Ricordare per non dimenticare: studenti e sindaca uniti nel Giorno della Memoria

Di Rossella Cravero

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Si è svolta nella mattina di martedì 27 gennaio, a Viterbo, la cerimonia per il Giorno della Memoria, promossa dall’Istituto Fantappiè in collaborazione con il Comune di Viterbo, alla presenza delle autorità civili, delle istituzioni, dei docenti, degli studenti e della cittadinanza.

Un momento intenso e partecipato, dedicato al ricordo delle vittime della Shoah e, in particolare, alla storia degli ebrei viterbesi deportati nei campi di sterminio. Momento toccante la testimonianza di Angelo Di Porto, che ha ricostruito la vicenda della propria famiglia: i nonni deportati e il padre Silvano, salvato da bambino grazie al gesto di coraggio della vicina di casa Rita Corbucci, riconosciuta Giusta tra le Nazioni per aver rischiato la vita pur di proteggere un bambino perseguitato.
Una storia che ha restituito un volto umano alla tragedia della Shoah, ricordando come dietro i numeri ci siano vite, famiglie, comunità spezzate. Un messaggio rafforzato anche dall’intervento del prefetto Sergio Pomponio, che ha sottolineato come i luoghi e i segni della memoria – dalle pietre d’inciampo alle cerimonie pubbliche – non ricordino personaggi celebri, ma persone comuni: uomini e donne normali, la cui unica “colpa” è stata quella di esistere. Il prefetto ha evidenziato come la Shoah rappresenti un evento unico nella storia per il suo carattere di sterminio sistematico e scientificamente organizzato, un “male assoluto” nato da un fenomeno culturale profondo, fondato sull’odio e sulla negazione dell’altro. Un meccanismo che, ha ricordato, può sempre ripresentarsi, perché ciò che è accaduto una volta nella storia può accadere di nuovo, se non viene riconosciuto e contrastato attraverso la conoscenza, la cultura e la consapevolezza.

Presente anche la sindaca Chiara Frontini, che si è rivolta direttamente ad alunni e docenti: “Quella di oggi non è una data come le altre. È un giorno che ci chiede di fermarci, di fare silenzio, di guardare in faccia la storia — anche quando fa male — e di assumerci una responsabilità: quella di ricordare. Ricordare la Shoah significa ricordare milioni di uomini, donne e bambini sterminati perché considerati ‘diversi’. Significa ricordare che l’odio, quando diventa legge, quando diventa abitudine, quando diventa indifferenza, può trasformarsi in una macchina di morte. Ma la memoria non è solo uno sguardo rivolto al passato. È, soprattutto, una domanda rivolta al presente e al futuro. La Shoah non è cominciata con i campi di sterminio. È cominciata molto prima: con le parole che feriscono, con le leggi che escludono, con le risate davanti alla discriminazione, con il silenzio di chi pensava che ‘non fosse affar suo’. Per questo la Giornata della Memoria parla anche di bullismo, di razzismo, di antisemitismo, di ogni forma di odio che prova a semplificare il mondo dividendo le persone in ‘noi’ e ‘loro’. Parla del coraggio di dire no quando tutti dicono sì. Del coraggio di difendere chi è più fragile, anche quando è scomodo. Viterbo oggi ricorda. Ricorda le vittime, ma ricorda anche i giusti: coloro che hanno aiutato, nascosto, salvato. Persone comuni che, in tempi disumani, hanno scelto di restare umane. A voi studenti voglio dire questo: la memoria non vi chiede di sentirvi colpevoli per qualcosa che non avete fatto. Vi chiede di essere consapevoli. Di non dare mai per scontati i diritti che avete. Di usare la libertà — di parola, di pensiero, di scelta — come uno strumento di responsabilità, non di odio. Il futuro non è scritto. Ma, come ci insegna la storia, dipende dalle scelte quotidiane di ciascuno di noi. Ricordare significa scegliere di non ripetere. Ricordare significa allenare lo sguardo critico, il rispetto, l’empatia. Ricordare significa capire che la democrazia e la dignità umana vanno difese ogni giorno, anche nei piccoli gesti”.

Nel suo intervento, la dirigente scolastica Pamela Mezzasalma ha ribadito come la Memoria non debba essere confinata a una ricorrenza, ma debba diventare una pratica quotidiana. Ricordare significa anche non voltarsi dall’altra parte di fronte a episodi di discriminazione, razzismo o odio, assumendosi una responsabilità attiva nel presente. Rivolgendosi agli studenti, ha sottolineato come i ragazzi di oggi saranno i cittadini di domani, chiamati a difendere la libertà non solo con le parole, ma con comportamenti concreti e scelte consapevoli.

Protagonisti della mattinata sono stati proprio gli studenti, che attraverso letture, riflessioni e momenti musicali hanno dato voce alle parole di bambini e bambine che hanno vissuto la guerra e la deportazione. Racconti duri, segnati dal dolore, ma capaci di trasmettere anche speranza, dimostrando come, persino nei momenti più bui, l’essere umano riesca a dare senso alla propria esistenza.

Una mattinata di raccoglimento e consapevolezza che ha ricordato come il Giorno della Memoria non si esaurisca il 27 gennaio: ogni giorno, attraverso la cultura, lo studio e il rispetto dell’altro, è un giorno in cui scegliere di difendere la dignità umana, la libertà e la democrazia.

 

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