Archeologia in pillole Volsinii: Nè Veteres nè Novi

di Pietro Tamburini

Dal Museo Territoriale del Lago di Bolsena Pietro Tamburini  riferimento bibliografico imprescindibile  per una attività di valorizzazione e di eccellenza che ha portato alla valutazione di un Museo che meglio racconta la storia di quel territorio che rappresenta.Si conclude con questo settimo articolo l’intervento di Archeologie in pillole curata dallo stesso Direttore studioso.

La ricostruzione delle vicende che portarono alla nascita della Volsinii etrusco-romana (Bolsena), sorta dalle ceneri della Volsinii etrusca (Orvieto) conquistata e rasa al suolo dai Romani nel 264 a.C., non è stata cosa semplice e ci sono voluti quasi due secoli di dibattiti scientifici per giungere al chiarimento di una problematica storica tra le più ingarbugliate dell’antica Etruria: una problematica favorita anche dal fatto che le fonti classiche greche e latine di epoca tardo-repubblicana e imperiale non fecero mai alcuna distinzione onomastica parlando ora della prima ora della seconda città, ma definirono sempre entrambe usando lo stesso nome: in greco Οὐολσίνιοι , in latino Volsinii.
Ma, talvolta, negli scritti di archeologia volsiniese, anche in quelli di autorevoli studiosi, troviamo usate le locuzioni Volsinii Veteres (per Orvieto) e Volsinii Novi (per Bolsena). Sono locuzioni da evitare, dal momento che, essendo in lingua latina, potrebbero indurre il lettore a pensare che siano state tratte dai testi antichi, mentre, come si è detto, non compaiono mai nella letteratura classica: sono state, infatti, inventate per puro comodo un paio di secoli fa, utilizzate per la prima volta verso la fine del XIX secolo da L. A. Milani, allora direttore del Museo Etrusco di Firenze, e poi diffuse ulteriormente da Pericle Perali, a partire dal suo libro su Orvieto etrusca. Simil sorte per l’antica Falerii, capitale dei Falisci, l’odierna Civita Castellana, anch’essa distrutta dai Romani (nel 241 a.C.) e rifondata dai superstiti in una zona pianeggiante, del tutto priva di difese naturali: le locuzioni Falerii Veteres e Falerii Novi, del tutto arbitrarie, sono tuttora utilizzate correntemente (ancor più di quelle relative a Volsinii) anche da archeologi di chiara fama, nonostante Strabone (V, 2, 9) avesse già indicato nella sua Geografia la distinzione etimologica tra le due città: Φαλέριον per l’antica capitale e Φαλίσκον per la città rifondata. Al contrario del tutto legittime appaiono, invece, le locuzioni *Sorrina Vetus e *Sorrina Nova (o *Sorrinum Vetus e *Sorrinum Novum), nate a seguito dello spostamento subito dalla città da cui è nata l’odierna Viterbo: locuzioni che, seppur non documentate nella letteratura classica, sono ricostruibili sulla base dell’etnico Sorrinenses Novenses attestato in alcune epigrafi latine rinvenute nel Viterbese e giustificabile solo sulla base dell’opposizione con un non altrimenti attestato *Sorrinenses Veteres.

Info: pietro.tamburini53@alice.it

I precedenti articoli:

6-  https://www.tusciaup.com/archeologia-in-pillole-vulcenti-no-villanoviani/164939

5 – https://www.tusciaup.com/le-trasgressioni-lacustri-di-pietro-tamburini/164372

4 – https://www.tusciaup.com/antichissime-piroghe-nel-lago-di-bolsena/163739

3 – https://www.tusciaup.com/voltumna-e-il-suo-santuario/163215

2 – https://www.tusciaup.com/il-lago-di-bolsena-una-caldara-non-un-vulcano/162867

1 – https://www.tusciaup.com/le-aiole-del-lago-di-bolsena-il-piu-grande-dei-tumuli-ellittici-nel-fondale/162301

* Direttore del Museo e Coordinatore del Sistema Museale di Bolsena

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