Giancarlo Necciari, Viterbo ha bisogno di un festival mondiale del jazz

Luciano Costantini

“Viterbo ha la necessità di un grande festival con artisti di fama mondiale”. E’ l’obiettivo prossimo venturo di Giancarlo Necciari, direttore artistico di JazzUp, che timidamente rivela il suo sogno notturno di mezza estate: “Piazza San Lorenzo gremita di spettatori impegnati a viaggiare sull’onda dei suoni, a saltabeccare tra i ricami dei merli del palazzo Papale e l’ornato del campanile della cattedrale”. La chiacchierata è uno slalom tra realtà e visione onirica. E se il risultato della kermesse è stato ottimo allora si può anche pensare in grande. Legittimo orgoglio nel rendiconto di Necciari: “Undici concerti e altrettanti sold out sono sufficienti a stilare il bilancio eloquente dell’edizione numero tredici di JazzUp”. Numero fortunato, il tredici. “No, qui i numeri non c’entrano. Il risultato è il frutto dell’impegno di tutti, dell’Associazione Musica e Territorio, della preziosa collaborazione degli amici di Caffeina e del contributo fondamentale delle suore di clausura del monastero di San Bernardino di piazza della Morte, che ci hanno dato la disponibilità ad occupare musicalmente la piazza in cambio del nostro impegno a non andare oltre le 23,30. E’ però scontato che il ringraziamento più sentito va al pubblico che ci puntualmente sostenuto”. Insomma, location ottima e risposta del pubblico formidabile. “Pronti a far meglio per l’edizione numero quattordici. Chiaro lo zoccolo duro della nostra proposta parte dal jazz e resterà nel jazz, ma abbiamo dato spazio a molte altre espressioni musicali: dal pop, al reggae, alla musica popolare. E abbiamo avuto la conferma diretta che questa città ha bisogno di un festival mondiale del jazz. Perché può rappresentare lo strumento, il veicolo di crescita per il turismo. Chiaro che servono certezze nella quantità e soprattutto nell’erogazione delle risorse….e poi”. Poi? Restiamo sempre nel suggestivo gioco tra il reale e l’onirico. “Un impegno congiunto tra forze imprenditoriali locali, e soggetti politici e culturali, che operino in sinergia per costruire una piattaforma in grado di assicurare un rinnovato slancio al turismo, in questo caso sull’onda della musica”. Una sorta di triangolo virtuoso che vedrebbe ai vertici l’impresa privata, il supporto politico-amministrativo e naturalmente la filiera delle varie espressioni artistiche. Se diciamo Umbria Jazz, lei a che cosa pensa? “Altri tempi, altre situazioni, altri contesti. Noi abbiamo l’occasione di costruire qualcosa di diverso e magari più vincente sul terreno della cultura che per la Tuscia era e resta un bene primario. Individuare scorciatoie più suggestive significherebbe ripercorrere sentieri che negli anni non hanno prodotto i risultati sperati”. L’entusiasmo quasi straripante di Giancarlo Necciari è comunque accertato. Ripensamenti o titubanze non sembrano albergare nella testa e nell’animo del direttore artistico di JazzUp: “Anche perché fermarci suonerebbe come una sonora sconfitta per le nuove generazioni. No, non ci pensiamo proprio”.

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