Riaperto il Porto Romano di Seripola testimonianza del nostro passato

Luciano Pasquini

Posta a cerniera tra il territorio umbro e quello laziale, a controllo della confluenza Tevere- Nera e di tutti i tracciati viari che conducevano a Roma e alla costa tirrenica, Orte ha ricoperto un ruolo strategico di rilevante importanza sin dalle prime frequentazioni dell’altopiano. Seripola, fu un significativo centro di traffici commerciali, di scali,soprattutto tra il V e il VI secolo d.C., si estendeva (e si estende) sulla riva sinistra del fiume Tevere a ridosso della piana di Lucignano. In quel periodo il Tevere era l’unica via naturale di comunicazione da e per Roma, da qui derivò la fortuna del sito, che, compreso, come notano gli storici, nell’Hortanum, cioè tutto quel territorio che va dalla piana di Lucignano sino alla confluenza del Tevere con il Nera, doveva considerarsi l’estremo limite navigabile con le imbarcazioni di una certa portata. La perdita di importanza del porto di Seripola coincise con la costruzione delle vie consolari, in particolare la via Amerina, che permise il trasporto delle merci con minor tempo. Nel 2012 l’area è stata colpita dall’alluvione che ha interessato la media valle del Tevere.Finalmente in questa calda domenica 27 maggio è avvenuta la riapertura al pubblico dell’area archeologica di Seripola che ha richiamato una folta presenza di visitatori che ha potuto passeggiare tra gli resti delle botteghe, dei magazzini e delle terme dell’antico porto ed affacciarsi sul Tevere che ancora ne lambisce le rovine. Per gli appassionati è stato pure possibile risalire il fiume in canoa e approdare direttamente all’interno del porto. Una splendida iniziativa resa possibile grazie alla disponibilità dell’Amministrazione comunale di Orte, all’impegno dell’Associazione culturale Veramente Orte ed alla sinergia con la Soprintendenza presente alla cerimonia di apertura con il Soprintendente Arch. Margherita Eichberg.

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