Alessandro Alfonsini:“La forza dell’inclusione: uniti per cambiare”

Alessandro Alfonsini presidente Associazione Autistici

Ci sono storie che fanno giri immensi, ma poi tornano: come pianeti intorno a un sole, ci sono esistenze che ruotano instancabilmente intorno a dei valori fondanti, imprescindibili, totalizzanti. Perché non potrebbero fare altro. Il primo incontro con Alessandro Alfonsini risale a dieci anni fa: su queste pagine avevamo raccontato il suo mettersi al servizio del prossimo in modo originale, indossando il naso rosso dei clown di corsia, e dispensando sorrisi e speranza nei reparti degli ospedali, i luoghi dove è più difficile incontrarli.  Lo ritroviamo alle prese con un nuovo mondo, più difficile eppure più stimolante, quello dell’autismo. Oggi Alfonsini è membro della Consulta del Volontariato e presidente dell’associazione Autismo Angsa Viterbo APS. L’associazione viterbese e la cooperativa sociale Gea di Nepi si sono recentemente rese protagoniste della riapertura dello storico bar Vittoria di Viterbo, un felice connubio tra attività commerciale e modello sociale di vera inclusione. «Il Vittoria Social Cafè è il primo esempio di buona pratica. Un locale storico di Viterbo che rifiorisce in questa nuova veste, e che permette ai cittadini di riappropriarsi degli spazi del centro storico, riportando vita e sicurezza. Entrando si potrà gustare un ottimo caffè, godersi una pausa piacevole. Vi si troveranno alcuni lavoratori con disabilità, e si vivranno anche molte esperienze: mostre, laboratori, corsi. Il bar deve rappresentare un luogo dove socializzare, dove stare bene. Spero che possano partire presto altre iniziative sulla stessa linea».

L’autismo coinvolge linguaggio, socialità e comunicazione: ci possono essere difficoltà nell’interazione sociale, si possono avere comportamenti ripetitivi e una ipersensibilità agli stimoli sensoriali come luci, suoni o contatti fisici. Secondo i numeri le persone coinvolte sono molte. I numeri sono in crescita anche perché esiste maggiore consapevolezza tra i genitori e tra gli operatori sanitari, e sono migliorati i criteri diagnostici e gli screening psicologici in età precoce. Una diagnosi di autismo è una specie di tsunami che travolge l’intera famiglia, troppo spesso lasciata da sola. «Si ignora la problematica, si ignora come intervenire, cosa far fare ai ragazzi, come muoversi nell’ambito della crescita, della socializzazione Autismo Angsa Viterbo nasce nel 2020 dall’esperienza di alcuni di noi genitori già aderenti ad Angsa Lazio. Poi abbiamo sentito l’esigenza di stare sul nostro territorio».

Angsa Italia – Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo – compie quest’anno quarant’anni. «Oltre a difendere i diritti delle persone con autismo e delle loro famiglie, garantisce un’enorme conoscenza del campo, influenza, capacità di presenza e indirizzo anche a livello istituzionale. A livello territoriale costituiamo il punto di riferimento delle istituzioni rispetto alla problematica. Malgrado costituiti da poco più di cinque anni, siamo già in centotrenta famiglie, e ne entrano tre-quattro di nuove ogni mese. E’ fondamentale essere presenti sul territorio, tanto che – tra le mille idee che abbiamo – c’è quella di generare una rete di ulteriori realtà. Questi comitati, queste aggregazioni di genitori si stanno creando. E al di là delle attività sportive che organizziamo per i nostri ragazzi, è la cosa più bella e importante che stiamo realizzando adesso».

Alfonsini sottolinea più volte come l’autismo sia una problematica che investe tutti. «Un problema sociale si può affrontare e risolvere soltanto se interviene tutta la società. Vanno interpellate tutte le parti sociali, in particolar modo le aziende e i professionisti. Senza il loro coinvolgimento nella soluzione del problema autismo e della fragilità in generale, non riusciremo mai a generare soluzioni. Il mondo delle imprese e quello professionale deve essere partecipe prima di tutto per capire, per sapere che c’è il bisogno, e poi piano piano si creano le opportunità. Il bar Vittoria rientra in questa ottica». Un’ottica di rete, che a Viterbo funziona molto bene. Ed è grazie alla rete genitoriale che si rapporta con le altre associazioni del territorio, con la Asl, con gli enti locali e con il mondo delle imprese, che si può e si deve sognare in grande.

«Non è un sogno, ma un progetto: realizzare a Viterbo un centro, che ho immaginato chiamarsi “L’isola che c’è”. Un posto di attrazione sociale, aperto a tutti gli adolescenti, con attrezzature sportive e servizi, food, laboratori artistici e attività artigianali e commerciali. Con un piccolo teatro per poter fare musica e spettacoli. Dove puoi lasciare in sicurezza tuo figlio. Al piano superiore, piccole residenze dove i nostri ragazzi possano imparare a vivere in autonomia. Un posto che sia incontro, possibilità, futuro. Per costruire insieme un mondo più giusto».

E per la pausa caffè il luogo d’incontro è il Vittoria Social Cafè, nella omonima piazza a Viterbo, dove il caffè ha il sapore della solidarietà, e ogni incontro diventa occasione per costruire legami veri, abbattere barriere e dare nuove possibilità a chi troppo spesso resta ai margini.

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Ingresso del Vittoria social Cafè

 

Autismo: laboratori artistici

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