RACCONTI BREVI/ Sigarette

SIGARETTE

In cucina ho trovato un posacenere di coccio con un paio di sigarette dentro. Sul tavolo c’erano pure due bicchieri con delle rimanenze di vino sul fondo. Ricordo quando mio padre provò a smettere di fumare, dei giorni orrendi, almeno per lui. Tutto quello che lo spazio circostante gli offriva aveva a che fare con le sigarette, o meglio, era lui che vedeva accenni alle sigarette dappertutto. Io e mia madre ci divertivamo a lasciargliene una vicina al barattolo del caffè, fumava sempre dopo averne preso uno, oppure quando dopo cena rimaneva in salotto a vedersi un film, mia madre se ne accendeva una in poltona vicino a lui soffiandogli dolcemente il fumo sulla faccia, poi faceva il gesto di spazzarlo via come a togliersi la responsabilità dell’accaduto. Lo incoraggiavamo e lo stuzzicavamo al cedimento ad ogni occasione, gli dicevamo che i primi giorni erano i peggiori, che anche gli altri sarebbero stati un incubo ma se avesse resistito abbastanza avrebbe potuto farcela. Una volta di queste mia madre gli poggiò la mano sulla guancia, le narici incominciarono ad aprirsi e chiudersi, in maniera euforica, l’odore di fumo che saliva dalle nocche di mia madre lo fecero piangere e correre via in bagno chiudendosi a chiave. Ci rimase per cinque o sei ore.

Una mattina mi svegliai con le urla di mia madre al telefono con la polizia, avevano arrestato mio padre. Arrivammo alla stazione, indossavo ancora i pantaloni del pigiama. Appena entrati un uomo piuttosto panciuto ci fece accomodare nel suo ufficio, mia madre non la smetteva di far domande

“Si può sapere che cosa è successo? Al telefono ha solo detto di venire qui senza darmi una spiegazione”. L’uomo dall’altra parte della scrivania fece un respiro profondo, la camicia in tensione prese l’intenzione di esplodere e spargere bottoni per la stanza

“Una volante era di servizio, faceva il suo normale giro di pattuglia, quando gli agenti a bordo hanno visto una donna in mezzo alla strada che urlava piegata al suolo, così si sono fermati e hanno chiesto spiegazioni. La donna sotto shock ha solamente puntato il dito verso un tabaccaio, uno come tanti insomma. Avvicinatisi al negozio, da fuori, sembrava tutto tranquillo. Entrati, hanno trovato il proprietario del locale a terra svenuto. Sono andati sul retro e hanno trovato vostro marito seduto a terra circondato da pacchetti di sigarette e mozziconi spenti. Non ha opposto resistenza, entrato nella volante ha chiesto di avvertirvi e se poteva fumare in cella”.

Mia madre non parlava più, così gli ho chiesto se potevamo vederlo. Un altro agente ci ha accompagnati davanti alla cella, se ne stava in un angolo, fumava senza neanche darsi il tempo di respirare tra un tiro e l’altro.

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