Il dirigente Bonelli: il segreto del Ruffini? Docenti al top, tecnologia e ragazzi motivati

Rossella Cravero

Non è semplice trasformare una pandemia in un’opportunità. Non è facile riuscire a tirare fuori il meglio dalle situazioni più difficili. Ma è quando il gioco si fa duro, che emergono i fuori classe. Il professor Massimo Giuseppe Bonelli, dirigente scolastico dell’istituto Colasanti di Civita Castellana e reggente del liceo Ruffini di Viterbo è tra questi, ed è riuscito a gestire l’emergenza Covid muovendosi su un doppio scenario. Si è trovato a far fronte a una delle crisi più impegnative che il mondo dell’istruzione abbia dovuto affrontare dal dopo guerra ad oggi. E lui, come altri dirigenti scolastici, hanno dimostrato che il sistema scuola in Italia funziona.

«Siamo riusciti a mantenere vivo l’impegno di questi ragazzi e in un momento così delicato, è stata una grande impresa, oltre che un’enorme soddisfazione. Il corpo docente ha dato il meglio di sé. In meno di due settimane abbiamo allestito una didattica a distanza sulla quale, forse, non erano in molti a scommettere. E’ stato come partecipare tutti insieme a un grande corso di aggiornamento, abbiamo imparato a gestire una realtà sempre più difficile e complessa. Ma soprattutto abbiamo mantenuto viva e attiva la routine dei ragazzi, garantedogli normalità in un momento straordinario».

Il Ruffini stava portando avanti progetti con ex alunni divenuti glorie della Ricerca scientifica?

«Abbiamo in piedi il progetto “A volte ritornano” organizzato dal professor Ercoli, sembrava che gli incontri dovessero saltare, invece la modalità online ha consentito anche una partecipazione maggiore. Molti alunni della provincia hanno approfittato di questi incontri comodamente da casa, senza perdere tempo con gli spostamenti. Anche per i ricercatori è stata un’opportunità che ha reso più facili i loro interventi. Sono tutti ragazzi dai 28 ai 35 anni che hanno fatto carriera nella ricerca, chi al Cern di Ginevra, chi in prestigiose università europee altri addirittura in America. Per gli studenti avere esempi così di successo è uno stimolo forte all’impegno».

 I numeri fanno del Ruffini una fucina di eccellenze. Qual è il segreto?

«In primis l’altissimo livello dei docenti e poi la qualità dei ragazzi, che è molto alta. Sono ragazzi che amano divertirsi, che fanno la vita di tutti gli adolescenti, ma sono ragazzi molto seguiti anche dalle famiglie. Indubbiamente hanno a loro disposizione tutti gli strumenti per arrivare all’eccellenza. Si parte da un background molto buono, che viene però potenziato dal lavoro dei decenti. Inoltre il Ruffini vanta ottime dotazioni nei laboratori, tutte le classi hanno le Lim, la preside Bentivegna, che mi ha preceduto, è stata molto attenta a questo aspetto, e ha permesso un aggiornamento delle strutture scolastiche di alta qualità. Avere grandi supporti elettronici didattici è una vera opportunità per il rendimento scolastico. Quando sono arrivato a Civita quasi nessuna classe aveva la Lim, spero per il prossimo anno di garantirla in tutte le classi o almeno di avere in ciascuna aula un grande schermo multimediale che consenta collegamenti esterni. I ragazzi del Ruffini si trovano ad avere una dotazione di grande livello»

La dotazione tecnologica porta con sé una docenza all’avanguardia?

«Certamente, per esempio per matematica e fisica la lezione interattive multimediali e l’utilizzo del laboratorio sono grandi opportunità. Per i ragazzi significa avere una preparazione non solo astratta e teorica ma anche pratica ed empirica».

Siamo nella Fase2 e ci avviciniamo alla fine dell’anno scolastico. Che maturità sarà quella del 2020?

