Geotermia: Associazione Lago Bolsena le ragioni del NO

Rendiamo evidente la riflessione del rappresentate dell’Associazione Lago di Bolsena Piero Bruni.

Riepiloghiamo i fatti per chi li avesse dimenticati: una società fondata in Italia da un socio unico austriaco, con un solo dipendente, che non ha mai eseguito un lavoro di qualsiasi genere, è riuscita, non si sa come, ad ottenere dai ministeri competenti l’autorizzazione per realizzare un impianto geotermico a Castel Giorgio in Umbria. L’impianto preleverebbe a 1100 metri di profondità sotto il bacino del Tevere 1000 metri cubi all’ora di fluido geotermico caldissimo e, dopo avergli sottratto calore nella centrale in superficie li travaserebbe raffreddati nel Lazio a 2300 metri sotto il bacino del lago di Bolsena.

Una portata di 1000 metri cubi all’ora per 24 ore per 365 giorni per 25 anni fa un bel volume, dell’ordine di mezzo lago di Vico, che verrebbe travasato fra due serbatoi geotermici di improbabile intercomunicazione. Tale travaso comporterebbe uno scompenso pressorio nel sottosuolo con un evidente rischio sismico e la risalita di fluido geotermico contenente un’alta concentrazione di arsenico nella falda potabile del lago di Bolsena e nel lago stesso.

Ciò ha causato la protesta del Comune di Bolsena che non vuole diventare la discarica di reflui cancerogeni dell’Umbria. I cittadini del comprensorio circostante assieme ai loro 25 sindaci si sono sollevati ed hanno deliberato un secco NO all’impianto. Per completare l’iter autorizzativo e dare inizio alle trivellazioni manca solo il consenso, detto “atto d’intesa”, della Regione Umbria la cui Giunta si è riunita il 29 giugno per deliberarlo o negarlo. Invece dell’atteso NO ha deliberato una furbata e cioè: “l’atto di intesa non può prescindere da un accordo del Ministero dello Sviluppo Economico con gli enti locali per una soluzione condivisa delle problematiche territoriali emerse in merito alla realizzazione dell’impianto geotermico”.

Tradotto in italiano significa che la Giunta vorrebbe dire SI, ma è spiacente di non poterlo fare a causa dell’opposizione degli Enti Locali e quindi, non avendo il coraggio di deliberare NO per non deludere chi sa chi, restituisce la palla al Ministero che già lo aveva approvato! Apparentemente la Giunta sta temporeggiando con ambigui espedienti per arrivare al referendum costituzionale di novembre nella speranza che passi, fatto che toglierebbe alla Regione Umbria ogni competenza in materia di energia, liberandola della responsabilità di dover decidere. Invece per lealtà verso il volere popolare dovrebbe decidere NO subito finché ha il potere per farlo. Anche ammettendo che alla Regione Umbria non interessi l’inquinamento del lago di Bolsena, qui si sta parlando di un impianto che comporta un elevato rischio sismico certificato da eminenti esperti.

Nel frattempo sono avvenuti due terremoti con quasi 300 vittime che potrebbero essere motivo per un ripensamento da parte della Giunta. Questa non è un fantomatico ente anonimo, è costituita da cinque persone: Catiuscia Marini; Fabio Paparelli; Antonio Bartolini; Fernanda Cecchini e Giuseppe Chianella. Sono cinque persone che per motivi che solo loro conoscono e solo a loro interessano preferiscono esporre tutti noi, che li abbiamo eletti, ad un maggior rischio sismico.

Quando li incontrate per strada chiedeteli quanti morti e quante macerie occorrono affinché si decidano a chiudere immediatamente questa vicenda impedendo in tal modo ai ministeri di approvare l’impianto nel caso passasse il referendum. E’ tempo che anche la Regione Lazio batta un colpo!

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