Villa Lante a Bagnaia/3 – Ipotesi ricostruttive dei restauri ai tempi del PNRR

di Salvatore Enrico Anselmi

Fontana dei fiumi

Il presente articolo fa seguito alla pubblicazione dei due precedenti su queste stesse pagine di TusciaUp, incentrati sulla definizione di “pietra ferita” e sull’evidenza del “degrado oltre il giardino”, in riferimento agli esiti dei restauri occorsi al complesso di Villa Lante a Bagnaia, eseguiti con fondi PNRR:

https://www.tusciaup.com/villa-lante-a-bagnaia-la-pietra-ferita/372536 https://www.tusciaup.com/villa-lante2-il-degrado-oltre-il-giardino/373134.

Segue anche alle Dieci domande sui restauri a Villa Lante pubblicate da chi scrive su portali nazionali di informazione e cultura:

https://www.academia.edu/169068925/Dieci_domande_sui_restauri_a_Villa_Lantehttps://www.cyranofactory.com/dieci-domande-sui-restauri-a-villa-lante-bagnaia/ ).

Necessaria ora la ricostruzione di alcuni episodi e circostanze nodali inerenti la conduzione del cantiere sulla scorta degli accordi contrattuali e dei capitolati d’appalto intercorsi. Tutta la documentazione relativa è reperibile, secondo i criteri della trasparenza, della pubblica diffusione e dell’amministrazione in chiaro, nelle pagine web

Le premesse della vicenda sono le seguenti:

  • I termini cronologici definiti dal PNRR per poter usufruire dei fondi stanziati, sette milioni di euro, hanno stabilito la conclusione dei lavori entro l’estate del 2026.
  • L’affidamento del lotto specialistico degli interventi, inerente la cosiddetta categoria OG2, ovvero quella relativa al restauro dei beni tutelati, si è compiuto all’indomani dell’espletamento di una procedura di negoziazione condotta dalla Direzione Regionale dei Musei Nazionali del Lazio, secondo il criterio dell’ “Offerta Economicamente più Vantaggiosa”, criterio che è la risultanza della media tra ribasso economico e punteggio tecnico, rispettivamente incidenti per il 30 e per il 70 per cento.
  • Se la certificazione SOA (Società Organismi di Attestazione) in riferimento alla categoria OG2, che si differenzia dalla OG1 pertinente all’edilizia generica, richiede il rispetto di parametri rigorosi dal punto di vista tecnico-disciplinare da parte del soggetto affidatario dei lavori, in questo caso l’Impresa D.P. Restauro s.n.c., – come ad esempio la direzione tecnica qualificata per quanto concerne i titoli di studio, il possesso di certificazioni specifiche circa il buon andamento e l’approvazione istituzionale dei lavori pregressi, lo svolgimento di almeno due anni nel settore, – tuttavia non contemplava, nello specifico, che dovesse essere già acquisita dall’impresa una specializzazione diagnostico-operativa sul cosiddetto “peperino idraulico”, cioè su una pietra fragile in quanto porosa, e sottoposta per secoli alla corrosione operata dall’acqua delle fontane, delle vasche e degli zampilli, e alle forme di bio-deterioramento connesse.
  • I capitolati speciali di appalto hanno previsto in via generale che le metodiche da approntare si sarebbero dovute uniformare alle schede normative dell’ICR – Istituto Centrale per il Restauro. Nella fattispecie impacchi di polpa di cellulosa e sepiolite con l’aggiunta di tensioattivi e micro-aeroabrasioni a pressione ridotta allo scopo di rimuovere le incrostazioni calcaree e le forme di degrado biologico. Ciò alla luce di campionature eseguite praticando tasselli di prova relativi ai tempi di posa degli impacchi chimici e ai valori pressori in fase di pulitura.

L’impresa responsabile dei lavori è ricorsa a personale, non già noto e in servizio presso la stessa, ma reclutato tramite post pubblicati su facebook con contratti a tempo determinato pertinenti al settore edilizio.

https://www.facebook.com/groups/restauratoricercoeoffrolavoro/posts/10161287018809075/

Necessario ora trarre alcune considerazioni che offrono materia per ulteriori quesiti. Questi si aggiungono a quelli già formulati relativi alla perdita della patina e alla riconduzione del peperino al cosiddetto grado zero di cava.

  • Nell’individuazione dell’impresa assegnataria dei lavori, la componente economica e la necessità di ridurre i costi unitamente all’accelerazione dei tempi tecnici di esecuzione dei lavori hanno avuto un peso specifico oltremodo significativo?

 

  • L’impresa stessa, pur avendo certificato la propria capacità imprenditoriale e il possesso dei requisiti generali di legge, è stata tenuta a dimostrare la propria competenza nella trattazione del peperino idraulico ovvero di una fragile pietra porosa, sottoposta da secoli al contatto con l’acqua, all’immersione in essa e alla corrosione conseguente?

 

  • In fase di redazione dei capitolati tecnici, i restauri della pietra dovevano rispettare i protocolli diffusi dall’ICR. Ma, in luogo delle metodiche calibrate e diversificate da fattispecie a fattispecie, in quanto a tecniche, modalità esecutive e impiego variato degli strumenti, si deve ipotizzare una omologazione, una standardizzazione delle pratiche e dei metodi impiegati per raggiungere i risultati nel più breve tempo possibile?

 

  • Si è considerato quanto sia diversa la risposta delle singole unità plastico-architettoniche alla campionatura a seconda dell’esposizione, dell’immersione o del contatto con l’acqua calcarea rispetto alla pietra collocata in ambiente asciutto? È opportuno ricordare che a Villa Lante sussistono entrambe le circostanze.

 

  • Si è valutato il necessario adeguamento dei tempi di posa delle componenti chimiche o delle modalità di rimozione fisica in base a tali diverse condizioni? O ci si è limitati a rispettare un protocollo generico presuntivamente validato da una campionatura episodica, a random e soltanto indicativa?

 

L’autore

Salvatore Enrico Anselmi

Salvatore Enrico Anselmi, storico e critico d’arte, scrittore, docente MIM, è dottore di ricerca in Memoria e materia delle opere d’arte, Università degli Studi della Tuscia.
Studioso delle committenze nobiliari di età barocca in area centro-italiana, con particolare riferimento alle famiglie Giustiniani, Farnese e Maidalchini-Pamphilj, ricerca in collaborazione con la cattedra di Storia dell’Arte Moderna.
Alla ricerca affianca la scrittura con particolare dedizione per la narrativa storica e d’introspezione. 

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