“La Scuffiaccia” di Villa San Giovanni in Tuscia, appello al Vescovo per la “Casa tipica del passato”

Riceviamo e pubblichiamo:

Eccellenza Reverendissima,

Ci presentiamo a Lei come oltre sessanta membri dell’Associazione culturale “La Scuffiaccia” di Villa San Giovanni in Tuscia e soprattutto come fedeli-laici della locale parrocchia di San Giovanni Battista. Le scriviamo per sottoporre alla sua attenzione un contenzioso che riguarda un nostro rapporto con l’attuale amministratore dei beni parrocchiali Don Paolo Canalis, confidando in un suo paterno e autorevole intervento per risolverlo nel miglior modo possibile.

La informiamo che nel 2010 fu fatta una convenzione tra il parroco Don Giovanni Berni e il sindaco pro-tempore Mario Giulianelli in questi termini: il parroco concedeva in uso al sindaco tre vecchie fatiscenti stanzette dell’antica piccolissima canonica adiacente alla chiesola di “S.Maria ad nives” in cambio di un ampio magazzino in cui avrebbe potuto collocare ogni tipo di materiale, soprattutto le macchine per il trasporto delle statue dei santi nelle processioni. In base a detta convenzione il sindaco chiedeva alla nostra associazione di organizzare nei locali della vecchia canonica una raccolta degli oggetti, di uso domestico e da lavoro, che potevano ricreare la realtà di una tipica casa contadina dalla fine del 1800 alla metà del 1900.

Noi della “Scuffiaccia”, già da tempo molto attivi in paese per studiare e valorizzare i molteplici aspetti della nostra passata civiltà contadina, abbiamo subito accolto l’invito del sindaco. Ci siamo rivolti alla cittadinanza per raccogliere ogni tipo di materiale idoneo a costituire un piccolo museo che ben rappresentasse tutti gli oggetti che, nel passato, erano presenti in una cucina e in una camera da letto di una famiglia di contadini. Niente abbiamo comperato, perché centinaia di persone, soprattutto anziane, ci hanno messo a disposizione, come prestito, una grande quantità di materiale, al di sopra delle nostre aspettative.

Così è stata allestita dalla nostra Associazione una “Casa tipica del passato” che in questi anni è stata visitata gratuitamente da moltissime persone, locali e forestiere, soprattutto in estate, e da scolaresche. Questa nostra piccola, ma importante, opera è comparsa anche in un documentario realizzato da TV 2000 per la trasmissione “ Borghi d’Italia” e diffuso a livello nazionale.

Ora è successo che la nuova amministrazione comunale, nella persona del sindaco Fabio Latini ha convocato presso il Comune per il giorno 19 settembre 2019, l’amministratore parrocchiale Don Paolo Canalis ed il Consiglio direttivo della “Scuffiaccia” per comunicare la volontà di non rinnovare, (e comunque di voler rimanere estraneo a qualsiasi rapporto futuro tra parrocchia e Associazione) la convenzione fatta nel 2010 dal parroco Don Giovanni Berni e il sindaco Mario Giulianelli, in base alla quale furono consegnate alla nostra associazione le tre stanzette della vecchia canonica. In quella riunione il consiglio direttivo ha cercato di far recedere il sindaco e l’amministratore parrocchiale dalla loro decisione, prospettando in modo particolare il danno culturale e civile che avrebbe subito la comunità sangiovannese. Dopo un reiterato diniego delle due parti Don Paolo Canalis, ad un certo punto, ha dato l’idea di una sua disponibilità ad una nuova eventuale concessione alla “Scuffiaccia” dell’uso delle stanzette in questione, solo se l’associazione avesse concorso a sostenere le spese necessarie per il restauro della scalata esterna della canonica. Il consiglio direttivo, non rifiutando la proposta, lo ha invitato a spedirgli una mail con il preventivo, che sarebbe stato preso in considerazione, per accettarlo o no, in un’assemblea di tutti i soci.

