Borghi sospesi tra cielo e terra, castelli misteriosi, grotte che nascondono segreti millenari e cripte solenni: la Tuscia di Wallace sembra uscita direttamente da un libro di fiabe. È la nostra provincia: un tesoro a cielo aperto la cui bellezza, spesso, finisce per sfuggire persino agli occhi di chi la vive ogni giorno. Eppure le nostre meraviglie vantano un seguito straordinario sul web. A dimostrarlo è il numero di visualizzazioni che i post dedicati alla Tuscia raccolgono sulla pagina di “Viaggia con Wallace”: la prova evidente di una capacità attrattiva straordinaria, ancora autentica e in larga parte tutta da esplorare.
Originario della provincia di Benevento, Wallace – al secolo Giuseppe Campochiaro – è un travel blogger e videomaker che è riuscito a trasformare la propria passione in una professione. Il suo è un viaggio continuo alla riscoperta dei piccoli borghi dimenticati, tradotto in un’efficace attività di storytelling digitale che promuove un turismo lento, sostenibile e di prossimità. «Attraverso la pagina “Viaggia con Wallace” mi occupo di promozione territoriale. Faccio conoscere i luoghi meno noti al turismo di massa, racconto le piccole realtà rendendole visibili». Energico ed entusiasta, Wallace è anche persona concreta e parla volentieri dei suoi “numeri”: settecentomila follower su Facebook, oltre sessantacinquemila su Instagram, più di sessantamila su TikTok e oltre diciottomila iscritti al suo canale YouTube. «Sono riuscito a creare una community step by step, pubblico sette-otto contenuti al giorno. Da fuori sembra che io trascorra una vita in vacanza, ma la verità sono otto ore quotidiane davanti allo schermo. Tra tutti e quattro i social arrivo a quaranta milioni di visualizzazioni al mese». Un pubblico diversificato per età e per interessi, accomunato dall’esigenza di visitare un luogo conoscendo in anticipo ciò che andrà a vedere. «La mia strategia è quella di associare alle realtà più conosciute qualcosa di meno noto e poco distante. Creo un viaggio virtuale, un video che comincia ad esempio così: lo sai che a dieci chilometri da Civita di Bagnoregio c’è il borgo sospeso di Vitorchiano? E che poco distante c’è Bomarzo con il suo Bosco Sacro? E che a soli dieci minuti dal Parco dei Mostri si trova un canyon segreto, con cascate selvagge, che stregò Pier Paolo Pasolini?… Gli utenti “salvano” questo itinerario virtuale e poi lo vanno a percorrere di persona. Quando pubblico questi contenuti, ottengo un grosso risultato di visualizzazioni e condivisioni. E questo fa capire quanto le persone vogliano conoscere l’Italia meno conosciuta». Mosso dalla curiosità personale e dalla voglia di imparare, Wallace è attratto dal dettaglio, dalle realtà più piccole che costellano l’Italia: «Per mia esperienza personale, tutte le volte che ho visitato borghi piccoli, dimenticati da tutti, ho scoperto storie affascinanti; non solo aneddoti o leggende locali, ma proprio la Storia millenaria. Non c’è mai stato un piccolo borgo, anche se abitato soltanto da un centinaio di persone, che non mi abbia insegnato qualcosa».
