Vulci, il deposito votivo della Porta Nord

Francesca Pontani

“Ogni nascita è la rinascita di un antenato
(Proverbio africano)

Santuari suburbani e depositi votivi

Nel corso del V secolo a.C. sono edificati a Vulci complessi di santuari suburbani posti ai margini di importanti vie di comunicazione, come quelli di Carraccio dell’Osteria e di Fontanile di Legnisina, che si sviluppano lungo tutto il periodo ellenistico.

Oltre al rinvenimento di terrecotte architettoniche e lastre di rivestimento, di notevole importanza è il ritrovamento anche dei depositi votivi a poca distanza dalla città, i cui materiali hanno fornito utili indizi per l’identificazione del culto praticato.

Il deposito votivo
Con il termine di “deposito votivo” si indica un deposito di oggetti ed ex-voto offerti alla divinità, raccolti dentro una cavità o sepolti in uno spazio limitato di terreno.
Gli oggetti più diffusi sono vasi, spesso con dimensioni miniaturizzate, statuette, busti, teste in terracotta degli offerenti o delle divinità venerate, figurine di animali, lucerne, ornamenti personali (fibule, armille, pendagli, anelli), monete, chiodi, armi, dediche su cippi e vasi, ex voto in terracotta rappresentanti parti del corpo umano.

La Porta Nord: rinascita e rigenerazione
A Vulci particolarmente interessante è il deposito votivo dell’area sacra di Porta Nord (II secolo a.C.), da cui provengono numerose figure in terracotta di bambini e neonati in fasce, figure di Giano bifronte, oggi esposte all’interno del Museo archeologico nazionale di Vulci.
Giano bifronte era il dio delle porte (reali o simboliche), era la divinità che presiedeva ad ogni inizio e ad ogni passaggio, sia nello spazio che nel tempo.

Tutti elementi questi che ci rivelano la presenza qui presso la Porta Nord di un culto della fecondità unito al concetto di rigenerazione e di rinascita.

Si depone la riproduzione del volto del proprio bambino per chiedere alla divinità la sua guarigione.
Si depone il volto di un bambino per chiedere alla divinità di far nascere un bambino che si desidera e si aspetta da tempo.
Si depone simbolicamente il proprio bambino, tramite la sua riproduzione in terracotta, per affidarlo alle braccia della divinità e assicurargli una rinascita e una rigenerazione dopo la morte.

Il Museo archeologico nazionale di Vulci
Orario: martedì-domenica ore 8.30 – 19.30
http://www.polomusealelazio.beniculturali.it/index.php?it/551/museo-archeologico-di-vulci

foto Francesca Pontani
nel prossimo articolo il 20 giugno andiamo a Tarquinia

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