Signori (Confartigianato): “Recupero crediti, ovvero le vittime del terzo millennio”

Migliaia di famiglie italiane, e nella particolarità per le egemonie della nostra associazione quelle del Viterbese, sono state vessate dai recuperi crediti. Queste opere vessatorie si sono succedute in particolar modo dalla caduta dell’economia dettata dai mercati – o come direbbero gli “esperti” dalla richiesta di mercato -, senza notare che le manovre economiche dettate dagli “esperti” sono alla base di un così disastroso risultato. Tutto questo denota che le mani “esperte”, o presunte tali, avrebbero fatto meglio a rimanere dentro le proprie tasche senza cercare di entrare in quelle degli italiani, soprattutto in quelle delle famiglie dei piccoli imprenditori.
Il problema dei debiti e l’aspetto vessatorio istituito tramite le “buone pratiche”, come si evinceva dalle pubblicità di agenzie specializzate in tal senso, non hanno però ottenuto i risultati sperati. Anzi, hanno sicuramente contribuito alla creazione di ulteriore indebitamento, con l’aggravio antipatico di sanzioni inadeguate, modo certamente poco ortodosso per consentire di rientrare all’interno del tessuto economico di sempre.
La storia insegna che il recupero crediti esisteva già dal tempo delle Repubbliche marinare, quelle stesse che con i viaggi oltre oceano volsero a potenziare, grazie ai propri successi, il commercio che aveva come unica transazione il mare. L’espansione di enormi ricchezze fu seguita dal proliferare di grandi banchieri. Si adoperò molto il prestito usuraio, spesso destinato alle classi inferiori delle Repubbliche di allora. In quel contesto nacque il primo recupero crediti istituzionalizzato: la pittima. Chiunque avesse vantato un credito e non fosse riuscito a riscuoterlo, si sarebbe potuto rivolgere a questa figura, la pittima, che perseguitava il malcapitato debitore con ingiurie, urla e frasi di derisione.
I debitori, presi per sfinimento, erano costretti a fuggire, espatriare o a pagare ai creditori delle piccole somme ricorrenti, che avrebbero reso ai servigi del persecutore una cifra in percentuale. Le pittime venivano reclutate fra persone indigenti ed ex carcerati, per lo più uomini senza scrupoli che spesso si trovavano al servizio degli stessi usurai. Si tratta di modalità tardo medievali, ma ancora presenti ai giorni nostri, soprattutto nei confronti delle persone più deboli, con la complicità di scelte legislative create negli ultimi dieci anni.
Fra gli Stati europei solo in Italia questo costume osceno continua ad avere luogo. Stati professionali e Stati burocratici lavorano a tempo pieno incarnando il mestiere di pittima del terzo millennio: l’unica differenza sta nel fatto che all’uso antico dell’abito colorato a contraddistinguere gli esattori, è subentrato quello di giacca e cravatta che ne identifica adesso la divisa. Difficilmente esistono figure analoghe in altre nazioni europee, che però in Italia sempre più spesso diciamo di voler emulare.
Negli altri Paesi la politica cercare di riscattare gli imprenditori, e le loro famiglie, con posizioni di debito incolpevole al fine di reintrodurli nel mercato e nella vita sociale. Mai si punta tendenzialmente ad escluderli per solo fine di lucro. Confartigianato si augura vivamente che presto tali atteggiamenti vessatori e persecutori lascino posto al buon senso per una prossima vera pace sociale fra le parti tutte, unica vera base di partenza per un Paese che vuole continuare ancora a definirsi “civile”.

Stefano Signori
Presidente Confartigianato Imprese di Viterbo

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