Fuori le donne da palazzo dei Priori”, Storie di vita amministrativa quotidiana di Luciano Costantini. Alla libreria Etruria

di Arnaldo Sassi

Come eravamo. Dal 1944 al 1947. Storie di vita amministrativa quotidiana raccontate da Luciano Costantini – giornalista de “Il Messaggero” – attraverso la consultazione di documenti (delibere e altro) dell’epoca rispolverati da palazzo dei Priori. Uno spaccato crudo di un periodo estremamente difficile. Per Viterbo, la Tuscia e l’Italia intera. Che prende il suo abbrivio dal 1944. Roma e Viterbo erano state liberate dagli Alleati (a giugno), ma la guerra era ancora in atto lungo la linea Gotica (si concluderà solo alla fine di aprile 1945).

Viterbo, in quell’anno, stava ancora leccandosi le ferite del conflitto mondiale. Case distrutte dai bombardamenti, macerie lungo le strade che rendevano difficile la circolazione, mancanza dei generi di prima necessità. E in quell’atmosfera di grande sofferenza, ma con tanta voglia di tornare a una vita normale, il primo a rimboccarsi le maniche fu Luigi Grispigni, sindaco di una giunta provvisoria messa in piedi dal Comando alleato, in attese delle prime elezioni comunali che avverranno solo il 7 aprile 1946.

Leggendo quei documenti, si può avere cognizione del problema dei tantissimi sfollati, delle ristrettezze di bilancio, dell’ospedale da rimettere in piedi, del tentativo di immaginare la ricostruzione attraverso la stesura di un nuovo piano regolatore.

E si viene così a sapere che in quell’anno il Comune, trovandosi a corto di pecunia, decise di licenziare le dipendenti donne. Un po’ per risparmiare, un po’ per dar lavoro ai capifamiglia. E di allontanare quegli impiegati (pochi, per la verità) troppo compromessi col vecchio regime fascista. Nonché di vestire gli uscieri con le divise della ex banda musicale. Mentre le bidelle vengono addirittura lasciate senza grembiuli.

Insomma, ci si deve arrabattare alla bene e meglio, mentre cresce il costo della vita: aumentano le tariffe e le tasse, che vengono istituite persino sul possesso di animali.

Non mancano però, le curiosità. Il Comune, ad esempio, decide di spendere 50 lire al mese per assumere un moderatore degli orologi pubblici, mentre in giunta si accarezza l’idea di una Regione Tuscia, che dovrebbe unire Viterbo e Orvieto. Tra i tanti progetti di cui si parla in quel periodo anche la realizzazione di una filovia lungo via Garibaldi.

Nel 1944 e nel 1945 Viterbo deve rinunciare al tradizionale Trasporto della Macchina di Santa Rosa. Ma un po’ di festa va fatta lo stesso. Senonché ci si accorge che sono spariti gli strumenti musicali della banda e su questo scoppia un vero e proprio giallo. Intanto – siamo nel 1945 – viene chiamata la banda di Vallerano, ricompensata con due pasti consumati presso la mensa ferrovieri.

E’ trascorso un anno dalla liberazione, ma la situazione della città è ancora drammatica: ci sono problemi per il riscaldamento delle scuole, le strade sono ancora invase dalle macerie, si cerca di razionalizzare la raccolta dei rifiuti. Nel frattempo scoppia la grana Prato Giardino, invaso dai tifosi che vanno a vedere la Viterbese senza pagare. La società sportiva chiede che il parco sia chiuso durante le partite, il Comune si oppone, ma poi dovrà cedere a causa dei danni provocati alle aiole dagli spettatori un po’ troppo calorosi.

Ancora nel 1945, mentre ci si prepara alle elezioni dell’anno successivo, esplode un altro giallo: quello della sparizione dei banchi del consiglio comunale. Alcuni verranno recuperati, altri dovranno essere realizzati ex novo.

Il 7 aprile ’46 – come detto – si vota ed è eletto sindaco Felice Mignone, il quale si trova subito alle prese con la lotta al caro vita e con svariati episodi di borsa nera. Non solo: si moltiplicano i furti di biciclette (all’epoca mezzo di locomozione molto ambito) tanto che ne fa le spese un usciere del Comune, multato di mille lire perché qualcuno gli ha sottratto il velocipede. Il Comune, per scoraggiare i ladri, decide allora di verniciare tutte quelle in suo possesso con i colori giallo e blu. Curiosità: una multa da 500 lire se la becca uno spazzino al quale era stato rubato il carrettino.

Nel 1946 torna a splendere la Macchina di Santa Rosa del commendator Virgilio Papini, mentre l’anno successivo torna a decollare il piano di ricostruzione, su cui però rimane ancora insoluto il giallo dei documenti scomparsi. Semplice inefficienza o mossa astuta di qualche speculatore in campo di edilizia?

Altro problema riguarda il museo civico e le opere disseminate un po’ qua e un po’ là. Alcune saranno dichiarate definitivamente perse, altre recuperate, grazie al lavoro del professor Sandro Vismara.

Altra curiosità: all’inizio del 1947 in Comune si discute del problema passaggio a livello che – già all’epoca – creava problemi al traffico. Si decide di scrivere una lettera al ministro dei Trasporti per sollecitarne il by-passaggio e la risposta è positiva: prima o poi si farà. Tutti sanno come è finita: quel passaggio a livello è ancora lì’, vivo e vegeto.

Il 1947 (e anche il libro) si chiude con l’apparizione nella Tuscia di Giulio Andreotti e di un corposo stanziamento (di cui ne fu artefice) di 41 milioni. Una presenza, quella del Divo Giulio, che si appaleserà costantemente nei decenni a venire.

Il libro di Costantini, dal titolo “Fuori le donne da palazzo dei Priori”,con sottotitolo “Il governo di Viterbo in 40 mesi, dalla Liberazione ad Andreotti”, (edito da SetteCittà) sarà presentato venerdì prossimo, 14 giugno, alle ore 18 presso la libreria Etruria di via Matteotti 67.(ingresso libero).

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