Cannes 74: Palma d’Oro a Titane, al nostro Marco Bellocchio la meritata Palma d’Onore

Si conclude la 74esima edizione. E la Palma d’Oro va al francese Titane di Julia Ducournau. Ventotto anni dopo Jane Campion e il suo Lezioni di piano è di nuovo una donna ad agguantare il premio più importante della Croisette.
Titane Palma d’Oro 2021 è una fiaba nera e contemporanea dove si vive e si osserva una profonda e perversa metamorfosi.

Lei, Julia Ducournau,ha vinto la Palma d’oro con ‘Titane’.
È la seconda regista a vincere questo riconoscimento nella storia del festival di Cannes.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 3 persone e persone in piedi

Al regista italiano Marco Bellocchio va la Palma d’Onore. Emozionante la consegna della Palma d’Oro d’Onore a Marco Bellocchio ricevuta dalle mani di Paolo Sorrentino.

Un riconoscimento che arriva in un momento particolare della vita personale e cinematografica del regista che proprio in questa Cannes ha presentato il documentario Marx può aspettare, un film dal taglio intimo e familiare, brutale e poetico, capace di generare sensazioni fortissime fino al bellissimo finale in cui affronta il senso di colpa per la morte del fratello gemello Camillo, suicida nel 1968. Il migliore film di Bellocchio. Un documentario che commuove, rattrista, e al tempo stesso diverte. Un quadro doloroso di vita personale ma anche universale. Uno scrigno privato che il regista de I pugni in tasca condivide con il suo pubblico e lo fa con grande sincerità e autenticità. La Palma d’Onore non è legata a questo film, ma che gli venga consegnata proprio adesso assume un valore ancora più alto e di celebrazione di un percorso artistico straordinario.

Marx può aspettare

Nel 2016 Marco Bellocchio si ritrova, insieme ai suoi fratelli rimasti in vita, con rispettivi figli e nipoti, per festeggiare varie ricorrenze. Ne nasce un documentario che diventerà qualcosa di diverso da quanto preventivato: un film su Camillo, il fratello gemello di Marco, morto suicida a 29 anni nel dicembre del 1968.

È semplicemente impressionante vedere come in questo documentario tornino a esserci tutti i temi tipici del cinema di Bellocchio di finzione; dal rapporto con la figura materna (per il quale torniamo addirittura al suo magnifico esordio, I pugni in tasca) alla panoramica sul nucleo famigliare (L’ora di religione o Sorelle) fino al tema della perdita, del lutto e della separazione, da sempre un argomento molto presente nel cinema del regista di Bobbio (si pensi anche a Bella addormentata, per fare un esempio). In questo lungometraggio dal taglio intimo e famigliare c’è tantissimo cinema, che si annida non soltanto davanti all’occhio della macchina da presa, ma all’interno delle memorie dei volti sulla scena, capaci di trasmettere un’empatia che fa sentire allo spettatore la presenza di Camillo come se fosse ancora tra loro e… tra noi. La sensazione è infatti quella che, anche per chi guarda con attenzione la pellicola, si parli di un caro defunto, tanta è la partecipazione emotiva all’interno del documentario. È anche un film di fantasmi, dal sapore testamentario, in cui riflettere su colpe e dolori, attraverso una sorta di seduta di autoanalisi di coscienza di grande profondità. Brutale e poetico, il film genera sensazioni fortissime fino al bellissimo finale, capace di dare un ulteriore guizzo alla visione e di trasporre l’intera operazione su un piano ancora più bellocchiano (e non soltanto perché si tratta di un epilogo girato nel cruciale Ponte Gobbo della natia Bobbio)

 

Cannes 74:I premi:

 

Palma d’Oro: Titane di Julia Ducournau, con Vincent Lindon e Agathe Rousselle. Francia.

 

Grand Prix: ex aequo Qahremān- A Hero di Asghar Farhadi (Iran, Francia) e Hytti nro 6-Compartment No. 6 di Juho Kuosmanen (Finlandia, Estonia, Germania, Russia)

 

Regista: Leos Carax per Annette, Francia

 

Attore: Caleb Landry Jones per Nitram, Australia

 

Actress: Renate Reinsve per The Worst Person in the World di Joachim Trier, Norvegia, Danimarca

 

Premio della Giuria: ex aequo Ahed’s Knee di Nadav Lapid, Israele, e Memoria di Apichatpong Weerasethakul, Tailandia

 

Sceneggiatura: Ryûsuke Hamaguchi e Takamasa Oe (da una novella di Haruki Murakami) per Drive My Car, Giappone

 

Caméra d’Or: Murina film croato di Antoneta Alamat Kusijanović (con Martin Scorsese produttore esecutivo) presentato alla Quinzaine

 

Miglior Cortometraggio: All the Crows in the World di Tang Yi

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