Carrozza dei Priori e Pietà di Sebastiano del Piombo verso l’allocazione.Parola di Contardo

Luciano Costantini

La settecentesca Carrozza dei Priori è pronta per il trasloco nella hall del Teatro Unione, la Pietà di Sebastiano del Piombo troverà la sua definitiva allocazione nella pinacoteca che dovrebbe essere allestita, in tempi relativamente rapidi, negli ambienti sotto i portici di palazzo dei Priori. Parola del vice sindaco, Enrico Maria Contardo, il primo a dare notizie e destino certi circa la Carrozza che per anni aveva sostato nella stanza attigua alla Sala Regia e che era scomparsa per far posto ad alcuni quadri, pure di rilevante interesse storico ed artistico. La vettura a cavalli (veri), donata ai Priori viterbesi dai Conservatori di Roma, era finita nel deposito sulla Tuscanese che ospita anche le varie macchine di Santa Rosa. Assai malridotta e ora pietosamente ricoperta da un telo. “Abbiamo già stanziato i fondi – precisa Contardo – per il riassetto e il trasferimento nella hall del nostro teatro. Serviranno soltanto pochi giorni”. Più tempo verosimilmente sarà, invece, necessario per la pinacoteca, da aprire sotto i portici del palazzo comunale, che dovrà accogliere oltre alla Pietà di Sebastiano del Piombo anche altre opere di pittori viterbesi e non. Per la maggior parte tele, molte delle quali non sono neppure catalogate e che quindi non risultano tutelate. Pronte magari a svanire: temporaneamente come avvenuto per la Carrozza o in via definitiva come risulterebbe per i tre lampioni che abbellivano un tempo piazza del Plebiscito o altre decine di “lanterne” in ferro che illuminavano le vie principali della città. Il vice sindaco allarga sconsolatamente le braccia, un gesto che vale più di una discutibile spiegazione. Viterbo è uno scrigno di tesori che troppo spesso è rimasto esposto ad attenzioni più o meno squisitamente artistiche ed estetiche. Molti reperti, negli anni, hanno preso destinazioni più diverse depauperando un patrimonio che è collettivo. Inerzia e indolenza talvolta hanno contribuito ad accentuare il fenomeno. Un esempio? Gli affreschi di Palazzo Spreca: al legittimo e robusto clamore mediatico dei tempi del recupero ha fatto eco (anzi, ovviamente no) il colpevole silenzio di oggi. Le “virtù profane” da tempo giacciono imprigionate in teche di compensato disperse in un ampio per quanto maleodorante salone del museo civico. Ermeticamente chiuso e dunque non visitabile. Quando si dice…attenzione alla cultura.

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