“Carolina era una ragazza forte, ma si è sentita così perforata da quelle parole che non ha resistito”, con queste parole Paolo Picchio racconta la storia della figlia Carolina, vittima di cyberbullismo che all’età di solo 14 si è tolta la vita nella notte tra il 4 e 5 gennaio 2013.
Il 24 maggio l’IISS Carlo Alberto dalla chiesa di Montefiascone ha avuto l’onore e il privilegio di sentire la testimonianza di Paolo Picchio, presidente onorario della “Fondazione Carolina”, l’associazione nata per prevenire e trattare casi di Cyberbullismo.
“Io non sapevo come andare avanti, mi sarei potuto chiudere nel mio dolore, ma ho deciso di aiutare altri ragazzi come Carolina”, è questa la decisione che prende Paolo dopo la notizia straziante della morte della figlia. “Anche sapere di aver aiutato un solo ragazzo mi dà la forza di andare avanti”.
La mattinata è iniziata con un colloquio con professori e ambasciatori del bullismo con Picchio e l’associazione dove si è discusso di prevenzione e formazione dei ragazzi sul Bullismo e Cyberbullismo. Soprattutto delle modalità di insegnamento da adottare per informare i ragazzi sul tema.
Successivamente, tramite una diretta streaming, Picchio ha avuto modo di parlare con tutto l’istituto, rispondendo alle domande fatte da noi studenti e parlando con grande emozione.
Sono stati toccati molti temi in particolar modo si è parlato a lungo della legge sul Bullismo nata proprio in onore di Carolina, ma anche sull’importanza di essere consapevoli e responsabili sui social, i quali oggi sono parte integrante della vita di adulti e adolescenti.
“L’omertà – afferma Paolo Picchio – è il male peggiore. Se qualcuno dei ragazzi a quella festa avesse parlato forse mia figlia sarebbe ancora qui con me”. Con queste parole esorta i ragazzi, vittime e non, a parlare e denunciare tutti gli atteggiamenti e i comportamenti che potrebbero essere causa di bullismo, di non vergognarsi e di cercare aiuto prima di tutto nelle persone care.
Una delle domande fatte dagli studenti è stata: “Come fa a trovare il coraggio di parlare di quello che è successo a sua figlia?”.
Risponde, dicendo che fino a quel momento nessuno sapeva che questo fenomeno esistesse e chi magari lo riconosceva preferiva comunque tacere o far finta di nulla. Qualcuno doveva pur rompere il silenzio. Raccontando la storia della figlia, non solo come vittima ma anche e soprattutto come una ragazza forte e vivace, la mantiene in vita e fa riflettere gli studenti sul peso delle parole. Un peso di cui a volte ci si dimentica.
La formazione però non riguarda solo gli studenti, ma anche professori e genitori che il pomeriggio del 24 maggio hanno partecipato a un corso formativo per prevenire ma anche soprattutto saper riconoscere e affrontare al meglio un caso di bullismo. Paolo Picchio afferma che soprattutto i genitori hanno un ruolo fondamentale in queste situazioni e chiede loro di non sottovalutare la situazione e di tenere bene gli occhi aperti.


























