Civita Castellana e il sacrificio di Andromeda

Francesca Pontani

Ad Andromeda non fu mai rinfacciato il colore della pelle da colui che aveva ai piedi le veloci ali” (Ovidio, Ars Amatoria, I, 53-54).

L’altorilievo di Andromeda nell’antica Falerii
L’altorilievo è l’unico elemento sopravvissuto della decorazione del frontone di un tempio dell’antica Falerii, ritrovato in frammenti durante la costruzione della linea tramviaria Roma-Civita Castellana-Viterbo agli inizi del Novecento, in una zona poco fuori l’attuale Civita Castellana. Oggi lo possiamo ammirare nel bellissimo allestimento presso il Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma.
In una lettera del Colini al Ministro della Pubblica Istruzione (19 marzo 1912) si legge: «Non avendo fondi per pagare le indennità di missione, ho dovuto interrompere la sorveglianza nella bassa Etruria con grande danno del servizio e degli interessi archeologici della regione. A Civita Castellana si sta costruendo una linea tramviaria che deve giungere fino a Viterbo, attraversando interessanti regioni che hanno già dato importanti trovamenti. Finora quei lavori essendosi accuratamente sorvegliati, si sono potuti ricuperare oggetti archeologici di notevole interesse, fra i quali è degna di nota la statua fittile di Andromeda legata allo scoglio, già esposta in questo Museo. Ora, però, avendo dovuto togliere qualsiasi sorveglianza, gli appaltatori dei lavori distruggono i monumenti che incontrano e lasciano rubare le antichità che vi si trovano».

Il sacrificio di Andromeda
La figura femminile nuda, seduta e con le braccia legate alla roccia, viene interpretata come  Andromeda, la giovane figlia del re di Etiopia, punita da Zeus per la superbia della madre Cassiopea, che ne aveva esaltato la bellezza come superiore a quella delle ninfe Nereidi.
Incatenata ad una roccia ai piedi di un faraglione, per essere data in pasto ad un mostro marino, secondo il mito venne liberata da Perseo, che la prese in sposa regnando con lei sull’Argolide.
La scena è molto realistica ed è ambientata all’aperto: le rocce gonfie e ruvide contrastano con la sua pelle morbida e liscia, creando un suggestivo effetto di luci ed ombre.
La scultura, di ottimo livello, è di bottega falisca prima della conquista romana e richiama la leggenda di Halesus, il mitico fondatore della città di Falerii, anche lui originario di Argo.
L’altorilievo è datato alla metà del III secolo a.C.

Il Santuario dell’Andromeda incatenata alle rocce
Il tipo di indagine archeologica e lo stato frammentario dei reperti recuperati non hanno permesso di stabilire il luogo di culto cui questi frammenti fanno riferimento.
Tuttavia è da sottolineare come il rinvenimento di queste terrecotte architettoniche siano testimonianze importanti, anche se frammentarie, di un’area sacra monumentalizzata del suburbio di Falerii veteres. Stando infatti alla ricostruzione del sistema viario frutto delle ricerche del Frederiksen e del Ward Perkins, questo luogo di culto si viene a collocare nei pressi di una direttrice viaria significativa e importante: quella che collegava la vecchia Falerii alla nuova Falerii, con il proseguimento verso est che conduceva alla valle del Rio Maggiore, dove si trovava quel complesso «sistema santuariale» costituito dal tempio in località Celle, da quello in loc. Sassi Caduti e dal cosiddetto Ninfeo Rosa.

Bibliografia
M. C. Biella, A proposito del rinvenimento dell’Andromeda da Falerii veteres, in Archeologia Classica, vol. LXI- n.s. 11, 2010, Roma 2010, pp. 547-565.

 

DOVE VEDERE ANDROMEDA
Museo Nazionale etrusco di Villa Giulia, piazzale di Villa Giulia 9, Roma.

 

Francesca Pontani – www.francescapontani.it – Archeologa del comitato scientifico del Museo Archeologico delle Necropoli Rupestri di Barbarano Romano. Egittologa, conoscitrice di lingue antiche come i geroglifici, la lingua sumerica e accadica, la lingua etrusca, lavora nel mondo del web. Nel blog e sul canale YouTube ArcheoTime sono visibili le sue camminate archeologiche on the road. Innamorata della comunicazione e della scrittura, guiderà i lettori di TusciaUP nella conoscenza del nostro territorio attraverso Tour di Archeologia in Tuscia.

Il 15 marzo, prossimo articolo, andremo a Tarquinia.

Foto di Francesca Pontani.

 

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