Fondazione Carivit, il presidente Pasqualetti: erogati circa 4 milioni negli ultimi 4 anni tra cultura, welfare sanità

di Luciano Costantini

Luigi Pasqualetti

“Non spendere, ma investire”. Quasi un mantra quello che ripete nel corso della chiacchierata il presidente della Fondazione Carivit, Luigi Pasqualetti, in carica dal giugno del 2022. Quattro anni di mandato, che dovrebbe essere confermato con l’unica variante di sei anni, in base alle innovative norme che, a livello nazionale, regoleranno le Fondazioni. Comunque la scadenza non è il tema cardine attorno al quale ruota il rendiconto gestionale e il programma futuro del numero uno di Palazzo Brugiotti. Che insiste: “La stella polare non è spendere, ma investire, come dovrebbe essere sempre per un imprenditore, e io lo sono. Imprenditore agricolo, per la precisione”. Con quasi trenta anni di servizio, praticamente dalla nascita della Fondazione stessa. Una storia che parte appunto dagli albori degli anni Novanta e che ha visto al vertice presidenti illustri come Attilio Iozzelli, Santino Clementi, Franco Cordelli, Aldo Perugi, Mario Brutti, Marco Lazzari. Fondazione nata dalla scissione della Cassa di Risparmio di Viterbo, tra settore commerciale e quello filantropico.

Dice il presidente Pasqualetti: “Parlare delle Fondazioni significa, ovviamente, parlare delle Casse di Risparmio che in Italia hanno cominciato a operare attorno al 1820, dopo l’era napoleonica, quando la situazione economica del Paese era in condizioni penose, tanto che famiglie e imprese erano costrette a ricorrere agli usurai. A Viterbo la Cassa nacque nel 1854 per volere del conte Cesare Pocci, con il contributo di 119 rappresentanti del mondo laico e 1 dello Stato Pontificio. I primi due anni di vita furono finanziariamente disastrosi perché il primo fu caratterizzato da una devastante gelata e il secondo da una tremenda siccità e i fondi andarono quasi tutti agli agricoltori. Insomma, la Cassa rischiò di morire appena nata”.

Qual è oggi la mission della Fondazione?

“Erogare risorse finanziarie e, quindi investire in progetti, in base alle risorse disponibili generate nell’anno precedente dal nostro patrimonio investito, secondo le deliberazioni del Consiglio di indirizzo e l’attuazione del Consiglio di Amministrazione. Negli ultimi quattro anni i nostri settori di intervento sono stati: arte, educazione e istruzione, welfare e sanità pubblica”.

L’ammontare?

“Intorno agli 850.000 euro all’anno, cioè complessivamente circa 4 milioni negli ultimi 4 anni”.

C’è un bilancio di previsione su quanto e come sarà impiegato nei prossimi anni?

“C’è e lo porteremo ad ottobre all’approvazione del Consiglio di Indirizzo, che sarà chiamato a dare una valutazione e l’eventuale via libera. Il budget comunque sarà più o meno uguale a quello precedente e riguarderà tutti i sessanta Comuni della Provincia. Non mi stancherò di ripetere che si tratta di soldi che saranno investiti e non spesi per gli interventi nei settori sopra indicati. Investimenti non soltanto per noi, ma per i nostri figli”.

C’è da ipotizzare che a Viterbo andranno le maggiori risorse.

“Sì, ma semplicemente perché il capoluogo presenta più progetti”.

Qualche esempio di intervento virtuoso a favore della cultura?

“Il restauro del dipinto della Vergine il Bambino nella chiesa di San Sisto, la Cappella Mazzatosta nella chiesa della Verità, il trittico del Balletta nella chiesa di piazza Dante. E ‘investimenti’ nelle principali manifestazioni della nostra provincia con bandi di concorso”.

E per quanto riguarda la cultura in generale?

“Abbiamo un progetto scuola, un progetto di finanza per far conoscere la Borsa con 50.000 euro come cifra virtuale dove studenti e docenti, tramite una piattaforma che replica l’andamento reale degli investimenti, pagata dalla nostra Fondazione, possono lavorare ed apprendere i meccanismi della finanza con un premio di fine anno per chi ha raggiunto la miglior performance. Insisto, non spendiamo, ma investiamo nell’ottica di un ritorno culturale. Si pensi alla settimana dell’educazione finanziaria con tutti gli attori del Territorio che sarà nuovamente riproposta quest’anno”.

Qual è la priorità della Fondazione Carivit per i prossimi quattro anni, o sei che siano?

“Nel ’25 è stata quella di intervenire a favore dell’università dopo il grave incendio. Presto avrete maggiori dettagli nella conferenza stampa con la Rettrice, professoressa Tiziana Laureti”.

I rapporti con le istituzioni?

“Ottimi, tanto è vero che molte iniziative le pensiamo e le realizziamo insieme. A Viterbo e anche nei Comuni della provincia. Tanto è vero che siamo determinati a rilanciare alla città sepolta di Castro, rasa al suolo nel 1649, e che è la nostra Pompei. La Soprintendenza con le risorse del Pnrr sta spendendo oltre due milioni di euro per riportarla completamente alla luce e noi abbiamo in programma una settimana intera di studi, visite guidate, convegni, interventi di personalità di altissimo livello. Dobbiamo riscoprire e rivalutare questa nostra ricchezza. E’ uno dei progetti che abbiamo per il prossimo anno, insieme a molti altri che nelle conferenze stampe future annunceremo insieme alle istituzioni pubbliche e agli enti privati”.Nessuna descrizione della foto disponibile.

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