Tuscia in pillole. Civita Castellana “dal vero”

di Vincenzo Ceniti*

Se fosse stato per il padre, avrebbe fatto il commerciante di tessuti nell’azienda di famiglia. Per nostra fortuna,  alle stoffe preferì la tavolozza, il pennello e i colori, così oggi possiamo ricordarlo a testa alta nel bicentenario del suo arrivo a Civita Castellana nel 1826, di cui fu un raffinato e inconsapevole promoter.

Parliamo di Jean-Baptiste Camille Corot (1796-1875), uno degli ultimi paesaggisti francesi a intraprendere il tradizionale Voyage en Italie. Per la verità ne fece tre, fino al 1843, ma il primo, alla volta di Roma-Napoli, fu quello che impegnò di più  la sua sensibilità artistica ed ha accresciuto la notorietà della Tuscia viterbese. Ricordiamo le prolungate soste a  Civita Castellana, e quelle più brevi a Castel Sant’Elia, Ronciglione, Nepi e la stessa Viterbo. La sua produzione è notevole: più di tremila dipinti in buona parte a cielo aperto. Dai suoi contemporanei veniva considerato tra i massimi paesaggisti, alla pari di Lorraion, Constable e Turner.

E sarà proprio il padre, in odore di rassegnazione, a dargli il bancomat  per le prime spese e l’ok per la sua vocazione. Jean Baptist potrà così frequentare alcuni maestri del tempo, come Achille Etna de Michallon e Victor Bertin, e dare sfogo al suo estro artistico, destinato a esprimersi in modi autorevoli, tanto da fare scuola a livello europeo.

Tra le mete del primo viaggio, insieme all’amico Behr, ci sono Roma, Narni, la Cascata delle Marmore, Tivoli e, soprattutto, l’Agro romano che dipinse con dovizia di particolari. I paesaggi sono raffigurati in una visione neoclassica con sorprendente capacità di rappresentazione “fedele a ciò che si vede”. Alcuni dei suoi contemporanei videro nelle sue opere lampi di un “Impressionismo” ormai alle porte. Claude Monet dirà di lui “Qui c’è un solo grande maestro: Corot. Non siamo nulla nei suoi confronti, nulla”. Degas aggiunse: “Corot esercitò un’influenza che traspare perfino nelle tele di  Picasso”.

A Civita Castelllana arrivò, insieme all’amico di viaggio, nel maggio del 1826 (ci ritornerà anche nel 1827) prendendo alloggio nell’allora hotel Tre Re, oggi una fabbrica di ceramica che comunque  mostra ancora i segni della primitiva destinazione. Vi restò per oltre un mese, fino alla fine di giugno, durante il quale ebbe modo di osservare, disegnare, dipingere e godere en plein air paesaggi di incredibile suggestione e in continuo movimento. L’esperienza gli consentì  i perfezionare la padronanza nell’espressione diretta sul soggetto, come ebbero a segnalare gli storici dell’arte André e Renée Jiullien “La varietà dei soggetti e la bellezza dei luoghi scoperti in questa zona, hanno risvegliato in Corot un entusiasmo creativo, peraltro ben documentato nei suoi lavori”.

Le vallate tufacee, le antiche pietre, i sepolcreti inesplorati, le forre,  i borghi abbarbicati a  robusti  speroni e la luce intensa dell’Agro romano, offrivano soggetti esclusivi a una pittura che andava progressivamente orientandosi verso l’osservazione diretta della natura. In questo contesto Civita Castellana mostrava scenari stupendi e surreali. La città, “costruita su se stessa” – appoggiata cioè su  piedistalli dell’originaria Falerii Veteres  –  con una corona di singolari  paesaggi, esercitò su Corot, ma anche sugli artisti del tempo, una forte attrazione.

Corot seppe cogliere con maggiore sensibilità questi elementi, traducendoli in una serie di studi e dipinti che oggi sono conservati in importanti musei del mondo e che rappresentano una preziosa testimonianza visiva dei luoghi visitati. Tra le tante opere si fanno apprezzare il Forte del Sangallo con il monte Soratte, l’antico ponte sul Rio Maggiore, la chiesa di Santa Maria dell’Arco (o del Carmine), alcune vedute di forre tufacee. A Nepi dipinse la cattedrale, a Castel Sant’Elia il Santuario.

Il 15 maggio del 2008, Jean Babtiste Camille Corot è stato ricordato a Civita Castellana con una solenne manifestazione: conferenza di Enrico Parlato dell’Unitus e intermezzo musicale curato da Fabio Galadini ed Enrico Mazzoni con il Coro Polifonico di Santa Maria Maggiore della Cattedrale diretto da Laura Ammannato. Per l’occasione venne svelato un pannello commemorativo in ceramica predisposto dal Comune di Civita Castellana e dal Touring Club Italiano con questa scritta:

Comune di Civita Castellana, Touring Club Italiano
A ricordo del soggiorno a Civita Castellana del 1826 e 1827, del celebre paesaggista francese JEAN BAPTISTE CAMILLE COROT che dalla bellezza dei luoghi trasse un prezioso contributo alla sua formazione artistica, esprimendo una vivacità creativa splendidamente  documentata dalle opere qui realizzate.
Anno 2008

Nella foto, J.B. Corot, paesaggio di Civita Castellana

 

L’autore* 

ceniti

Console di Viterbo del Touring Club Italiano. Direttore per oltre trent’anni dell’Ente Provinciale per il Turismo di Viterbo (poi Apt). È autore di varie monografie sul turismo e di articoli per riviste e quotidiani. Collabora con organismi e associazioni per iniziative promo-culturali. Un grande conoscitore della Tuscia.

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