Bonifacio IX e quella mancata scelta delle Terme di Viterbo per curare la gotta

Di Luciano Costantini

Nel corso dei secoli le acque termali sono state la ricchezza, la fama, perfino il simbolo di Viterbo. Città dei Papi e delle Terme. Tutte e due le cose. O magica simbiosi di una cosa sola come nella storia che andremo a raccontare. Acque termali dalle proprietà terapeutiche straordinarie, al limite del portentoso, ben conosciute dagli Etruschi, impiegate e valorizzate dai Romani tanto che edificarono, lungo una decina di chilometri della antica Cassia, quattordici stabilimenti dove i legionari, reduci dalle insidiose Gallie e dalle tenebrose lande del Nord Europa, ritempravano spirito e corpo prima di rientrare a Roma. Furono poi regine, re, imperatori, papi, cardinali, artisti, geni della cultura come Dante e Michelangelo, a ricercare piacere e salute attraverso le abluzioni nelle vasche viterbesi. Terme non solo come fiore all’occhiello di una città importante, ma anche gemma e dunque potenziale fonte di ricchezza e di prestigio. Da sfruttare sempre, in special modo nei momenti di crisi. E l’inizio del XV° secolo è uno di questi. La guerra e i tumulti interni si sono appena placati e la città sta attraversando un periodo di tregua. Però la povertà è diventata un male endemico che colpisce tante famiglie e condiziona la vita sociale. Le terme possono fare il miracolo, comunque favorire la ripresa. L’occasione propizia capita all’inizio del 1404. Bonifacio IX° è papa da quindici anni. Nato Pietro Tomacelli di nobile famiglia napoletana, ha dovuto far fronte alle insidie mica da poco che gli sono state portate dall’antipapa Clemente VII°. E’ diventato un papa circospetto, diffidente, senza perdere il piacere di coltivare la sempreverde pianta del nepotismo: ha nominato, tra gli altri, Rettore del Patrimonio di San Pietro il proprio fratello Giovannello Tomacelli che governa anche Viterbo e i viterbesi con mano pesante. Insomma, le cose del cielo e della terra sono affari di famiglia. Bonifacio soffre di gotta e ha bisogno sempre più spesso di staccare. Gli consigliano una breve vacanza a Pozzuoli. Ma Viterbo ha da offrire le proprie acque miracolose. Altro che Pozzuoli. Così i Priori decidono di inviare al Santo Padre una ambasceria per invitarlo a trascorre qualche giorno di riposo nella nostra città. Non c’è tempo da perdere in quanto in tanti nel frattempo si sono offerti di accompagnare il pontefice nel suo viaggio. Ad Ancona sarebbero addirittura a disposizione alcune navi per coprire il tragitto tra Ostia e Napoli. Il 20 febbraio Bonifacio accoglie amorevolmente la delegazione viterbese, guidata dal Priore di Santa Maria Nuova, che magnifica le proprietà delle nostre acque invitando caldamente il papa a verificarne di persona gli effetti. “Ah saperlo prima – si rammarica questi – avrei certamente scelto Viterbo e risparmiato le spese di viaggio per Pozzuoli, tanto che al solo pensarci mi sento ogni volta la febbre addosso. Andrò a Pozzuoli ma soltanto per quindici giorni”. Non di più, anche perché, lamenta: “il fetore di quella spiaggia marina, l’oppressione delle mosche, la trafittura dei tafani”. Poi una promessa: terminate le due settimane a Pozzuoli, avrebbe raggiunto Tarquinia (la Corneto del tempo) e subito dopo Viterbo, con la speranza, grazie alle acque, di poter riacquistare un minimo da salute. Una promessa che è un successo per l’ambasceria viterbese che riferisce dinanzi al Consiglio Generale dei Priori. Appena qualche giorno per gioire che una mossa del re di Napoli, Ladislao I°, fa saltare il programmato soggiorno e le speranze della città. Il monarca diffida del pontefice per le presunte mire sul regno di Napoli e si propone di accompagnarlo personalmente da Roma a Pozzuoli. Certo per tenerlo sotto controllo. Sua Santità non è da meno, teme che la sola presenza di Ladislao a Roma possa suscitare qualche tumulto e decide di rinviare all’anno successivo gli impegni già presi. La diffidenza ha potuto più della gotta. In realtà Bonifacio non manterrà la promessa con Viterbo semplicemente perché qualche mese più tardi se ne andrà da questa terra, portato via da calcoli alle vie urinarie. In compenso circa mezzo secolo dopo sarà Niccolò V° a onorare in qualche modo l’impegno del papa defunto con periodici soggiorni presso le terme viterbesi. Tanto apprezzate da farvi costruire nel 1450 una splendida dimora che prenderà il nome di Bagno del Papa.Viterbo Terme-dei-Papi-cartello

 

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