Trees: l’ecologia in una mostra alla Fondation Cartier di Parigi

Se vi capita di essere a Parigi in questa estate o nel prossimo autunno non vi perdete Trees la mostra che, inaugurata il 12 luglio scorso si protrarrà fino al 10 novembre negli ambienti della Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi. Protagonisti assoluti gli alberi elementi imprescindibili per l’equilibrio dell’intero ecosistema. La rassegna riunisce artisti, botanici e filosofi provenienti da tutte le latitudini.
Sono tre i filoni presi in esame dalla mostra parigina: la conoscenza degli alberi – dalla botanica alla biologia vegetale –, l’estetica – dalla contemplazione della natura alla sua declinazione visiva attraverso il linguaggio dell’arte – e la massiccia opera di distruzione e deforestazione delle aree verdi del pianeta, piaga che affligge sempre più l’epoca attuale.
La mostra fa convergere le idee di artisti e ricercatori continuando l’esplorazione di tematiche ecologiche e la questione del rapporto uomo-natura, che rappresentano una costante nel programma espositivo della Fondation Cartier. Attraverso disegni, dipinti, fotografie, film e installazioni di artisti provenienti da America latina, Europa, Stati Uniti, Iran e comunità indigene come i Nivaclé e i Guaraní del Gran Chaco, in Paraguay, o gli indiani Yanomami che vivono nel cuore della foresta amazzonica, la mostra esplora tre temi narrativi. Il primo è la nostra conoscenza degli alberi, dalla botanica alla nuova biologia vegetale; il secondo è l’estetica, dalla contemplazione naturalistica alla trasposizione onirica; il terzo, infine, si basa sull’attuale devastazione degli alberi raccontata con osservazioni documentarie e testimonianze fotografiche.
Coordinato dall’antropologo Bruce Albert, che affianca la Fondation Cartier nella costante esplorazione di queste tematiche fin dalla mostra del 2003 «Yanomami, spirit of the forest», il progetto ruota intorno a numerose personalità che hanno sviluppato un rapporto con gli alberi dal punto di vista intellettuale, scientifico o estetico. Tra questi, il botanicoStefano Mancuso pioniere della neurobiologia vegetale, che ha collaborato con Thijs Biersteker alla realizzazione di un’opera installativa capace di “dare voce” alle piante, alla pratica rizomatica di Fabrice Hyber, che ha interrato 300mila semi nella sua valle, a Vendé pioniere della neurobiologia vegetale, ha collaborato con Thijs Biersteker alla creazione di un’installazione in grado di dare voce agli alberi e, attraverso una serie di sensori, svelarne la reazione nei confronti dell’ambiente e dell’inquinamento. Senza omettere un’altra grande figura che ha contribuito alla realizzazione della mostra il botanico Francis Hallé.
Tra gli artisti si annoverano Fabrice Hyber, che propone nei suoi dipinti un’osservazione personale sul mondo vegetale; il brasiliano Luiz Zerbini, che compone paesaggi rigogliosi; l’architetto Cesare Leonardi in collaborazione con Franca Stagi e ancora Johanna Calle, Diller Scofidio + Renfro, Paz Encina, Luiz Zerbini, Giuseppe Penone e Agnès Varda. In autunno attesa la video installazione di Tony Oursler.

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