Storie di Donna. Elena Marini, guida turistica appassionata del territorio che racconta

Di Laura Pasquini

Elena Marini, archeologa, guida turistica e docente di scuola secondaria

L’amore per Viterbo, profondo, viscerale, nasce presto in Elena Marini, archeologa, guida turistica e docente di scuola secondaria.

Quelle passeggiate nella Tuscia fuori dalla sua Cerveteri, insieme ai nonni e ai genitori, mano nella mano con mamma e papà, riempiono di incanto i suoi occhi, che guardano a un mondo antico, fiabesco. I vicoli di pietra acciottolati del cuore medievale della città, rinchiusa dentro mura coronate da merli guelfi ancora con le porte originarie, l’atmosfera di un tempo antico, lento, quelle case-torri che la piccola Elena immagina essere state abitate da principi e principesse, accendono la sua fantasia e la sua immaginazione di bambina.

Nasce da qui in Elena la voglia di capire chi siamo stati, quali sono le nostre radici, dove conducono quei profferli trecenteschi.

“Viterbo è come un Portale del Tempo per me – dice Elena – nel suo cuore medievale percepisco la forza viva del passato, che ancora ci parla se siamo disposti ad ascoltare”.

Nelle sue visite guidate riesce a trasmettere alle persone che accompagna questo suo sincero senso di meraviglia facendo percepire ai suoi gruppi l’amore che lei stessa per prima prova per questa nostra città.

Elena Marini, visitaguidata

“Succede che le persone che arrivano a Viterbo ne rimangono impressionate, si innamorano di questi luoghi, comprano case e vi si trasferiscono perché ne riconoscono la qualità di vita”.

Entriamo in questo viaggio nella storia di Elena…

Sono originaria di Cerveteri, la mia famiglia è là, ma da sempre ho sentito una grande attrazione per Viterbo, come le appartenessi da tempo immemorabile.
Frequentavo la Tuscia con la mia famiglia sin da bambina, vi facevamo delle gite, poi finalmente ho potuto abitarvi frequentando l’Università – Facoltà Beni Culturali, nel  2017 ho preso la residenza.

E come tutto ha avuto inizio?

L’Associazione culturale Artemide esistente dal 2000 fondata insieme ad amici studenti di Ateneo, si è trasformata in una cooperativa di guide turistiche con sede duplice a Cerveteri e per un certo periodo a Tarquinia, due poli importantissimi per l’Etruscologia, mia specializzazione universitaria, abbiamo svolto lavori di ricerca scientifica e di accoglienza e guida per i turisti. Nelle scuole abbiamo svolto laboratori didattici riguardanti l’ambiente etrusco e medievale  consegnando ai ragazzi la nostra passione per l’immenso patrimonio del nostro territorio.

Qual è stato il progetto archeologico che l’ha particolarmente coinvolta?

Da studentessa ho partecipato agli scavi di Ferento iniziati nel 1994 con la professoressa Metzker per un lavoro di rimessa in luce sia della parte romana che della parte medievale dell’ antica città. Io ho collaborato alla campagna di scavi negli anni 2000; un approccio viscerale col territorio e la sua parte più antica, fino alle rive dell’ Acqua Rossa dove c’era l’abitato etrusco. Una zona ricca di reperti, di testimonianze che dalla preistoria arrivano fino alla distruzione di Ferento da parte di Viterbo nel XII° secolo (1Gennaio 1172)

Avete rinvenuto reperti importanti in questa campagna di scavo?

Sì, nella parte di epoca medievale un cimitero dove sono stati trovati resti umani; poi abbiamo riportato alla luce un settore di una grande domus di epoca giulio-claudia dove sono state rinvenuti vari reperti, principalmente ceramica.

Dove è possibile vedere i risultati di questa ricerca?

Al Museo Archeologico della Rocca Albornoz si trovano tutti i reperti delle campagne di scavo, anche quelle pregresse e ci si può documentare sulla pubblicazione uscita nel 2003, Ferento, Civitas Splendidissima corredata con bellissime foto e la parte medievale curata dal Prof. Giuseppe Romagnoli.

Sono poi proseguite queste collaborazioni sull’Etruscologia con l’Università della Tuscia?

Sì, nel 2019 con la Professoressa Marina Micozzi a Cerveteri nella necropoli di Monte Abatone, molto importante e una delle più grandi dell’antichità; e anche in quella della Banditaccia, dove  anche la Cooperativa Artemide  ha contribuito alla campagna di scavo.

Si evince che la professione di guida turistica nasce dal suo racconto passionale del territorio scavando nei suoi strati e nella sua vita millenaria: cosa rende unica quest’esperienza?

Da studentessa collaboravo con la proloco di Cerveteri come volontaria nell’accoglienza dei turisti, li accompagnavo nelle passeggiate alla necropoli, organizzavamo delle degustazioni in loco. Sotto a noi e intorno a noi la vita secoli fa. Mi definisco una cantastorie; amo parlare con le persone, soprattutto con gli anziani della città da cui colgo i loro racconti di vita.

Qual è l’aspetto della città che ama di più, che la fa sentire di appartenere a Viterbo?

Sono molto innamorata di Santa Rosa. Da sempre sono stata molto attratta dal corpo della Santa, una vera e propria attestazione storica del miracolo che è stato la sua vita e la visita al Santuario con i turisti è un’esperienza che tocca sempre il cuore delle persone. Rosa, come Giovanna d’Arco, ha le sue idee e le manifesta in un tempo in cui le donne non avevano libertà di espressione. E’una delle prime femministe della storia, che con coraggio, ancora quasi bambina, va contro il potere. Non viene bruciata sul rogo come Giovanna d’Arco perché i viterbesi l’avevano già eletta Santa a furor di popolo.

Sin qui i pregi di Viterbo, quali sono invece i difetti che rileva?

In realtà vedo chiari anche quelli. Mi rendo conto che il centro storico della città dei Papi è un prezioso gioiello, dovrebbe essere Patrimonio  Unesco, come la Macchina di Santa Rosa. Eppure non è valorizzato abbastanza. E’ sporco. Trascurato. Non è solo mancata la responsabilità delle amministrazioni locali, ma lo è anche per la noncuranza dei cittadini. Spesso parlando con gli anziani, veri appassionati della città, mi raccontano che un tempo le vie profumavano di sapone, i vicoli erano senza erbacce perché tutti contribuivano a mantenere pulito lo spazio dove si abitava. C’era molta più cura per la propria città e anche più garbo nei rapporti tra le persone.

Essere una guida turistica non è solo un lavoro, ma anche una missione?

Mi occupo da molti anni di Viterbo  e della Tuscia fino a toccare parte dell’Umbria e della Toscana, perché  il territorio dell’Alto Lazio è la zona di confine in cui convergono storia e arte, dialetti ancora pulsanti, gastronomia locale e un’infinità di peculiarità che seduce i visitatori. Negli altri paesi europei non hanno tutta l’arte e la storia che ha l’Italia, che abbiamo noi nel nostro territorio. Il mio compito è di trasmettere al gruppo oltre che una visione, un’emozione.Questa è la mia missione.

Qual è la sua visione futura di Viterbo?

Con la voce modulata di chi sa come farsi ascoltare afferma: “Di una città aperta al dialogo, alla collaborazione di rete, all’unione con le istituzioni, continuando a promuovere la cultura e il turismo a Viterbo e nella Tuscia con passione e professionalità”.

E ne parla con gli occhi che brillano.

Elena Marini, visitaguidata2

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