«C’è ancora molto da definire, c’è addirittura la possibilità che se i numeri dei contagi dovessero peggiorare, le Regioni potrebbero impedire l’esame in presenza. Dobbiamo aspettare il testo. Ma il lavoro organizzativo è già cominciato. Nelle mie due scuole, ognuna con 5 commissioni, è necessario gestire in maniera avveduta gli spazi. Vanno scelte le aule da utilizzare e devono essere rispettati criteri precisi: dovranno essere distanziate, luminose e con una buona ventilazione, devono consentire un distanziamento di oltre un metro tra tutti i presenti. Dovendo contenere circa dieci persone (saranno ammessi al massimo due testimoni) le aule devono misurare almeno di 35/40 mq. Inoltre si dovrà poter accedere in maniera indipendente: per il Ruffini 3 commissioni saranno a piazza Dante e 2 a via della Verità e si afferirà sia dall’ingresso principale sia dall’uscita di emergenza. In questi giorni sto portando avanti un lavoro di perlustrazione. Inoltre va ipotizzato un piano B, perché se una classe per qualsiasi motivo diventasse inagibile, ci deve essere un’alternativa».

Per la didattica a distanza come siete riusciti ad aiutare quegli alunni che non avevano un pc?

«Al Ruffini siamo andati in soccorso di 22 alunni, a Civita abbiamo fornito pc a 45 ragazzi. Abbiamo ricevuto circa 8mila euro a scuola per l’acquisto dei materiali, ma naturalmente non erano sufficienti. Abbiamo utilizzato anche macchine già presenti (per esempio i pc utilizzati in ogni aula per il registro elettronico ). A Civita ho 47 classi con un parco macchine di 55 pc, ne ho comprati un’altra decina. E’ come se avessi dato in comodato d’uso tutti i pc delle classi».

Dal punto di vista puramente scolastico?

«Sicuramente la didattica ha funzionato.. Ha dato la possibilità di far allenare i ragazzi, di andare avanti con esercizi e spiegazioni, ma la didattica in presenza è insostituibile . Quello che si raggiunge è sempre un risultato parziale. Molti studenti a cui abbiamo dato il pc vivono in zone poco coperte dal segnale., ci sono stati problemi di connessione. Oppure esistono famiglie in cui più fratelli hanno dovuto condividere uno stesso pc.. Non si può negare che i ragazzi abbiano perso qualcosa della loro formazione. Ma il bilancio è altamente positivo: i docenti hanno lavorato con tanto zelo ed entusiasmo e i ragazzi li hanno seguiti»

Per chi ha accumulato delle lacune, come sarà la ripartenza,? Avete già approntato una strategia ?

«Alcuni ragazzi si trovavano al 4 marzo con una situazione di insufficienza generalizzata in tutte le materie . Però andranno alla classe successiva, perché non gli abbiamo potuto garantire un recupero. Questi ragazzi si affacceranno al nuovo anno scolastico senza avere un bagaglio di conoscenze adeguate. Non sono tanti, ma ci sono . Dovremo pensare a degli interventi importanti. Ma prima bisognerà vedere se ci faranno tornare in aula e come»

Lo scoglio più grande?

«Sicuramente i trasporti. Noi abbiamo 2mila ragazzi fuori sede che viaggiano nella provincia, per garantire la distanza di sicurezza le corse del Cotral dovrebbero essere triplicate».

Ipotizzate una turnazione?

«Si potrebbe pensare a un’alternanza settimanale con metà gruppo classe che segue in presenza in aula e l’altra metà a casa, in collegamento streaming. La settimana successiva i gruppi si invertono. Ma vanno considerate le ore di permanenza davanti allo schermo: ho dato un limite di tempo, abbiamo ridotto le ore a 40 minuti per 4 lezioni al giorni per non superare la soglia dei 160 minuti giornalieri. Ma con la modalità in semipresenza le cose si complicherebbero».

Le famiglie hanno apprezzato tutto il vostro sforzo ?

«Ho messo a disposizione la mia mail personale e devo dire che ho avuto un feedback di grande soddisfazione. Sono state tante le mail di ringraziamento: ci hanno detto di aver fatto sentire la scuola vicino ai ragazzi e alle famiglie. E questo è il nostro compito».

 

 

 

 

 

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