Avventure in famiglia/ Il cognome non lascia, anzi raddoppia

di Arnaldo Sassi

Avventure in famiglia

“Vittoria, vittoria! Finarmente je l’avemo fatta! Era ora, porco dimonio”. Barbara entrò in salotto con aria trionfante e voce squillante, facendo sobbalzare Antonio dal divano dove stava facendo la consueta pennichella pomeridiana.

“A Ba’ – farfugliò Antonio ancora insonnolito – ma che te s’è preso? De quale vittoria parli? Guarda che te stai a sbajà. La Roma gioca stasera e ancora nun avemo vinto gnente. Anzi, visto che fai così, famme toccà fero che ad’è mejo”.

“Antò, si permetti – riprese Barbara – lo sai che a me de la tu’ Roma me frega poco o gnente. Io sto a parlà de la vittoria de le donne, de la battaja de civirtà che finarmente c’ha portato a avè li stessi diritti dell’ommini, in tutto e per tutto”.

“E che antro volete?” replicò l’uomo alzandosi in piedi. “Li diritti ormai ce l’avete tutti. Anzi, ve li sete presi tutti. Quasi, quasi, c’avete lasciato in mutanne…”.

“E no, caro mio!” Barbara si avvicinò al marito puntandogli il dito sotto il naso. “Troppi ce ne mancheno, ancora! E comunque, grazzie a la Corte Costituzzionale, n’avemo ottenuto uno che secondo me è fondamentale pe’ ristabilì un minimo de parità tra omo e donna”.

“E quale sarebbe, di grazzia?” chiese Antonio mostrando tutta la sua aria di sufficienza.

Barbara si sedette sulla poltrona e attaccò: “Sarebbe che li giudici costituzzionali hanno stabilito che quanno nasce un fijo nu’ je se deve da dà solo ‘r cognome der padre, ma puro quello de la madre”.

“Ah sì? E questa sarebbe la grande novità?” rintuzzò Antonio.

“Certo” riprese Barbara. “Anche perché, come diceveno l’antichi romani, mater semper certa est, pater numquam”.

“A Ba’, che vor dì?” disse stizzito Antonio. “Io co ‘sto latinorum poco c’azzecco…”

Barbara si armò di santa pazienza: “Vor dì che la madre è sempre sicura, ‘r padre ‘n po’ meno. Ma ‘r probblema nun ad’è questo. E’ ‘na questione de giustizia sociale. Perché ‘r fijo ha da portà pe’ forza ‘r cognome dell’omo? Nun pò portà puro quello de la madre? Così se ristabbilisce la parità sociale e stamo tutti più tranquilli”.

Antonio non rispose subito. Si sedette anche lui e cominciò a riflettere tra sé e sé. Poi sbottò: “E allora spiegheme ‘n po’. Famo finta che c’è ‘na coppia che fa ‘n fijio. Er padre se chiama Fausto Coglio e la madre Rosa Nazzo. Quale sarà ‘r cognome de ‘sta pora creatura?”.

“Antò, la tua ad’è solo ‘na provocazzione, puro ‘n po’ cretina. Er vero busillis ad’è che tocca ristabbilì la parità de’ diritti” sentenziò Barbara.

“Vabbé, ma mano a mano che annamo avanti, l’affare se complicherà sempre de più” aggiunse Antonio.

“Li diritti so’ diritti, Antò. E ‘ndietro nun se torna” tagliò corto Barbara.

Antonio guardò la moglie con espressione ironica: “Me viè proprio da ride, Ba’. Lo sai che succederà tra quarche decina d’anni?”.

“No, dimmelo tu – rispose Barbara – che io nu’ lo so”.

“Succederà – riprese l’uomo – che quanno er nipote der nipote annerà a scola e la maestra je chiederà: ‘E tu bello, come te chiami?’ quello j’arisponnerà: ? Sora mae’, e mica me l’aricordo…”

(Prossimo appuntamento il 12 Maggio)

Sinossi

“Avventure in città” era uno storico appuntamento quotidiano della Cronaca di Roma del Messaggero del secolo scorso, scritto da Giancarlo Del Re, giornalista del quotidiano romano, ma anche scrittore, umorista, sceneggiatore, paroliere e creatore di serie televisive.

           

Arnaldo Sassi, che con Del Re ha lavorato durante la sua permanenza romana dal 1979 al 1991, ha voluto riprendere a modo suo questa rubrica per rendere omaggio all’amico e collega e per rinverdire il ricordo di una delle più seguite rassegne giornalistiche pubblicate all’epoca dal Messaggero.

 

Il disegno di copertina è stato realizzato da Francesca Maurizi di Arte in Bottega

 

 

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