Metti “Un caffè con il Vescovo” in una rigida mattinata di antivigilia di Natale e puoi conoscere una visione della realtà non esclusivamente religiosa, ma socioeconomica, di costume, e soprattutto di prospettiva. Insomma, il presente e il futuro secondo monsignor Orazio Francesco Piazza, presule della Diocesi di Viterbo. La filosofia è chiara e si staglia nitidamente nelle sue parole, al termine di un’ora con i giornalisti: “Basta frammentazioni, via le barriere, ma intenti comuni verso un progetto di progresso ed emancipazione collettiva”. I concetti sono focalizzati e poi ruotano sui temi più delicati della gente che “non è soltanto di Viterbo, ma che risiede in tutti i 35 centri della diocesi”, “Facciamoci compagnia”, l’augurio scandito e che fa da sintesi all’incontro.
Luci e ombre. “A due anni dal mio arrivo a Viterbo continua e anzi si è accentuata l’attenzione sul territorio non soltanto ecclesiale, tanto e vero che sto incontrando i sindaci e i vari consigli comunali. Proprio per non dimenticare il sociale. Deluso? No, ma proiettato a trovare un sentiero che credo necessario. E’ facile innamorarsi di questo territorio dal punto di vista dell’ambiente e delle persone. Mi sono sentito accolto e coinvolto. Ma è anche un territorio composto di comuni che rischiano il totale spopolamento dove vi sono persone che hanno un amore sviscerato per il proprio borgo, un senso di identità che commuove, che però diventa un limite quando si chiude alla relazione. Le mura possono essere chiuse per difendersi, ma anche aprirsi per servizio. Abbattiamo queste mura che ci fanno morire e costruiamo strutture che possano far vivere questi borghi. I campanili sono importanti, ma se non li colleghiamo tra loro rischiamo l’impoverimento. Dobbiamo creare dialogo e mutualità. Intanto questa mutualità la sto chiedendo alle parrocchie più abbienti. Il vescovo non è mai deluso, ma provocato dalla realtà a cercare nuove strade”.
Viterbo e il giubileo. “Daremo rilevanza all’anno giubilare con il trasporto a settembre del corpo di santa Rosa, e non il cuore. Fatte salve tutte le condizioni necessarie alla trasportabilità. Per quanto riguarda il trasporto straordinario di Santa Rosa, non è gestito dal vescovo, ma dal Comune e dai Facchini. Il vescovo può fare delle valutazioni che non sono vincolanti. Il trasporto straordinario è avvenuto sempre in presenza del Santo Padre. In un anno come questo era assolutamente improvvido soltanto a farne richiesta. Il Papa non ha detto no, sono io che non mi sono mosso”.
La città e i pellegrini. “Da parte nostra c’è l’impegno a gemellaggi con diocesi per accogliere i giovani diretti a Roma. I numeri che si prevedono sono notevoli, ma sono ottimista per la grande disponibilità. Io personalmente vivrò un Giubileo itinerante perché su tutte e cinque le zone territoriali l’evento possa essere vissuto al meglio. Impegno che convergerà su due grandi appuntamenti, quello della preparazione della nostra diocesi per l’appuntamento del 15 febbraio a Roma e la giornata del lavoro il 30 aprile a Viterbo”.
Il Conclave e le istituzioni. “E’ un tema che ci sta a cuore e che va valorizzato. E’ in arrivo una pubblicazione di cui ho scritto la prefazione. Questa città è legata strettamente al Conclave e va esaltato ciò che sul Colle è avvenuto, non soltanto in chiave ecclesiale, ma pure istituzionale. Ognuno nella sua parte deve rispettare la propria dimensione e il proprio ruolo. Se ci si ferma alle discussioni si perde de vista l’obiettivo”.
Il disagio sociale. “L’azione solidale va ampliata e qui serve una più profonda collaborazione tra le varie associazioni. L’istituzione che deve avere come primo obiettivo proprio la solidarietà e la realtà ecclesiale che se non fosse attenta a questo non servirebbe a nulla. Bisogna cercare di raggiungere i più disagiati, andare a cogliere le difficoltà per aiutare a vivere e innescare sentieri di speranza. La Caritas svolge un’azione fortissima, ma purtroppo limitata. Non è che ognuno possa occuparsi soltanto di un pezzettino del tessuto perché non riusciremmo a cucire un abito nuovo. Una realtà che alimenta preoccupazione, ma proprio per questo sento l’esigenza di impegnarmi nella sollecitazione della fascia dei più giovani alla scoperta della solidarietà. Che l’anno sia nuovo nella misura in cui saremo pronti a viverlo”.


























