Tarquinia Capitale Italiana della Cultura 2028, il sindaco Sposetti: dodici comuni per una squadra vincente

di Luciano Costantini

Si chiama “Dmo Etruskey” la lucomonia anni Duemila. Dodici città che, unite, presenteranno la richiesta formale di candidatura di Tarquinia a “Capitale Italiana della Cultura 2028”. L’atto di “manifestazione di interesse” sarà trasmesso al ministero dei Beni Culturali giovedì 3 luglio, a firma di una dodecapoli, appunto, formata da Allumiere, Barbarano Romano, Blera, Canale Monterano, Cerveteri, Civitavecchia, Ladispoli, Montalto di Castro, Monte Romano, Santa Marinella, Tolfa. Capofila Tarquinia. Un territorio che si estende su 1.300 chilometri, che ha 191.000 abitanti, tra le province di Roma e Civitavecchia. Un patrimonio, anzi un tesoro, da custodire e valorizzare.

“Un territorio – spiega il sindaco di Tarquinia, Francesco Sposetti – che ha una sua identità culturale nella civiltà etrusca con due siti Unesco, quelli delle necropoli di Tarquinia e Cerveteri”.

A chi è venuta l’idea di formare questa alleanza etrusca e presentare la candidatura a capitale italiana della cultura?

“Alla pluralità di Comuni, senza diritto di primogenitura. C’era questa opportunità e Tarquinia è sta scelta come capofila perché probabilmente ha una rappresentatività maggiore e può vantare un contesto medievale importante. Tutti soggetti hanno un obiettivo comune, quello di fare rete”.

Il traguardo italiano temporale è il 2028, sullo sfondo c’è Viterbo che ha il traguardo 2033 come Capitale europea della Cultura, è possibile immaginare una sorta di alleanza allargata?

“Il protocollo d’intesa è stato firmato da dodici amministrazioni. Sicuramente però potranno firmarlo anche altre che sono limitrofe e che hanno un minimo comun denominatore culturale. Sì, la strada di un’intesa con Viterbo può essere percorribile, magari avremo tempo per parlarne. Il 3 luglio presenteremo la manifestazione di interesse, il dossier a settembre. Ampliare il territorio è lo strumento vincente, fare rete l’obiettivo. Abbiamo la fortuna di avere un porto turistico a quindici chilometri, tre milioni e mezzo di visitatori all’anno che sbarcano a Civitavecchia, riuscire a intercettarne un dieci per cento, significherebbe fare già dei numeri importanti”.

Siamo all’anno zero?

“Stiamo lavorando. Per esempio, ora si vendono sulle navi Costa due pacchetti che hanno Tarquinia come attrazione turistica di punta, abbiamo realizzato altri accordi con operatori del settore. Il turismo culturale è un buon volano di sviluppo insieme al museo archeologico nazionale, la necropoli, le chiese del primo millennio, i palazzi del Cinquecento, fino a giungere a testimonianze dell’arte moderna con quadri di Matta”.

Altri asset sui quali state lavorando.

“Uno è sicuramente l’agricoltura con 28.000 ettari di territorio”.

C’è un’emergenza?

“Dobbiamo avere più attenzione per i nostri giovani perché la società è molto cambiata. Sta venendo a mancare il senso di comunità che un tempo era decisamente più spiccato. Dobbiamo invertire la rotta magari attraverso la creazione di associazioni culturali. Per esempio, stiamo pensando a una accademia che tramandi l’arte della ceramica. In sintesi, dobbiamo riuscire a smuovere la passione nei giovani”.

Lo ha già accennato, ma qual è il sogno del sindaco Sposetti?

“Di sogni ne ho tanti. Il primo creare opportunità di lavoro sul territorio. Non abbiamo, per esempio, un numero sufficiente di guide turistiche che sono fondamentali per un settore che è totalmente da scoprire e valorizzare. Dobbiamo offrire ai nostri ragazzi opportunità di lavoro convincendoli che è meglio star qui che andarsene”.   

Le tombe dipinte di Tarquinia

 

Le tombe dipinte di Tarquinia sono divenute Patrimionio Unesco dell’Umanità dal 2004; rappresentano la più importante pinacoteca del mondo antico e testimoniano la cultura e la vita quotidiana degli Etruschi dal VI al I secolo a.C.

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