Dopo quella riunione l’amministratore parrocchiale non ci ha inviato nessun preventivo. Anzi, intimando al sindaco, per vie legali, di sfrattare la “Scuffiaccia”, entro precisi termini di tempo, ha mostrato di chiudere con noi qualsiasi interlocuzione.

Cosa davvero incomprensibile da parte di un ecclesiastico che, secondo noi, dovrebbe essere sempre disponibile al dialogo con tutti. Parlando potevamo sapere da lui se le tre stanzette della “Casa del passato” le rivolesse per uno scopo molto più importante del nostro, di carattere culturale. Di esse non siamo certo proprietari, ma se pensiamo che nel nostro paese le due chiese e i locali ad esse connesse sono stati costruiti, a partire dal 1600, sempre con la generosa partecipazione finanziaria del popolo, ci sembra un po’ troppo sbrigativa questa specie di sfratto voluto dall’amministratore Don Paolo Canalis. Sfratto che, a nostro giudizio, avviene soprattutto nei riguardi di buona parte della comunità parrocchiale che è vera artefice della realizzazione della “Casa del passato”. Una comunità che finora ha sempre responsabilmente partecipato alle spese di costruzione e restauri dei vari edifici parrocchiali promossi dai parroci che si sono succeduti nel tempo.

Tale partecipazione non può rimanere soltanto nell’ambito delle lodi e degli elogi tributati dalle gerarchie ecclesiastiche, ma deve avere anche un riconoscimento di possesso, almeno morale, dei beni parrocchiali che hanno valore soltanto se sono di uso comunitario.

Per completezza del quadro sinora rappresentato pare doveroso evidenziare come lo stesso sindaco con nota del 26.02.2020, inviata alla nostra associazione, ha riconosciuto “l’interesse culturale e sociale del sito e dell’intero allestimento Casa tipica del Passato” con ciò, di fatto, aderendo alla nostra visione del valore comunitario e sociale che rappresenta quella ricostruzione per tutto il paese di Villa San Giovanni in Tuscia.

A chiusura di questo nostro appello, sostenuto da un sintetico ragguaglio sulla sostanza del contenzioso che ci riguarda, vogliamo portarla a conoscenza di un fatto per noi spiacevole, perché ci sembra rivelare un trattamento discriminatorio nei nostri confronti, da parte di Don Paolo Canalis che, mentre a noi dà lo sfratto, ad un’altra associazione concede addirittura la sacrestia della chiesa “S. Maria ad nives” per allestire un “Antiquarium”, come è avvenuto nei mesi luglio-agosto 2019.

Chiediamo: questa chiesa è sconsacrata? Se è ancora adibita al culto, si può fare questo cambiamento d’uso di una sacrestia che le è necessaria? La decisione dell’amministratore della parrocchia di S. Giovanni Battista è passata attraverso una preventiva consultazione del Consiglio Parrocchiale per gli affari economici ? Pensiamo di no, perchè ci risulta che al 19 settembre 2019, per ammissione dello stesso amministratore, tale necessario organismo consultivo era inesistente. Anche avesse avuto qualche parrocchiano con cui consultarsi, ha sottoposto all’approvazione della sua autorità di Ordinario diocesano questa sua intenzione di mutare l’uso e la stessa struttura di un sacrestia?

Nel congedarci dal suo ascolto non possiamo fare a meno di esternarle il nostro rammarico sul comportamento dell’amministratore parrocchiale che, non comunicando in alcun modo con la nostra Associazione, ha mostrato di voler ignorare il fatto che essa, per la maggior parte, è costituita da fedeli-laici che egli ogni domenica incontra nella celebrazione eucaristica. La ringraziamo dell’attenzione che, purtroppo, le è stata richiesta attraverso questa lettera aperta e confidiamo in un suo intervento chiarificatore e pacificatore di questo contenzioso.

Tutti i soci della “Scuffiaccia”.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Il nuovo Consiglio Direttivo della  Associazione per il prossimo biennio.

Maurizio Todini, presidente;
Piero Valeri, vice presidente;
Anna Laura Michelangeli, segretaria;
Stella Todini, tesoriere
Maria Giovanna Pontesilli, consigliera
Romolo Carbone, consigliere.

 

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