Gabriele D’Annunzio, molto di più per ciò che ha rappresentato e rappresenta

Luciano Costanini

Un genio della scrittura. Ma sarebbe ben poco per spiegare l’immensa opera di Gabriele D’Annunzio. Il Vate è stato molto di più per ciò che ha rappresentato e rappresenta. Il secondo “tramonto” di Ferento, organizzato da Giuseppe Rescifina e dedicato all’Immaginifico è servito a scoprire pagine inedite dell’uomo e dell’eroe fiumano, attraverso una autentica lectio magistralis del regista e sceneggiatore, Vittorio Nevano, che ha tratteggiato la vita di D’Annunzio uomo di cinema, di teatro, giornalista e pubblicitario. E, naturalmente, eroe di Fiume. “E’ il tempo di riscoprire – ha puntualizzato il cineasta, autentico cultore di D’Annunzio – il Vate dopo che per decenni una falsa cultura lo ha seppellito sotto gli aneddoti”. Dal racconto – sempre avvincente –  è emerso un uomo assolutamente sconosciuto, magari troppo spesso ridotto a protagonista di semplici racconti più coloriti che effettivamente reali e che comunque non hanno reso e non rendono giustizia alla verità storica. Ancora, un racconto che ha narrato le imprese del Vate, i suoi rapporti con Mussolini, con la guerra e il sofferto dopoguerra, passando per episodi di una esistenza avventurosa ed esaltante. “Con D’Annunzio – ha spiegato Nevano – è nata una nuova Italia, ben diversa da quella che era entrata nel secondo conflitto mondiale”. Domenica prossima, 5 agosto, terzo ed ultimo appuntamento dei tre “tramonti” dannunziani. Ancora un omaggio, questa volta in musica e poesia, di Giuseppe Rescifina e Giancarlo Necciari.

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