L’associazione Erinna dice “Basta ai rapporti con le istituzioni”

Nicoletta Di Luigi

E’ nella sede in via dei Mille che l’associazione Erinna, donne contro la violenza alle donne, ha raccontato la storia che ha portato alla decisione di dire stop ai rapporti con gli enti pubblici. In particolar modo a quelli con il comune di Viterbo, in seguito alla mancata realizzazione di due importanti progetti: “ Fenice” per l’apertura di una Casa Rifugio e “ Penelope” per gestire il centro antiviolenza Erinna e aprire uno sportello informativo. Tutto ha inizio dal bando regionale novembre 2016- scadenza marzo 2017, per il quale Erinna redige i due progetti in partenariato con il comune di Viterbo. I progetti “ Fenice” e “Penelope” vengono presentati alla Regione a marzo 2017, capofila il Comune di Viterbo, partner esperta associazione Erinna. La graduatoria regionale esce il 24 novembre 2017. Un lasso di tempo che ha lasciato l’associazione nell’incertezza dei tempi e nell’impossibilità di programmare altro, ma la burocrazia italiana si sa, non si distingue per celerità, tutt’altro. Così  si arriva a fine aprile 2018 quando la Regione ha inviato i soldi del finanziamento nelle casse del comune di Viterbo e nel frattempo Erinna, a causa di mancati fondi, ha dovuto però chiudere la Casa Rifugio a indirizzo protetto, casa gestita per cinque anni che era stata finanziata dal bando governativo del 2011; di questa casa inoltre, Erinna si è resa disponibile a regalare gli arredi per la Nuova Casa Rifugio, prevista dal progetto “Fenice”. Ma si attende ancora e si arriva a fine maggio 2018, da Palazzo dei Priori però nessuna notizia, né per costituire l’ATS, l’associazione temporanea di scopo necessaria per avviare i progetti entro 30 giorni dall’approvazione, né per gli arredi offerti dall’associazione, né per la ricerca dell’immobile. Arriva una nuova amministrazione, ma a fine agosto ancora non c’è alcuna risposta rispetto ai tempi per avviare i progetti, nel frattempo però i soldi arrivati sono fermi lì e se non utilizzati dovranno essere restituiti. Sono stati mesi duri, faticosi e frustranti, raccontano le responsabili di Erinna, Anna Maghi e Valentina Bruno, “ in questi mesi Erinna è sopravvissuta ed è rimasta bloccata in tutte le sue attività: non si è potuto presentare un progetto ad altri per gestire il centro Antiviolenza, né per la scuola di potenziamento della lingua italiana per le donne migranti.” In tutto questo tempo di attesa hanno però iniziato il corso di formazione per le operatrici che avrebbero lavorato nei progetti, ma alcune che si ritenevano impegnate per questi non hanno potuto attendere più oltre. E’ tanta l’amarezza che si respira mentre Anna e Valentina raccontano, spiegano, e provano a capire ancora mentre ne parlano con chi presente ascolta non troppo incredulo rispetto alla tendenza delle nostre istituzioni negli ultimi anni per alcune tematiche e settori. Perdono le istituzioni, perde la società stessa; opportunità che vengono deluse e abbandonate. “ Non è questione di destra o sinistra, è solo negligenza, lassismo, disinteresse. Credono che sia meglio non dare troppa consapevolezza, questo è il sistema culturale in cui viviamo e al quale cerchiamo di resistere”continua Anna Maghi. E così dopo una lunga assemblea “emotivamente forte” come la definiscono le responsabili, Erinna decide di non volere più rapporti con le istituzioni, di riprendersi il proprio volontariato, la propria dignità e obiettivi, il proprio tempo, la propria creatività e soggettività. “ La nostra associazione non accoglierà più donne inviate dalle istituzioni, ma soltanto quelle che da sole sceglieranno di rivolgersi al nostro centro – spiega Valentina Bruno- Non si può pretendere che un centro antiviolenza volontario renda un servizio che dovrebbe essere garantito dallo stato. Erinna non sta recedendo dal suo progetto politico culturale per cui è nata e in cui crede, ma da un rapporto infruttuoso con le istituzioni.”

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