Dieci chilometri di documenti. Una volta tanto il patrimonio di un territorio si può anche misurare dalla sua lunghezza oltre che sui parametri del tempo, dell’estetica, della testimonianza, della storia. E’ il caso dell’archivio di Stato che custodisce e tutela il racconto di vita di oltre mille anni di Viterbo e della Tuscia. Un tracciato cartaceo che, se messo in fila, coprirebbe la distanza tra il capoluogo e Bagnaia. Tutor il professor Gaetano Petraglia, direttore da circa un anno e mezzo. Cinquantadue anni, nato a Potenza e cresciuto nella vicina Lauria. Laurea in filosofia all’università Federico II° di Napoli, specializzato in Archivistica presso l’archivio di Stato di Roma, master in Gestione delle Risorse Umane, docente in istituti secondari in provincia di Roma e Viterbo (Bracciano, Civita Castellana, Montefiascone, Vetralla), sposato, due figli, hobby per il basket e la musica. Note salienti di un lunghissimo e variegato curriculum, che impone una prima domanda.
Professore, a Viterbo come ci è arrivato?
“Per lavoro e per amore. Appena laureato i concorsi erano bloccati e ho dovuto arrangiarmi facendo supplenze nel Viterbese, intanto mia moglie, pure laureata lei a Napoli, aveva trovato un impiego nella provincia di Roma, nella parte Nord della provincia. Arrivare a Viterbo è stato quasi un percorso naturale”.
Dalla filosofia all’archivistica. Un bel salto.
“Ho fatto il Classico, mi piacevano storia e filosofia e ho cominciato a capire che c’era un mondo, quello della ricerca archivistica, che è alla base dell’approfondimento storico. Ho capito che, oltre ad essere ricercatore, avrei potuto anche essere il tecnico che offre le fonti della storia e della memoria. Alla fine sono riuscito a vincere il famoso concorso da archivista di Stato e ora sono qui. E devo dire che il mio predecessore, Angelo Allegrini, mi ha consegnato un ufficio solido e rodato”.
Quanti documenti custodisce l’archivio di Viterbo?
“Dieci chilometri lineari di faldoni”.
Che coprono secoli…
“Dall’anno Mille con i primi contratti su pergamena ai documenti di Federico II, ai notarili del Seicento, a quelli dello Stato Pontificio che arrivano fino all’Unità d’Italia. Documenti di assoluta importanza per il territorio che riguardano Prefettura, Questura, Camera di Commercio, istituti scolastici, consorzi, persone. Per alcuni arriviamo fino agli anni Novanta del Novecento. Abbiamo, per esempio, tutti i fascicoli relativi al processo Salvatore Giuliano sulla strage di Portella della Ginestra, quelli sul processo Cuocolo e la camorra napoletana”.
Il pezzo più pregiato?
“Sicuramente le pergamene antiche, ne abbiamo circa ottocento, tra esse sceglierei quella di Federico II° che concede a Tuscania particolari esenzioni per aver scelto l’alleanza con l’imperatore contro lo schieramento guelfo. Tutta la documentazione che conserviamo ci viene versata di norma dopo trenta anni dalla sua chiusura. Oggi ci dovrebbe arrivare quella relativa al 1996. Siamo in attesa di ulteriori versamenti che richiederanno ulteriori spazi nei depositi. Ci stiamo adoperando moltissimo per provvedere con urgenza a questa necessità”.
Immaginiamo che lei sappia che da quasi sei anni c’è un progetto di Borgo della Cultura. Non potrebbe essere una soluzione?
“Progetto molto interessante. Sappiamo che il ministero della Cultura è uno degli attori protagonisti del progetto e che una parte del Borgo dovrebbe essere destinata proprio all’Archivio di Stato. Attendiamo pertanto novità, siamo spettatori interessati insomma. Immagino che un progetto così complesso richieda procedure amministrative e verifiche tecniche importanti. Oggi la nostra sede è in via Cardarelli 18, dove garantiamo agli utenti i servizi di consultazione, le visite guidate e l’apertura per eventi e presentazioni culturali”.
Un luogo comunque forse non molto centrale e poco visibile.
“Intanto stiamo progettando il riallestimento dell’ingresso per dargli più visibilità partendo dalla centralità del servizio al cittadino”.
Quanta gente oggi viene?
“Lo scorso anno oltre 1.000 ingressi, il doppio dell’anno precedente. Si tratta soprattutto di storici abbastanza navigati con leggera prevalenza dei maschi sulle femmine. Studenti? Ce ne sono, risultato evidente del proficuo rapporto che abbiamo instaurato con l’Università attraverso l’attivazione di tirocini formativi”.
Cosa può offrire l’Archivio a uno studente che esce da un liceo?
“Un luogo e una situazione di accoglimento della passione civile che permetta di recuperare la memoria storica di un territorio. Insomma, svolgere un servizio a favore della comunità. Conosciamo il nostro territorio e dalla sua conoscenza possiamo apprendere insegnamenti utili per il presente. E’ una questione di sensibilità civile, collegata a una sensibilità storica. A me piace ripetere che l’archivio non è un deposito polveroso, ma un luogo che, indagato con la mediazione del personale, può produrre ricerche storiche e sensibilità civile”.

Sono previste iniziative?
“Organizziamo visite guidate per studenti. Il 26 settembre apriremo le “Giornate europee del patrimonio”, a metà ottobre la “Domenica di carta” cioè le visite straordinarie degli archivi e delle biblioteche, a dicembre conferenze con studiosi e dialoghi pubblici tra i ricercatori e i nostri archivisti. A un giovane direi: vienici a trovare anche se non sai bene cosa cercare. C’è così tanto che ti può essere utile per lo studio, ma anche solo per arricchire le tue conoscenze. Su, lavoriamo insieme per iniziare un percorso”.
Il rapporto con le istituzioni culturali del territorio?
“La realtà viterbese è molto viva anche se qualcuno sostiene il contrario. La vivacità si concretizza in tante iniziative. Oltre all’Archivio ci sono sul territorio molti altri luoghi, aree archeologiche, musei, ville monumentali. Mi ricorda moltissimo la mia terra d’origine, la Basilicata, ed è forse per questo che mi sento a casa anche a Viterbo”.

Magari c’è anche qualche esempio non esattamente positivo: non un cinema, la biblioteca storica degli Ardenti chiusa da anni, alcuni monumenti in stato di oggettivo abbandono…
“Vero. Però c’è pure tanto impegno e costante da parte del ministero della Cultura e altre realtà locali. Ci sono, per esempio, piccoli musei che funzionano seppure con difficoltà. La stessa biblioteca consorziale porta avanti un discorso molto interessante e ha una programmazione veramente eccellente. E poi non dobbiamo dimenticare tutte le associazioni che si occupano di teatro, di cinema, di letteratura. Forse manca un coordinamento, questo sì. Una cabina di regia che gestisca il tutto. Se ci si vuole preparare alle sfide future, in particolare quella alla candidatura a capitale europea della cultura 2033, è necessario aprire un dialogo a tutto campo e con tutti gli attori del territorio. Noi dell’Archivio di Stato siamo pronti a fare la nostra parte. Possiamo essere una delle realtà della ricca costellazione culturale viterbese”.
























