno essere vincolate a condizioni tali che ne tutelino l’integrità.
Al trasferimento, avvenuto con un camion e un furgone, era presente il sindaco di Viterbo, Giovanni Arena. Letteralmente imbufalito: “Dovevo essere qui per chiare necessità di ordine buro-cratico e amministrativo. E’ una cosa che mi fa molto male e fa male all’intera città. Che fare adesso? Intanto ho dato incarico a un nostro legale di presentare un ricorso civile per veder riconosciuto a Viterbo un pezzo di patrimonio storico e artistico che le compete. Certo siamo arrivati in ritardo e francamente non so a chi addossare le responsabilità. Sicuramente però ora voglio conoscere tempi e modalità della vendita di palazzo Spreca dove gli affreschi si trovavano e da dove furono strappati. Servirà pur-troppo molto tempo”. Chi non ha partecipato, invece, all’operazione di trasferimento è la Soprintendenza che pare non abbia apprezzato l’intero svolgimento della vicenda. Per adesso le Virtù sono tornate a Spoleto, ma l’impressione è quella che si tratti ancora una volta di una tappa di trasferimento. In tutta la vicenda una certezza: Viterbo non meritava di perdere un altro pezzo del proprio, immenso tesoro.

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