Sistema idrotermale di Viterbo, parla il prof. Ugo Chiocchini, già ordinario di Geologia Applicata all’Unitus

di Luciano Costantini

Come una borsa di acqua cosparsa di buchi che rischia di svuotarsi e diventare inutile, se non dannosa. Probabilmente un po’ ardita l’immagine, ma è la prima che viene in mente consultando le carte e ascoltando le parole di Ugo Chiocchini, già ordinario di Geologia Applicata all’Università della Tuscia fino al 2010 e che per un quarto di secolo ha svolto una approfondita ricerca sul sistema idrotermale di Viterbo. E’ un grido d’allarme sulla esistenza futura di questo sistema. Più in particolare, sulle sorgenti del Bullicame e Carletti che stanno andando lentamente ma progressivamente verso l’esaurimento. “La situazione è molto critica”, sottolinea il prof. Chiocchini mentre ci mette sotto gli occhi un grafico, da lui stesso elaborato, che mostra il drammatico trend di portata delle due sorgenti: 30 litri al secondo per il Bullicame nel 1855 e 5 circa per la Carletti nel 1897; 2,8 litri al secondo per il Bullicame e 1,8 per la Carletti nel 2017. Oltre 160 anni di perdite, nel senso letterale della parola. “Sono numeri sui quali concorda anche Giuseppe Pagano, direttore della miniera Bullicame/Bagnaccio, e che offrono l’immagine più eloquente della crisi del sistema”. Il perché, il geologo, lo spiega in una doppia chiave: naturale e antropica. “Negli anni è andato calando il flusso della ricarica, mediante le acque sotterranee, proveniente dall’Appennino umbro e dai monti Sabini e che alimenta il serbatoio nel sottosuolo dei monti Cimini e di Viterbo, riscaldato dal magma del vulcanismo Cimino e Vicano. L’uomo ha fatto il resto, nel senso che ha provveduto a perforare indiscriminatamente il terreno depauperando le sorgenti. Si contano almeno settanta pozzi nell’area termale tra Bagnaccio e San Sisto, ma non sono tutti, dai quali l’acqua viene prelevata più o meno abusivamente. La zona più compromessa del bacino è quella di Santa Caterina”. Il risultato finale è che il sistema non regge più. “Il Bullicame non è in crisi, sta boccheggiando, anche perché la camera magmatica si raffredda lentamente, avendo già provocato la cessazione dell’attività vulcanica da diverse decine di migliaia di anni. Quanto durerà? Nessuno può dirlo con certezza, ma il sistema termale è in oggettiva crisi”. Cerchiamo di inquadrare la situazione in una immagine: diminuisce l’acqua sotterranea che scende dall’Appennino umbro e dai monti Sabini e diminuisce la temperatura del magma che si raffredda. La portata del flusso idrico termale di superficie, a sua volta, si riduce per questo motivo naturale e per il prelevamento dei vari pozzi che emungono acqua termale. Come fronteggiare la situazione? “Servirebbe un doppio intervento – sollecita il professor Chiocchini -, censire ufficialmente, ad opera delle competenti autorità, tutti i pozzi e procedere al sigillo di quelli che non sono ritenuti a norma, in particolare quelli che emungono acqua termale abusivamente”. Problema vecchio e mai risolto, forse perché non si è deciso di affrontarlo con serietà. “Ma in questo caso – chiosa con amara ironia il geologo – il tempo non è più una variabile indipendente. Penso che Dante Alighieri avendo, come è noto, menzionato la sorgente del Bullicame nel Canto XIV dell’Inferno della Divina Commedia, stia meditando in quale girone inserire i responsabili di questo disastro ambientale”.

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