Decifrato il simbolo perduto nell’Abbazia di Santa Maria in Falleri a Fabrica di Roma

Partiamo dall’inizio. Partiamo da quando il professor Sandro Sciosci scoprì, ormai tanti anni fa, l’esatto orientamento equinoziale e solstiziale dell’Abbazia cistercense di Santa Maria in Falleri, nel territorio di Fabrica di Roma.

Oggi, insieme a lui, altri 3 ricercatori (Stefano Cavalieri, Gian Carlo Costa e Luca Storri) illustreranno all’Amministrazione comunale di Fabrica di Roma e a chi presenzierà alla conferenza dal titolo In sul calar del Sole, organizzata da quest’ultima, le teorie legate a questo antico scrigno di sapere, supportati da risultati strumentali, in formato video e fotografico, raccolti in questi anni di ricerca, studio e osservazione in loco.

In questa occasione, sabato 26 marzo alle ore 17.00, Luca Storri, fotografo di reportage ormai presente da 6 anni su questo territorio, grande appassionato di storia e ricercatore nel campo della simbologia da oltre 20 anni, legato profondamente all’Ordine dei Poveri Compagni d’armi di Cristo e del Tempio di Salomone (meglio conosciuti come Ordine dei Cavalieri Templari), mostrerà i risultati della ricerca che lo hanno portato a scoprire il simbolo perduto di questa meravigliosa abbazia cistercense.

Ma qual è il simbolo perduto che sorregge questa antica e millenaria struttura?

Storri afferma, dopo aver osservato i vari simboli presenti nella chiesa e averli fotografati, che il simbolo che sorregge tutti questi fenomeni è la famosa Rosa Camuna, presente nell’abside dell’Abbazia di Santa Maria in Falleri, così come in moltissime chiese dell’ordine di San Bernardo di Chiaravalle, tra cui quella di San Martino al Cimino; San Bernardo aiutò spiritualmente e materialmente Hugues de Payns (primo Gran Maestro dell’Ordine del Tempio) a creare l’ordine monastico – cavalleresco del Tempio, e per loro compose tra l’altro la famosa De laude novae militiae ad Milites Templi (“In lode della nuova milizia”), presentata durante il Concilio di Troyes nel 1129.

Ma cos’è veramente la Rosa Camuna?

Questo antico simbolo, dalla significativa geometria sacra, porta con sé una particolare conoscenza simbolica connessa a un culto di tipo sacrale. Similare, per appartenenza alla simbologia solare, ad altri sigilli antichi come la svastica (che, ricordiamo, nasce come simbolo solare, che porta luce, e poi viene utilizzato dai Nazisti ai loro fini), essa ricalca i movimenti celesti del sole nel giorno e durante le stagioni, e in questo caso specifico, è profondamente legata agli equinozi e solstizi.

La “rosa Camuna” ha origini antichissime ed è raffigurata in molte parti del globo; ne esistono esemplari simili incisi su rocce, dalla Polinesia all’Arabia fino al Portogallo, e gli stessi motivi appaiono in Austria su manufatti provenienti da ricchi corredi di sepolture femminili (cultura di Hallstatt). In Inghilterra (a Rombad Moors – Ikley, Yorkshire) si può trovare un unicum sotto forma di incisione rupestre, sorprendentemente identica in forma e dimensione alla rosa di Sellero della Val Camonica. Ma la più antica raffigurazione a noi nota della “rosa” paragonabile a quella del Nord Italia quadrilobata (che la regione Lombardia, dagli anni ’70 ha scelto come suo simbolo) è stata rinvenuta in Ucraina sul fondo di una coppa della cultura delle tombe a fossa, datata III° millennio A.C.

Una cosa molto importante da sottolineare è che questo antico simbolo, che regge centralmente l’Abbazia di Santa Maria in Falleri di Fabrica di Roma, nell’antica città romana di Falerii Novi, proprio come accade per l’antico simbolo del nodo di Salomone, ruota attorno ad un centro che evidenzia il concetto di continua rotazione.

Questa ciclicità, afferma Storri, è ben rappresentata su una colonna dell’Abbazia di Santa Maria in Falleri che mostra la nascita del fiore, il suo percorso per dischiudersi, sbocciare e andare verso la sua “morte”, in un eterno ciclo della vita.

Altresì importante è specificare che la Rosa Camuna quadrilobata incorpora perfettamente le due figure geometriche fondamentali, cerchio e quadrato, che a un livello simbolico rappresentano i due stati complementari dell’esistenza: il Cielo (lo Spirito) e la Terra (la Materia).

Storri afferma che non è l’unica scoperta che ha realizzato durante questi anni in questo vero e proprio scrigno di conoscenza. Difatti, secondo i suoi studi, non solo è presente una profonda connessione tra Spirito e Materia, ma gioca un ruolo profondo il numero 5. Inoltre, Storri è convinto che il territorio di Fabrica di Roma e Faleri (Falerii Novi) abbia ospitato una commenda Templare. Di questo, e molto altro, parlerà meglio durante la conferenza di oggi, ore 17.00, nell’Abbazia di Santa Maria in Falleri di Fabrica di Roma.

Luca Storri

 

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