Sullo striscione in testa al corteo c’era scritto: “Viterbo Lazio pride fuori dal medioevo”. Quanto di più azzeccato. Perché quello che è accaduto un sabato di luglio nella città dei papi, da sempre conservatrice per eccellenza, regno incontrastato dei benpensanti (spesso e volentieri molto ipocriti, ci si perdoni la licenza), medievale nelle mura e nel suo quartiere più antico (quello di San Pellegrino), ma spesso anche nella cultura dei suoi abitanti, è stata una vera e propria rivoluzione. Sì, una rivoluzione di colori, di gioia, di allegria, di canti e di balli. In una parola: una rivoluzione in nome dell’amore. Di quell’amore che non conosce limiti, come è giusto che sia, e che è in grado di superare tutto il resto.
Una rivoluzione multicolore che ha percorso un bel pezzo di città, partendo da porta Romana per arrivare a valle Faul, tra la curiosità dei passanti, che si sono fermati a osservare, ad ammirare, a commentare e anche ad applaudire. Difficile contare i presenti: per gli organizzatori circa duemila.
Una rivoluzione anche per riaffermare con forza i diritti dei diversi, come ha affermato Enrico Mezzetti, presidente dell’Anpi, presente alla manifestazione con tanto di fazzoletto tricolore al collo. “Sono qui – ha detto – perché si parla di diritti e quando si parla di diritti l’Anpi è sempre da quella parte. Questa è una manifestazione per i diritti del ventunesimo secolo ed è un segnale forte, vista la larga partecipazione. E’ anche un evento storico per questa città e un elemento di rottura da parte dei giovani. Quella che sta qui è la meglio gioventù perché è quella che interpreta i bisogni di oggi”.
Si diceva dei colori, dei canti, dei balli, dei gesti affettuosi, ma una cosa va sottolineata con forza: non c’è stato un minimo di sbavatura, niente che potesse far gridare allo scandalo. Un corteo allegro, gioioso, ma allo stesso tempo composto, grande nota di merito per gli organizzatori.
Tra i presenti anche Alessandro Mazzoli, ex presidente della Provincia ed ex deputato del Pd. “E’ un segnale forte – dice – per quella che viene comunemente chiamata la città dei papi. E il bello è che questa manifestazione è nata dal basso, con una raccolta di firme. Merita attenzione e rispetto perché certifica un cambiamento e dimostra che la società civile spesso e volentieri è molto più avanti rispetto alla classe dirigente”.
Tra i presenti eccellenti anche Franco Grillini, storico leader nelle battaglie per il riconoscimento dei diritti dei gay, e Alfonso Antoniozzi. Inutile strappargli un commento: “Oggi sono qui solo per divertirmi. Ciao”.
Ma sì, da una parte è giusto così.





































