Vorrei fare gli auguri a chi non crede e anche, non vi offendete, a chi fa una capatina in Chiesa per, come sento dire: “prendere la Messa”. Perché?… Beh, tutti facciamo festa in qualche modo. Tutti ci sentiamo più sereni e disposti a salutare le persone, a scambiarsi qualche regalo, a fare delle telefonate ad amici e parenti, figlie e figli in genere passano a casa per almeno pranzare insieme, si partecipa anche a qualche raccolta per aiutare qualche persona bisognosa… insomma, sembra che emerga qualche briciolo di bontà. Emerge perché c’è. Tutti abbiamo seminato dentro il campo della nostra vita semi di allegria, sincerità, rispetto e affetto. Lo spirito che aleggia attorno a noi, anche se sempre più inquinato dalle manie commerciali, lascia però un segno e invita a guardarsi dentro. Anche se non siamo credenti, a questo ci crediamo: che è meglio trattare le persone ed essere trattati con un tocco di gentilezza e cortesia; che salutare è meglio che far finta di niente; che dare una mano a chi ne ha bisogno non fa male alla salute; che guidare con prudenza fa bene anche a noi e fermarsi per le strisce pedonali non è un regalo, ma un dovere; che andare a visitare una persona malata fa più bene a noi che a loro. E’ come donare un briciolo di resurrezione alla nostra coscienza e a coloro che senza dire niente, aspettano una visita per poter parlare e lamentarsi. Soprattutto cerchiamo di fare uno sforzo per ascoltare, non facendo finta, ma ascoltando con attenzione. La persona che parla ha bisogno di parlare, non ha bisogno di risposte. Le risposte le troverà dentro il proprio parlare quando può veramente parlare perché si sente ascoltata senza preconcetti e senza giudizi. La chiamano “Empatia” questa attenzione che permette di guardarsi dentro senza timore di essere etichettati. Per fare questo cammino non è richiesto di essere credenti o non credenti, cristiani o altro. Bisogna solo essere un po’ umili e semplici. Come cantava David Maria Turoldo, poeta e credente friulano. Scriveva: “Fratello “ateo”, nobilmente pensoso, alla ricerca di un Dio che non so darti, attraversiamo insieme il deserto. Di deserto in deserto andiamo oltre la foresta delle fedi, liberi e nudi verso il nudo Essere e là dove la Parola muore abbia fine il nostro cammino”. Considerami un fratello. Mai ti chiederò se credi o non credi. Perché anche tu credi nella vita, negli affetti, nella onestà e correttezza, nelle amicizie sincere e nel rispetto. E allora? Buona Pasqua anche a te. Che non si spenga nel pranzo. Corri anche tu verso una vita migliore, per tutti.
(foto: “Angelo”, di Ernesto Lamagna)
























