Black Mirror: la tecnologia non è il nemico

di Michele Cardello

Se questa serie di recente produzione Netflix dovesse avere un cattivo di sicuro non sarebbe la tecnologia.
Eppure è il germe che si moltiplica nelle nostre paure e nella nostra quotidianità fino a modificarla dal profondo.
Black Mirror si presenta proprio come questa piccola malattia, uno specchio nero che ci restituisce una realtà deformata, irriconoscibile una volta che quest’ultima vi è riflessa.
Questa serie antologica quindi costituisce più che un mosaico frammentato di mondi dispotici, un complesso labirinto che ci restituisce un quadro completo sugli effetti collaterali delle nuove tecnologie sulle società moderne immaginate da Charlie Brooker, ideatore della serie.
Attraverso un’attenta analisi del mutamento della psicologia dei personaggi tra i più assurdi scenari possibili, prende vita un’opera di fortissima sensibilizzazione ad un progresso quasi da Dottor Faust, sempre oltre il limite dell’etica per come la conosciamo, perdendo proprio quell’umanità che ci caratterizza.
Ma lo scopo della serie non è cercare di ripudiare il progresso attraverso una denuncia della società moderna osservata in un futuro dispotico come fosse tratta da un romanzo di Orwell.
L’obbiettivo, come sostiene anche il filosofo tedesco Hans Jonas, è forse quello di cogliere, la profondità del cambiamento che la cultura umana ha vissuto e continuerà a vivere nel rapporto con una tecnologia sempre più all’avanguardia.
Sono proprio i protagonisti della serie dunque a pagare il duro prezzo per una società mutata troppo in fretta. Quest’ultimi sono schiacciati dal mondo da cui traspare una realtà priva di umanità, insensibile all’effetto collaterale più evidente, forse unico filo conduttore delle tante trame tessute lungo le 5 stagioni.
Lo stesso Jonas scriverà nel suo saggio Dalla fede antica all’uomo tecnologico; “[…] non temo gli abusi dovuti a malvagi interessi di potere: temo invece coloro che amano l’umanità, e che sognano un grandioso miglioramento della specie”.
Black Mirror è proprio lo specchio da cui questa disillusione diventata reale e tangibile; le continue innovazioni in campo scientifico sono come una macchina in un pendio scivoloso, dove solo la costruzione di un’etica a misura d’uomo può contrastare l’inevitabile caduta nell’oblio di un schermo nero.

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