Bomarzo in pellegrinaggio ad Assisi: una giornata di fede, fraternità e gioia nel segno di San Francesco

Bomarzo in pellegrinaggio ad Assisi

Lo scorso sabato 10 ottobre oltre cento persone della comunità di Bomarzo, appartenenti a più generazioni, sono partite alla volta di Assisi, per un pellegrinaggio in ricordo dell’ottavo centenario della morte dal Poverello.

Fin da subito si è respirata un’atmosfera diversa da quella di una semplice gita: si percepiva il desiderio di visitare una meta conosciuta ma con occhi nuovi, alla ricerca di quei dettagli che fanno la differenza, di un messaggio che rimanga impresso per sempre. Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, uno dei luoghi più significativi della spiritualità francescana, che custodisce la Porziuncola, la piccola chiesa tanto amata da Francesco e simbolo delle origini del suo cammino spirituale, ci siamo potuti raccogliere in preghiera e assistere alla Santa Messa.

Al momento del Congedo della celebrazione Eucaristica, concelebrata dal nostro parroco don Godfrey Mwansa, alcuni rappresentanti della Schola Cantorum Sant’Anselmo hanno intonato Dolce sentire; subito dopo, tutti i gli altri fedeli si sono uniti esprimendo la propria gratitudine attraverso il canto.

don Godfrey Mwansa, parroco di Bomarzo
Don Godfrey Mwansa

Il timore dei possibili disagi causati dal maltempo non ha scoraggiato il gruppo che, intervallando il cammino con momenti di riflessione e preghiera proposti da don Godfrey, si è messo in cammino a piedi verso Assisi ripercorrendo idealmente, a ritroso, il percorso fatto da San Francesco, aiutato dai suoi frati, verso l’ultima tappa della sua vita terrena.

Assisi è uno di quei luoghi che quasi tutti hanno visitato almeno una volta nella vita: la vista del profilo della Basilica, affacciata su un alto dirupo, ogni volta toglie il fiato.

La magnificenza sembra contrastare con l’insegnamento di San Francesco; eppure, è proprio negli affreschi semplici, nei pavimenti rozzi consumati dal tempo e negli scalini levigati da innumerevoli passi, nell’impossibile roseto che si può riscoprire la profondità del messaggio francescano. Gli affreschi, i pavimenti fatti di pietra grezza, gli scalini alti, squadrati, il miracolo delle rose senza spine raccontano la storia della Basilica e dei frati che ne custodiscono la spiritualità.

Poi tutti verso la Basilica di Santa Chiara, che, ispirata da Francesco, scelse di consacrare la propria vita a Cristo nella povertà e nella preghiera. La visita ha rappresentato un ulteriore momento di raccoglimento e di riflessione sulla forza di una fede capace di trasformare vite apparentemente distanti.

Non poteva mancare, infine, un momento dedicato a San Carlo Acutis, il giovane Santo tanto amato dai ragazzi e dalle famiglie, testimone di una fede vissuta con semplicità e autenticità nella quotidianità.

Una lunghissima fila, composta soprattutto da ragazzi e famiglie giovani, ci ha accompagnato alla scoperta di questo luogo speciale. La moltitudine di persone è l’esempio lampante di come, per diventare santi, non sia necessaria una lunga vita, ma una vita piena di Gesù, vissuta nel quotidiano e nell’attenzione verso gli altri, attraverso piccoli gesti d’amore.

Colpisce la figura di questo ragazzo che non dovrebbe stare in quella bara, in quella cripta, in quella Chiesa ma dovrebbe correre e divertirsi come tutti i giovani; colpisce quel suo aspetto serafico, quella voglia di Gesù che ancora traspare dal suo volto. La sua presenza ci ricorda che c’è ancora speranza e fiducia nel futuro: i Santi non sono soltanto figure del passato, ma testimoni del nostro presente, capaci di incidere l’attualità, trasformando mezzi di falsa informazione in veicoli di sentimenti positivi.

Al di là delle visite e dei luoghi di grande valore spirituale e artistico, ciò che ha reso davvero speciale questa giornata è stato lo stare insieme, la gioia di trovarsi, il piacere di vivere una vera esperienza di comunità. La vivace diversità di cento persone ha lasciato spazio a un cammino comune, nel quale ciascuno ha potuto sentirsi parte di una famiglia più grande.

Al termine di questa bella esperienza, desideriamo esprimere un sentito ringraziamento a tutti coloro che si sono adoperati per la riuscita della giornata e, in modo particolare, al parroco don Godfrey e a Roberta Lamoratta, per l’impegno, la cura dei dettagli e la dedizione dimostrati nell’organizzazione del pellegrinaggio.

Una giornata da custodire nel cuore perché il vero pellegrinaggio non si conclude con il ritorno a casa: continua nella vita di ogni giorno, attraverso le semplici attività che svolgiamo, anche senza accorgercene. San Francesco non riposa ad Assisi: il suo messaggio vive in ognuno di noi, ogni giorno, nelle piccole scelte quotidiane, nella solidarietà, nell’amore per il prossimo e nella capacità di costruire la pace.

 

Enzo Maccarelli

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