Nella vita di Giuseppe, come spesso accade, c’è un prima e c’è un dopo. «Nel 2013 avevo un lavoro nella sicurezza privata, un ottimo stipendio e la stabilità. Quando ho deciso di mollare tutto mi hanno dato del pazzo. Ma oltre quel salto nel vuoto c’era la libertà. È per questo che ho scelto di chiamarmi Wallace, ispirandomi al celebre guerriero scozzese che della libertà fece la sua bandiera. Ma c’è anche un motivo più intimo, che affonda le radici nel mio passato: quando lavoravo e giravo il mondo come scorta privata, “Wallace” era il mio nome in codice. Quando ho fondato la mia azienda ho deciso di tenerlo con me. È il mio filo conduttore, il promemoria di chi sono stato e della strada che ho scelto di percorrere». Molto di ciò che è oggi lo deve anche a sua moglie Giovanna, che lo ha sempre sostenuto e spronato: «Insieme abbiamo fatto il Cammino di Santiago, poi una “folle” pedalata da Benevento a Capo Nord, fino alla traversata in bici degli Stati Uniti, da New York a Los Angeles. Furono quelle esperienze on the road a ispirarmi l’attività attuale. Perché mentre l’America non ci aveva trasmesso quasi nulla, l’Europa e soprattutto l’Italia offrivano storie in ogni chilometro. Da lì, l’intuizione di valorizzare le bellezze locali, unendo passione per i viaggi alla mia attività di pilota di drone. E’ nato così “Viaggia con Wallace – Borghi da raccontare”, un progetto social che vuole catturare l’anima dei piccoli paesi».
La Tuscia è arrivata a Wallace in modo casuale. «Non l’avevo mai sentita nominare prima», racconta. «Tre anni fa, facendo un percorso in camper per l’Italia, mi fermai a Viterbo, la città dei Papi. Cercando su Google un parcheggio per i camper fui indirizzato a Vitorchiano, dove c’è un’area attrezzata. Arrivai lì di sera, con il buio. La mattina, quando aprii la porta del camper, vidi il “borgo sospeso”: uno spettacolo straordinario. Feci una passeggiata all’interno dei vicoletti, e pubblicai il primo video: raggiunsi un milione di visualizzazioni. Tanto che a gennaio scorso abbiamo strutturato una sinergia con l’amministrazione comunale, per continuare a promuovere Vitorchiano sui social».

Wallace ha stipulato accordi di collaborazione anche con ConfCooperative Lazio Nord e con diverse aziende del territorio, interessate ad avere maggiore visibilità. «Di borghi della Tuscia ne ho visti diversi ma me ne mancano ancora tanti. Gallese è stata un’altra scoperta straordinaria. E Bassano in Teverina, con la torre che contiene il campanile! Il fatto stesso che io non ne avessi mai sentito parlare fa capire come nella Tuscia ci sia poca strategia di comunicazione e poca consapevolezza delle proprie potenzialità. Eppure i borghi già noti potrebbero diventare hub, punti di partenza per far scoprire quelli sconosciuti ai più. Per promuovere un territorio, bisogna guardare oltre i confini amministrativi, creare gemellaggi: con Confcooperative abbiamo messo in relazione le cascate di Chia, l’eremo di San Girolamo a Vetralla e le grotte di Val di Varri in provincia di Rieti. Mettere in relazione ad esempio Viterbo, Anagni e Castel Gandolfo per i papi, Vitorchiano con Sant’Agata dei Goti, simili per contesto urbanistico, è un nuovo modo di fare rete, ed è sulla rete che dovrebbero investire le amministrazioni. Immagina cosa si potrebbe fare lavorando insieme, creando una rete nazionale di piccoli borghi. I social sono la vetrina sul mondo, e se vengono usati in modo strategico i risultati arriveranno, ma ci devi credere».

Ribattezzato “l’uomo dei borghi” da Licia Colò, che ne parlò nel suo programma “Il mondo insieme” già in occasione del viaggio in bici a Capo Nord, Wallace tiene conferenze in giro per l’Italia per avere un filo di congiunzione tra il virtuale dei social e le persone reali. «Inizialmente nei video non comparivo mai, ma adesso ho deciso di metterci la faccia: mi sono reso conto che il pubblico vuole sapere chi c’è dietro l’obiettivo. Ormai capita che qualcuno mi avvicini per strada chiedendomi una foto insieme. È in quei momenti che capisco che i miei numeri sono fatti di persone in carne e ossa. Ho la prova tangibile che il social deve camminare con il sociale».

























