Da quanto è possibile evincere dalla spinosa e controversa situazione della stazione termale del Bagnaccio, possiamo asserire senza remore che “al peggio non c’è mai fine”, significando con questa sempre attualissima frase che l’essere umano pesa maggiormente le informazioni che possono contenere del rischio, e infatti millenni fa, sottovalutare dicerie sulla presenza di un predatore nell’area poteva costare la vita a una intera tribù.
Questa caratteristica ancestrale oggi si nasconde parzialmente anche nella paura dello “straniero”, dell’eminenza “grigia” che si cela dietro alle dinamiche che investono una comunità, svilendola in un oblio comunicativo senza uscita.
Non diverso da questo concetto è l’aberrazione dalle ormai ex Terme del Bagnaccio, dove la
presenza dell’acqua e il fragore degli astanti è divenuto un triste e sbiadito ricordo. La gente non ha dimenticato gli errori e le nefandezze commesse per dilapidare il grande patrimonio costituito dall’acqua sulfurea che zampillava libera, sino a quando è rimasta “pubblica” e poi chiusa, in coincidenza della cessazione della gestione, affidata a privati, con il relativo “stabilimento”, ridotto ormai in stato di abbandono, ponendosi quale landa triste e desolata, utile solo come rifugio di disperati e di senza tetto, nel migliore dei casi.
Per ritornare alle Terme del Bagnaccio e sulle modalità di eventuale riapertura, chi ha il diritto e il dovere di soffermarcisi? Chi è che ha la volontà e la facoltà di condurre battaglie
coraggiose sui problemi che investono questa importante fascia della città di Viterbo, non sempre condivise da chi governa?
Noi spettatori attoniti, fruitori di servizi inesistenti, sostenitori di equità di giudizio e intervento, non siamo specialisti della materia e per evitare ulteriori fuochi d’artificio, vorremmo venissero avanzate proposte sagge e conformi al diritto per uscire dal tunnel di questa insipienza sociale malsana, puntando sulla riapertura delle Terme, revochiamo questa pseudo messa in liquidazione del Bagnaccio, provvediamo a una immediata “ricapitalizzazione” di questo assetto.
Soltanto cosi sarà possibile tornare a far vivere un pezzo di storia di Viterbo, incentivando il
turismo con idee vincenti e strutturate e non con effimere chiacchiere di propaganda
d’occasione e magari convincere, con intervento mirati, eventuali investitori italiani e stranieri a puntare su Viterbo, sulle Terme, e sull’enorme e mai sfruttato potenziale insito nella nostra provincia dimenticata.
Noi della Tuscia nel Cuore auspichiamo che chiunque detenga il potere di decidere, chi
brandisce la spada del destino o lo scettro del regno, si renda conto che il tempo è scaduto e che questa forma assertiva di riflessione non vuole essere una denuncia pretestuosa ma solo un incentivo utile a far riflettere sulla scandalosa chiusura delle Terme del Bagnaccio, abiurate e cancellate, optando per soluzioni, legittime sul piano del diritto e idonee a sancire la fine di questa triste vicenda, uscendo definitivamente dalla controversia ideologica di non trascurare l’ingegno degli stolti poiché questi saranno sempre in grado di peggiorare ulteriormente le cose, che vanno già di per sé molto male.

Associazione La Tuscia nel Cuore





















