Camurri e la poesia del Finnegans Wake di Joyce alla Biblioteca

Un altro grande appuntamento mercoledì 18 maggio alla Biblioteca Consorziale di Viterbo.
Edoardo Camurri, giornalista e autore di molti programmi sulla letteratura presenta il Finnegans Wake tradotto dal poeta plurilingue Rodolfo Wilcock. Lo ha pubblicato una casa editrice di Macerata, la Giometti&Antonello.

Il Finnegans Wake, l’ultima e più ambiziosa opera di James Joyce, che unisce all’estrema e continua sperimentazione linguistica il tentativo di forzare da ogni lato i confini della forma romanzo, vede la luce nel 1939 dopo ben 17 anni di gestazione. «Il libro – dichiara l’autore – è il sogno del vecchio Finn che, morto, giace disteso lungo il fiume Anna Liffey e osserva la storia dell’Irlanda e del mondo – passato e futuro – scorrergli attraverso la mente come rifiuti sul fiume della vita». Il racconto di un sogno, dunque, espresso in un linguaggio tanto intraducibile che ancora oggi non è stato possibile fornirne una traduzione integrale in italiano.

Negli anni ’60 quel poliedrico scrittore che era J. Rodolfo Wilcock, il «poeta» Wilcock, plurilingue inventore come lo stesso Joyce, tenta di elaborare un condensato in italiano di quest’opera, una traduzione che risulta ridottissima ma completa, quasi riconducesse quella che lui intitola La veglia di Finnegan alla perfezione della sua forma embrionale. E forse soltanto lui poteva riuscire in una simile impresa di riscrittura di fronte a un testo tanto impossibile. Nella presente edizione, l’originale di Joyce fa da contrappunto alla versione di Wilcock. Questa è preceduta da un denso saggio di Samuel Beckett, scritto su richiesta dello stesso Joyce al fine di inquadrare la sua poliforme creazione. Chiudono il volume una serie di testi (finora inediti in volume) che Wilcock, nel corso degli anni, ha dedicato alla figura di Joyce, analizzandone il rapporto con le proprie opere, con i luoghi (in particolare italiani: Trieste, Roma), e con gli altri maggiori autori della letteratura del ’900.

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