Sveva Melillo, la campionessa di Muay Thai che ha scelto Viterbo

di Giulia Benedetti

Anno si nascita 1994, romana, scopre da giovanissima l’arte marziale Thailandese, dopo aver provato vari sport e da allora accresce la passione per quello che sarà il progetto del suo futuro. Nel 2020 è arrivata a Viterbo da Ravenna, consegnandosi alla struttura della “Viterbo Muay Thai camp” per approfondire lo studio dell’arte marziale nella scuola guidata dal Trainer Daniele Marinetti, ex fighter e allievo diretto del campione mondiale Thailandese Itthipol Akkasrivorn, con il fondamentale affiancamento di Stefano Di Pietro (noto come Bimbo) e di tutto il  team di specialisti della Muay Thai osservanti della disciplina  da più di 20 anni e grazie all’ausilio delle palestre locali ASD Politini  e 2Shuren.

La giovane campionessa vanta già un medagliere a dir poco invidiabile.

I Titoli Principali conseguiti:

2014 Campionessa Italiana FIMT

2015 Campionessa Mondiale WBC Muay Thai

2017 Campionessa Italiana IFMA

2018 Campionessa Mondiale ISKA Muay thai

2019 Campionessa mondiale PRO Fight1

2020 Campionessa italiana PRO Muay thai Fight1

Dice di sé: “Fin da piccola ho provato moltissimi sport senza trovarne la passione. Quando mio padre si è avvicinato al Muay Thai, un’arte marziale nata in Thailandia, mi ha spinta a provare. Avevo sedici anni quando ho voluto provare. Ed è stato amore a prima vista: c’erano le gomitate, le ginocchiate. Fino a quando ho scoperto che si poteva tirare non solo con il piede, non solo con il tallone ma anche con la tibia, la parte più dura”.

Per saperne di più chiediamo alla diretta interessata, ormai viterbese d’adozione.

Come si gestisce per una bella ragazza il peso forma e il combattimento?

Dato che per me è uno stile di vita, tutto ciò comporta un’alimentazione basata sull’allenamento e il suo reintegro. Ciò mi permette di seguire una dieta equilibrata mangiando sano, mantenendo sempre la giusta dose di l’energia (purtroppo le donne, per questioni fisiologiche, sono soggette a cali). Certo, bisogna fare qualche piccolo sacrificio: no ad alcool, sigarette e ore piccole. Per quanto riguarda il peso forma tengo tutto sotto controllo tramite allenamento e alimentazione, ma non faccio un taglio peso esagerato perché sarebbe eccessivo, anche ai fini della prestazione. 

Quando hai capito che eri entrata nell’attività agonista?

Inizialmente era un gioco. Ho capito che stava diventando qualcosa di serio quando ho iniziato a togliere gradualmente tutte le protezioni: caschetto, paratibie, paragomiti. Una volta aver tolto tutta l’attrezzatura di protezioni mi sono resa conto del cambiamento, che fosse diventato qualcosa di più. Volevo prenderla seriamente, non lo percepivo più come un gioco, ma come una vera e propria professione. Avevo tra i diciotto e diciannove anni e da lì in poi, sono andata sempre alla ricerca di qualcosa di più, inteso anche come scuola e allenatori.Vedi, per esempio uno, dei primi coach Stefano Naldi, ex pugile e più volte campione italiano di Kick Boxing.

Hai subito l’effetto di uno sport in cui sono poche le donne nell’ambiente delle arti marziali?

Purtroppo in Italia non sono molte le donne che praticano questa disciplina, è vero. Tuttavia non credo di aver subito un effetto in senso negativo. Fin da piccola ho sempre praticato molto sport, cercando sempre quello più adatto a me, alla mia personalità: ero una ragazzina iperattiva! Purtroppo, fino alla scoperta del Muay Thai, nessuno mi entusiasmava davvero: danza, equitazione, perfino taekwondo. L’ambiente prevalentemente maschile invece non mi spaventava, anzi mi sono trovata bene fin dall’inizio, dato che ho quasi sempre preferito giocare con compagni maschi, perché avevano il mio stesso carattere esuberante. Tutt’ora mi ci trovo a mio agio.

Il Muay Thai  in realtà oggi comincia ad avere un buon seguito e palestre dedicate. C’è chi lo fa per imparare le tecniche di auto-difesa?

Sì, ci sono, anche se le tecniche posso essere anche “pericolose”. Mi spiego meglio: non nasce come sport di autodifesa, ma come puro stile di combattimento. Se impari determinate tecniche di questa arte marziale, puoi dare per scontato che tu sappia come difenderti. Alcune donne ci si avvicinano proprio per imparare a proteggersi, oltre alla passione, anche grazie al fatto che sfrutta diverse parti del corpo, non solo i pugni come per il pugilato. Un fattore che la rende tanto cruda, quanto affascinante. Non per niente viene chiamata “arte delle otto braccia”. Poi, ogni cosa può essere utilizzata per diversi fini, sta a te scegliere quello giusto.

La scelta di arrivare a Viterbo è dovuta all’aver trovato uno staff di allenamento soddisfacente?

Mi sono sempre mossa per questo mio credo, perché volevo sempre dei professionisti accanto a me e continuare a studiare.

Come ti trovi a Viterbo? La trovi una città aperta allo sport, un ambiente in cui una giovane vive bene?

Assolutamente. Sono nata e cresciuta a Roma, ma anche se Viterbo è una piccola città a confronto, mi ci trovo molto bene, forse addirittura meglio. Inoltre, dal mio punto di vista, lo sport è molto valorizzato. È un piccola città attiva e finora non ho trovato nessun aspetto negativo. Ho avuto anche la fortuna di entrare in questa scuola, dove ci sono molti giovani con cui si è formato un gruppo molto coeso, che va oltre gli allenamenti.

Abbiamo capito che nella tua disciplina regna un fascino che va ben oltre: provaci a descrivere emozioni e passioni.

Ogni volta sono sempre carica ed energica, sia prima che dopo l’allenamento o un incontro. In quei momenti ritrovo in me la grinta, un po’ di sana competizione, concentrazione, ma anche serenità (in questo sport è molto importante) e libertà. Inoltre c’è un grande senso di squadra, di unione, che ti accompagna anche quando sei da sola sul ring. Questa armonia con la mia squadra e i miei allenatori, Daniele Marinetti e Stefano Di Pietro, aumenta quel senso di serenità, di sicurezza, perché mi ricordano tutto il percorso e la fatica fatti finora. È un equilibrio perfetto di diverse emozioni che ti permette di stare “sempre sul pezzo”. 

Qual è il significato del tuo soprannome Chulamanee ?

Si pronuncia Giulàmanii e me l’ha dato una donna thai. E’ un nome pali e non thai. Chula come Chulalongkorn, il più grande re che la Thailandia abbia avuto o come la quarta figlia di Rama IX, เจ้าหญิงจุฬา ChaoyingChulà, soprannominata così dalla popolazione anche per darle coraggio, visto il suo continuo precario stato di salute. Ma lei lotta, come un aquilone. Manee sta invece per luminoso, di valore, come i diamanti o i rubini, gli smeraldi.

Luminoso, di valore come i prossimi appuntamenti?

Sì. Prima data il 12 giugno prossimo, ci saranno i campionati a Roma, poi seguiranno delle novità, di cui forse un mega-evento a luglio a Viterbo di pura Muay Thay.

 

Foto di Silvano La Porta

 

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