Gli ex Mercati Generali di viale Trieste abrasi dal cemento e da un nuovo centro commerciale

Di Salvatore Enrico Anselmi

VITERBO – Nel più totale silenzio, o nel caso peggiore tra dimostrazioni inopinate di consenso, si consumano sotto i nostri occhi nuove edificazioni e macroscopiche alterazioni architettoniche nell’area degli ex Mercati Generali in viale Trieste. La realizzazione di viale Trieste risale al XVI secolo ed è stata voluta dall’autorità papale allo scopo di garantire un collegamento diretto tra la città e la residenza estiva di Villa Lante a Bagnaia. La palazzina principale, costruita nel 1930 per volere della famiglia Blasi allo scopo di accogliere la sede di una rivendita al coperto destinata alla frutta secca, mutò destinazione, insieme ai retrostanti magazzini, nel 1960. In quel periodo, infatti, vi fu collocata la sede di vendita all’ingrosso dei prodotti ortofrutticoli da immettere nel mercato cittadino. Con gli anni Novanta del secolo scorso questa funzione è venuta meno a causa dell’individuazione di altra area extraurbana destinata allo scopo, e il complesso è caduto progressivamente in abbandono.

A lungo le istituzioni locali e i mezzi d’informazione hanno dibattuto sull’opportunità di varare un coerente piano di riqualificazione che contemperasse la storicità del sito con le istanze di impiego socio-culturale, non ultimo quello di collocarvi il Museo della Macchina di Santa Rosa.

Ora quello che era un significativo esempio di archeologia industriale primi Novecento è stato di fatto abraso da quanto si sta compiendo ed è già stato perpetrato. Due palazzi di cinque piani sono stati costruiti, le strutture di un grande supermercato, l’ennesimo a Viterbo (se ne sentiva davvero la necessità?), sono in fase di realizzazione così come quelle di un centro commerciale circostante e relativa colata d’asfalto per i parcheggi. Le iniziali forme di rassicurazione ufficiale prospettavano soltanto piccoli esercizi di prossimità, con evidente vantaggio per i residenti soprattutto se anziani, che non avrebbero intaccato il carattere originario del sito e si sarebbero inseriti in un’estesa area destinata a verde pubblico. I rapporti volumetrici e le altimetrie, invece, in considerazione dello squilibrio dimensionale di tali strutture, stanno contribuendo alla modifica rilevante della linea dell’orizzonte in questa area. Ulteriormente ignorato il profilo urbano transizionale dalla zona che conduce, sin dall’età moderna, dalle propaggini dell’abitato esterno a Porta Santa Lucia (poi Porta Fiorentina), costeggiata da residenze nobiliari tra le quali villa Bussi, al rettifilo suburbano di età farnesiana verso il santuario di Santa Maria della Quercia. L’assetto storico, peraltro, era già stato compromesso, dal secondo dopoguerra in poi, da un’indiscriminata fase costruttiva che di fatto ha fuso città e suburbio con addizioni viarie secondarie e residenziali. A conclusione dei lavori in corso tale compromissione sarà definitiva.

Allo stato attuale la palazzina principale degli ex mercati conserva dell’originaria struttura soltanto la facciata verso Viale Trieste e parte dei fianchi laterali. Sventrate le cubature originarie interne, la suddivisione in piani e abbattuto il prospetto secondario, non più esistente per innestare l’adiacente struttura contemporanea. Vale la pena ribadirlo in questa sede, si tratta dell’unità, con tetti a doppio spiovente sommitale, costruita ex novo e ben visibile nel suo ingombro da via Zara. Abbattuti invece, nel giro di poche ore, ma ormai l’evenienza appartiene al recente passato, i magazzini retrostanti che presentavano caratteristiche architettoniche, nella struttura e nell’ornato plastico, simili alla palazzina principale. L’intero corpo di fabbrica, che recava iscrizioni relative all’utilizzo originario del complesso e presentava una sua innegabile dignità architettonica testimoniale, non esiste più. Rescisso irreversibilmente il legame materiale e ideale tra i due edifici, dei quali uno alterato e l’altro distrutto. Rimane soltanto la traccia parziale dell’assetto posteriore nei muri di contenimento perimetrale. Per altro anche questi sono stati decurtati in più punti per permettere l’apertura di quelle che dovranno essere vie di accesso ai parcheggi in corso di realizzazione e della nuova via di collegamento tra Viale Treste e il quartiere Ellera. Tracciato stradale, ampiezza e strutture di contenimento sono stati individuati e realizzati negli ultimi mesi, per altro a ridosso delle case e delle villette preesistenti, la cui visuale si è trovata all’improvviso schermata dalle paratie in cemento e nel contempo prospiciente rispetto a quella che sarà una connessione ad alto scorrimento. Conseguenti un evidente incremento dell’inquinamento acustico e da gas di scarico.

Tornando alla palazzina principale, solo alcuni lacerti dell’originaria decorazione pittorica, che erano inseriti in nicchie fittizie, sono stati conservati. Le membrature architettoniche, il bugnato e le modanature sono state oggetto di una generalizzata nuova tinteggiatura bicroma, caratterizzata da un netto contrasto coloristico, bianco e ocra assente in origine. Intento mal riuscito, assecondare a tutta evidenza, un intervento estetico compromissorio, convenevole, secondo una presunta e non sostanziale filologia conservativa. Con buona pace del combinato tra portato storico e istanza estetica della struttura. Il divario timbrico tra i lacerti originari e il nuovo intonaco, infatti, è talmente macroscopico da aver fatto retrocedere visivamente i primi e avanzare il secondo in modo fittizio e arbitrario. Tutto ciò consumato nel disattendimento delle teorie percettive del colore applicate all’architettura storica.

È forse tardi, constatazione retorica, consigliare letture tardive, tratte dalla sterminata bibliografia prodotta su tali tematiche a chi si sta occupando del sito in questione? Ma la luminescenza, quasi spettrale, delle costruzioni residenziali che già dominano lo spazio circostante, come potrà armonizzarsi con il parato bicromo del nucleo antico, messo drammaticamente in minoranza dalle strutture caratteristiche di un centro commerciale che, è verosimile, sarà reso visibile da insegne luminose, tettoie, cartelloni pubblicitari con le ultime offerte tre per due e dagli alloggiamenti con tanto di carrelli per la spesa? Ai futuri clienti dei piccoli negozi di prossimità l’arduo parere!

IERI: i Magazzini Generali

ex mercati generali com'erano
Facciata e Magazzini

 

OGGI: ex Magazzini Generali

ex Magazzini Generali

 

 

 

L’autore

Salvatore Enrico Anselmi

 

Salvatore Enrico Anselmi, storico e critico d’arte, scrittore, docente MIM, è dottore di ricerca in Memoria e materia delle opere d’arte, Università degli Studi della Tuscia.
Studioso delle committenze nobiliari di età barocca in area centro-italiana, con particolare riferimento alle famiglie Giustiniani, Farnese e Maidalchini-Pamphilj, ricerca in collaborazione con la cattedra di Storia dell’Arte Moderna.
Alla ricerca affianca la scrittura con particolare dedizione per la narrativa storica e d’introspezione. 

 

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