Emidio Clementi: Scrivere? Solo lo sguardo curioso ci fa creare

Rossella Cravero

«Serve metodo, così come occorre trovare un filone emotivo in quello che si fa. Ma ancora di più ci vuole uno sguardo curioso e una dose di incoscienza culturale che ti consenta di pensare che il mondo letterario abbia bisogno di quello che scrivi». Emidio Clementi si narra, e ci racconta come si scrive. Come si crea il testo di una canzone e come si costruiscono le parole di un romanzo. Cultura in Gradi, voluta dal Dipartimento Disucom diretto dal professor Giovanni Fiorentino, apre con un grande scrittore e paroliere presentato magistralmente dal professor Stefano Pifferi.

Clementi narra il suo viaggio nel mondo della scrittura e della canzone alla platea di studenti che affollano l’Aula Magna di Santa Maria in Gradi e conquista i meno giovani che hanno trovato, nelle porte aperte dell’Ateneo, un momento per vivere la cultura in prima persona. Emidio Clementi, fondatore di uno dei primi gruppi rock italiani Massimo Volume, oggi vive a Bologna, dove insegna scrittura creativa all’Accademia di Belle Arti, ma le sue origini sono marchigiane, di una provincia che gli stava stretta e di una scuola in cui non eccelleva. «Ed è per questo che dico sempre ai ragazzi di trasformare i limiti in opportunità». Ad illuminarlo, quando quello che scriveva restava nel suo cassetto, con la timidezza di chi, come dice lui non “vuole sputtanarsi”, è stato Il Primo dio di Emanuel Carnevali. «Lavoravo nel retro di un ristorante, quando una persona mi ha detto, devi leggere questo libro». E da lì è partito tutto. L’autore paroliere dei Massimo Volume si sofferma sull’ispirazione: “non riesco a scrivere se non di qualcosa che sia reale, traslare la quotidianità in qualcosa di altro è per me la scrittura”. Sollecitato dal professor Pifferi, Clementi si sofferma sull’importanza del viaggio, dell’andare altrove, e ricorda la sua esperienza giovanile in Svezia, un posto dove non ha prodotto nulla e solo al ritorno “è come se una una valanga di parole fosse riuscita a rompere una diga”.

«Oggi è sicuramente un momento molto fecondo per la creatività che si nutre di conflittualità: quando mi dicono che l’Islanda è il paese dove si vive più felici non ci posso credere. L’inquietudine è sofferenza ma sicuramente è vita».

 

 

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